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Perché Correggio sì e Carpi no?
Carpi | 15 Maggio 2019

Un campo da golf o un parco agricolo: sono queste le uniche due proposte in campo per Parco Lama, la grande area verde nell’Oltreferrovia a est di Carpi, tra via Due Ponti e via Tre Ponti. Ammesso che lo si riesca a realizzare. Perché gli ostacoli, a partire dalle scelte urbanistiche che rendono possibile edificare su parte di quest’area, non mancano.

Da ormai dieci anni c’è chi insiste per veder realizzato un grande parco e anche il settimanale Tempo ha rivendicato a più riprese il diritto dei cittadini di poter godere di un grande spazio verde, un vero polmone per la città. 

Le foto qui pubblicate sono quelle del parco di Correggio (150mila mq):  il parco di via Magazzeno (61 mila mq) e quello di via Bollitora (35mila mq) non possono reggere il confronto. 

Perché a Correggio sì e a Carpi no?  Come si spiega il fatto che sindaci e giunte di Sinistra abbiano operato scelte così diverse in relazione allo sviluppo urbanistico della città?

Siamo alla fine degli Anni ’80 e Marzio Iotti è un libero cittadino di Correggio, di cui poi diventerà sindaco, con una grande passione per l’ambiente: è il periodo in cui le associazioni ambientaliste (WWF, LIPU, Italia Nostra) animano il dibattito. 

“Eravamo convinti che il verde pubblico non potesse ridursi a ritagli di risulta – aveva dichiarato Iotti in un’intervista al settimanale Tempo nel 2009 – ma doveva diventare alternativo al resto della città, alle auto, al cemento, e quindi doveva avere dimensioni corrispondenti all’estensione del cemento, allo sviluppo della città e al numero crescente di automobili”. Per Iotti all’interno di un grande parco ci deve essere più natura possibile: “non si devono vedere automobili, cemento, case”.

Individuare l’area e la collocazione urbanistica del parco è stato il primo passo fondamentale e il Parco della Memoria vale quello che vale perché rappresenta la cucitura ideale tra il centro storico e la periferia a sud della città.

In secondo luogo, per essere definito verde pubblico, doveva essere fruito come tale, sedendosi sull’erba per esempio: banditi i cartelli ‘vietato calpestare le aiuole’, perché attraverso il verde si doveva favorire il contatto con la natura.

L’area su cui è sorto il Parco della Memoria era, a quei tempi, l’ultimo cuneo verde che meritava di essere tutelato per diventare un grande parco urbano. Ne nacque una discussione con l’Amministrazione che, però, si dimostrò poi particolarmente sensibile. Il Comune di Correggio iniziò ad acquisire l’area, che era ancora agricola, a cifre non elevate. E’ in questo momento che si assiste allo scatenarsi di qualche appetito perché l’area appare, per i più, eccessivamente grande. E così l’Amministrazione Comunale pensa di spostare su quei 150mila metri quadrati l’intera area sportiva: pista di atletica, due campi da calcio, un campo da softball e una piscina esterna (con colata di cemento). Iotti non ci sta e difende quel cuneo verde appoggiato dall’assessore di allora che colse l’idea di fondo e chi sosteneva la realizzazione di un’area sportiva andò in minoranza. E’ il 1992 e il terreno agricolo è completamente acquisito. Il sindaco di Correggio Claudio Ferrari affida all’architetto Merlo di Bologna la realizzazione del progetto, basato sulla storia del territorio e della vegetazione autoctona.  Nel 1993 Marzio Iotti inizia la sua carriera amministrativa e viene nominato da Ferrari assessore all’Ambiente. Si occuperà della realizzazione del progetto del Parco della Memoria anche negli anni successivi quando, eletto nelle liste dei Verdi, ricoprirà l’incarico di vicesindaco.

Il Parco viene realizzato per stralci e il primo cantiere viene finanziato con 200 milioni di vecchie lire. Ma gli ostacoli non mancano: su quell’area, nella porzione più vicina al centro storico, veniva allestita la Festa dell’Unità e i volontari (ma anche i dirigenti del partito) mal digerivano il fatto di doversi trasferire. Non veniva capita l’importanza dell’estensione del parco e i più erano disposti a sacrificarne una parte. Anche i consiglieri di provenienza democristiana non erano favorevoli e ritenevano il parco troppo grande. A distanza di anni (quattro o cinque anni fa) hanno poi ammesso l’errore di valutazione.

“Il coraggio di guardare avanti non ce l’aveva nessuno – continua Iotti – tranne qualche amministratore che fu in grado di recepire questo stimolo. Anche il sindaco Ferrari capì, mi lasciò fare e mi protesse, quando necessario”.

Superata questa fase difficile delle prime opere, quando si cominciò a delineare il progetto, anche i cittadini iniziarono ad apprezzare. Nel ’97 si arrivò al disegno finale, passo dopo passo, per piccoli stralci: un unico investimento ingente in un colpo solo non sarebbe stato approvato da nessuno. C’è chi ha avuto la pazienza di reggere a tutte le batoste, alle critiche e alle lamentele ma adesso i correggesi si fanno vanto del Parco della Memoria, il cui attraversamento rappresenta l’ideale cucitura di logiche urbane.

“La cosa che colpisce di più di questo parco – scrive Francesco su Facebook - è che se uno ci fa due passi in una serata qualunque non trova neanche un bivacco. Non capisco come sia possibile. Forse la mancanza di panche con la tavolata aiuta”.

In attesa del Parco Lama (un parco pubblico di 145mila metri quadrati con il campo da golf o un parco agricolo di 900mila metri quadrati che prevede nell’area periurbana un bosco di più di 150mila metri quadrati), verrà realizzato il nuovo Parco della Cappuccina dopo l’esproprio dell’area di 47mila metri quadrati tra via  Lenin e via dei Cipressi: il verde dal Parco della Resistenza, attraversando la Cappuccina arriverà al Parco Martiri delle Foibe di via Baden Powell, fino alla tangenziale per complessivi 120mila metri quadrati. 

Avere a disposizione un grande spazio verde a poca distanza dal centro dà la possibilità alla gente di ritrovarsi, organizzarsi, stendersi sui prati e fare comunità. Carpi la vuole un’area così?

Sara Gelli

 

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