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Carpi | 10 Aprile 2019

Tutto è iniziato nel giugno del 2017 quando ha deciso di eliminare la carne per diventare vegetariana, poi ha escluso gli zuccheri, ha ridotto le porzioni a pranzo e a cena, infine preferiva bere perché “l’acqua – diceva – era più importante del cibo”.
“Io – spiega la mamma – non riuscivo a capire il suo atteggiamento verso il cibo, non capivo perché non volesse mangiare, la aggredivo e la sgridavo ma lei si irrigidiva ancora di più e rifiutava con maggior forza di nutrirsi. Ho capito successivamente che reagire opponendosi è sbagliato e non serve, bisogna imparare a gestire le varie situazioni e soprattutto chiedere aiuto agli specialisti, magari rivolgendosi a un nutrizionista e comunque occorre rimanere amorevoli perché diventare aggressivi non serve”. Allarmati dalle stranezze che non avevano fine, i genitori si rivolgono al reparto specialistico dell’Ospedale di Baggiovara e nel mese di settembre inizia il percorso: medico, psicologo, nutrizionista e dietista affiancano la ragazza ma “lei voleva fare di testa sua e non mangiava secondo lo schema alimentare consigliato, continuando a ridurre le porzioni fino a mangiare dieci grammi di pasta al giorno e stando attenta a non assumere più di 500 calorie. Divideva il cibo in tantissime piccole parti, separava le verdure e spezzettava la pasta. La situazione era diventata ingestibile: aveva perso dieci chili ma andava fermata prima che entrassero in sofferenza gli organi”. Nel gennaio 2018, “mia figlia è stata ricoverata a Baggiovara in regime di day hospital: entrava alle 7.30 del mattino e usciva dopo la cena delle 19. Ogni giorno per sei mesi siamo andati a Modena e ogni sera siamo tornati a riprenderla purché potesse guarire da quell’ansia che la assaliva tutte le volte che si trovava a tavola col pasto davanti. Fino a giugno in ospedale ha seguito il percorso dei pasti assistiti riconquistando un peso ritenuto sano ed è stata dimessa”. Nonostante i progressi nell’umore, dopo l’estate aveva perso i pochi chili conquistati durante il ricovero ospedaliero: la situazione è rimasta stabile e a settembre ha iniziato la scuola. “Mangia solo quello che vuole lei, ancora non esistono gli zuccheri, l’olio, il pane, il formaggio e la carne ma il percorso di guarigione ha tempi lunghi e comunque bisogna aspettare che sia lei a volerne veramente venire fuori. Ancora adesso contiamo le pennette e pesiamo tutto ma lo facciamo insieme. Sono riuscita a recuperare il rapporto con mia figlia e ho la sua fiducia nella preparazione dei pasti. Ci hanno aiutato i medici e gli incontri di gruppo con altri genitori che hanno condiviso con noi esperienze positive e negative per capire come agire con gli anoressici e bulimici. Adesso non le sto più addosso, sono più comprensiva e con un po’ di ironia e di abbracci cerco di aiutarla a superare le di coltà che si presentano ogni giorno”.
Infine, è importante rimanere uniti in famiglia: “si crea infatti un ambiente non certo piacevole e si respira tanto astio al punto che tutti ne risentono anche i fratelli e le sorelle che vivono un momento di grande sbandamento ma si deve fare di tutto per trasmettere serenità”.

 

Sara Gelli

 

 


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