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L’ossessione per i difetti fisici nell’era dei social
Carpi | 05 Aprile 2019

Al 90% sono donne, tra i 35 e i 70 anni, ma di recente anche gli uomini hanno iniziato a rivolgere grande attenzione al proprio aspetto fisico. I trattamenti che vanno per la maggiore sono quelli al viso, per correggere alcuni segni di espressione che diventano più evidenti sottoforma di rughe e lassità, correggibili con filler a base di acido ialuronico, tossina botulinica e trattamenti di rigenerazione cutanea come peeling, laser terapia e iniezioni di complessi biostimolanti a base di acido ialuronico e vitamine. Se le donne temono rughe e cedimenti del viso, seno piccolo o cadente, cellulite e adiposità della zona gambe e glutei, capillari visibili alle gambe, gli uomini si preoccupano per la perdita dei capelli, le rughe della fronte, la pelle in eccesso sopra le palpebre e l’adipe dell’addome. E’ quanto emerge dall’esperienza di Giulia Boscaini, 34 anni, originaria di Negrar di Valpolicella e trasferitasi a Carpi all’età di 14 anni. Laureata in Medicina e Chirurgia con lode presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, Giulia si è specializzata in Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica nel 2016 presso il medesimo Ateneo. “Probabilmente - spiega - il motivo che mi ha portato a scegliere questa bellissima professione è il senso estetico che mi ha sempre affascinato, associato alla ferrea disciplina che mi contraddistingue”.
Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica
La sua professione di chirurgo plastico ha una doppia valenza: da un lato quella di chirurgo ricostruttivo, che ricrea parti del corpo demolite da traumi e malattie, dall’altro quella di chirurgo estetico, capace di ridonare autostima alle persone, migliorando alcuni inestetismi presenti dalla nascita o palesatisi col passare del tempo. Giulia è una donna in un mondo connotato da una forte prevalenza della componente maschile: “è un lavoro che richiede tempo, preparazione, dove nulla è lasciato al caso e in cui non ci sono orari. Si sottrae tempo anche alla vita privata ed è forse per questo che i chirurghi plastici ricostruttivi, in Italia, sono per il 90% uomini. Personalmente sono tra le eccezioni, ed è un peccato, perché noi donne sappiamo cogliere anche i segnali non verbali, riusciamo a mettere a proprio agio i pazienti… le donne, solitamente, sono delle migliori comunicatrici”. Specialista in Chirurgia plastica da tre anni, già durante il periodo della specializzazione Giulia si è occupata principalmente di collaborare con il Reparto di Senologia per la ricostruzione mammaria post mastectomia, con quello di Reumatologia per trattare le pazienti che soffrono di sclerodermia e di chirurgia e medicina estetica in generale, essendo stata per molti anni il primo aiuto del direttore della clinica. Da tre anni esercita la libera professione presso gli ambulatori di Carpi, Mirandola, Modena, oltre a operare in cliniche private a Bologna, Modena e Milano.
Le richieste dei pazienti
“La Medicina e la Chirurgia estetica nascono dall’esigenza di mantenere o ristabilire l’armonia tra il corpo e la mente. La vita moderna impone ritmi che determinano danni da usura molto elevati, che si manifestano immediatamente nell’aspetto fisico, risultato tangibile di uno stile di vita o alimentare scorretti. Un malessere anche a livello psichico nel vedersi cambiare precocemente crea una disarmonia nella qualità della vita. Così, la medicina è sempre più sollecitata da pazienti che chiedono di migliorare il proprio aspetto, l’equilibrio e l’armonia complessiva per la ricerca di una sicurezza personale”. Un compito delicato, insomma, quello del chirurgo plastico, quando si ha a che fare con il lato estetico della professione: “occorre, in qualche modo, saper vedere oltre. Mi sono trovata spesso di fronte a pazienti convinti di avere difetti o inestetismi che non erano reali, prime tra tutte ragazze con fisici perfetti che lamentano cellulite o accumuli di grasso. In questi casi non è corretto rispondere, come farebbe una madre, ‘ma dai che sei perfetta, è una tua fissa’. La soluzione, ad esempio, è effettuare un’analisi corporea strumentale e mostrare foto di pazienti che soffrono realmente di quel problema. L’importante è ascoltare e spiegare scientificamente di cosa si sta parlando”.
Gli occhi più delle labbra
E se, con il mutare dei canoni estetici, le labbra sono passate in secondo piano, per lasciare spazio alla zona intorno agli occhi, e se grande attenzione viene dedicata alla cura della pelle, tempi nuovi generano altri rischi di abuso come, per esempio, la dismorfofobia causata da Instagram. “Si tratta di una preoccupante tendenza che sta spingendo alcune persone ad affidarsi alla chirurgia estetica per rendere il proprio volto uguale ai filtri dei social network, che ne modificano le forme rendendole più gradevoli e a prova di selfie. Avete presente i filtri che utilizziamo nelle stories, nelle foto e nei selfie? Ebbene, a quanto pare c’è chi vuole renderli permanenti e il fenomeno rischia di diventare l’ultima moda nel campo della chirurgia plastica. Applicazioni come Snapchat e Instagram infatti, offrono una vastissima gamma di filtri che levigano la pelle, cambiano il colore e la forma degli occhi, rendendoli grandi e languidi, oppure stravolgono i lineamenti del viso assottigliandolo.
Le insidie dei social
La richiesta di operazioni di chirurgia estetica per assomigliare, non più a attori o modelle in carne e ossa, bensì per essere uguali ai filtri di Instagram è un fenomeno in crescita e a darne l’allarme sono i miei colleghi d’Oltreoceano, preoccupati dall’aumento delle richieste di interventi per avere occhi molto più grandi o naso sottilissimo come quelli delle App di fotoritocco. Il disturbo della dismorfofobia è, nell’era dei social, una problematica diffusa in particolare tra i giovani, preoccupati di fare il miglior selfie possibile. Sono infatti soprattutto i ragazzi nati dopo il 2000 a essere interessati da questo disturbo, che rientra nella casistica delle ossessioni compulsive. Secondo l’American Academy of Facial and Reconstructive Plastic Surgery, nel 2017, il 55% dei professionisti statunitensi ha affermato di aver ricevuto pazienti che volevano apparire più belli nei loro selfie.
Le Associazioni dei Medici consigliano ai colleghi di rifiutare di eseguire tali interventi, cosa che farò se mi dovesse capitare un caso simile, poiché trattare i pazienti con dismorfofobia attraverso la chirurgia plastica è lontano dalla mia etica professionale e può peggiorare la salute individuale di queste persone. Il confine sta proprio nel cercare un aspetto fisico piacevole agli occhi del paziente e non nell’assecondare la compulsiva ricerca di essere perfetti agli occhi degli altri perché simili a qualche stereotipo”.
Essere chirurgo e donna
Giulia rivendica la convinzione che una donna, nel campo della chirurgia estetica, possa vantare risorse del tutto peculiari: “le varie forme tondeggianti, dolci, quasi rassicuranti, hanno lasciato spazio alla taglia 38. Sembra che in questo nuovo millennio l’idea di essere magra abbia sostituito quella di sentirsi avvenente. Caratteristica, questa, che ha trovato terreno fertile nei media, che sono soliti proporre modelli estremizzati, senza via di mezzo. Una donna chirurgo estetico, che proprio per indole non è portata all’estremizzazione della femminilità, riuscirà a garantire ai pazienti un risultato più equilibrato e meno stereotipato che sappia essere meno schiavo di modelli dettati dai media o dall’universo maschile”.
In ogni caso, resta fondamentale l’indicazione di rivolgersi a professionisti: “oggi vengono spesso proposti interventi e trattamenti rapidi e a basso costo, ma è sempre bene tener presente che interventi di questo tipo non sempre regalano i risultati desiderati. Le offerte che giocano al ribasso nascondono spesso insidie, il risparmio economico potrebbe significare strutture sanitarie non adeguate, utilizzo di materiali di scarsa qualità o l’assunzione di professionisti non specializzati, quindi un rischio per la propria salute. Consiglio di affidarsi alle mani di un esperto, per non incorrere in eventuali problemi, perché se pensate che un professionista vi costi troppo, non sapete quanto vi costerà un dilettante”.
Marcello Marchesini


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