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Hip Hop, vent’anni al fianco dei ragazzi
Carpi | 04 Aprile 2019

L’Hip Hop è molto più di un doposcuola che offre sostegno nello svolgimento dei compiti: il centro che ha sede da vent’anni all’interno dell’Oratorio cittadino Eden in via Santa Chiara, a Carpi, è nato per offrire un sostegno alla crescita e per tanti ragazzini è stato un punto di riferimento in un’età particolarmente difficile, quella tra i dieci e i quindici anni.
“Si muovevano i primi passi nel campo della prevenzione dei comportamenti a rischio quando fu approvata la legge Turco nel 1997 e lo Stato iniziò a finanziare alcuni interventi” spiega Simone Ghelfi, responsabile dell’Oratorio cittadino Eden.  L’Hip Hop nasce allora e, ancora oggi, grazie a una stretta collaborazione con le scuole medie di Carpi, 36 famiglie hanno la possibilità di usufruire gratuitamente del centro, presentando, su indicazione delle scuole, apposita domanda presso i Servizi Sociali Area Minori di Carpi, mentre a chi non rientra nei posti in convenzione è richiesto un contributo.
“In questi vent’anni – continua Ghelfi - si sono poi consolidate nuove idee maturate nel tempo e il progetto si è evoluto ma l’ispirazione iniziale è rimasta la medesima: valorizzare la dimensione del supporto didattico con un’attenzione costante alla persona”.
Dall’esperienza del centro Hip Hop è nato Up-Prendo, il centro educativo specifico nell’aiuto di bambini e ragazzi che presentano Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA); la proposta è stata allargata ai bambini di quinta elementare e ai ragazzi del biennio della scuola superiore affinché, terminato il percorso delle medie, possano comunque essere accompagnati nel passaggio alle scuole superiori; è stato istituito un servizio di trasporto e di mensa.
“Una volta finiti i compiti, i ragazzi vengono coinvolti nella seconda parte del pomeriggio in percorsi tematici finalizzati a costruire amicizie autentiche, coltivare la stima di sé e degli altri, promuovere l’autonomia, controllare la propria aggressività e rielaborare esperienze difficili”.
In questo senso il rapporto con le altre istituzioni è fondamentale: gli educatori del centro Hip Hop mantengono un filo diretto con le famiglie, gli insegnanti, gli assistenti sociali, il Servizio di Neuropsichiatria infantile e il pedagogista comunale “per valorizzare, attraverso quelle relazioni, il percorso fatto all’Hip Hop”.
Infine, “il valore aggiunto dell’esperienza è dovuto al fatto che l’Hip Hop è inserito in un contesto ben preciso perché “qui dentro – continua Ghelfi riferendosi all’Oratorio cittadino – sono tante le opportunità educative: è presente l’educatore del circolo dove i ragazzi si trovano per giocare a biliardino o a basket nel cortile, qui si ritrovano Scout e Azione Cattolica per le loro attività, c’è l’Istituto Sacro Cuore, la scuola calcio al pomeriggio, la scuola di musica, un piccolo gruppo che fa teatro, la possibilità di rendersi utili in piccole esperienze di servizio. Per l’Hip Hop non è per niente indifferente essere all’interno dell’Oratorio: è in sé un dispositivo educativo, frutto di una serie di intrecci ed esperienze fondamentali, è difficile far convivere le diverse componenti ma in un posto differente l’esperienza non sarebbe la medesima. Ogni centimetro quadrato qui è destinato a una finalità educativa”.
In questi vent’anni, più di 700 ragazzi hanno potuto trovare nell’Hip Hop un punto di riferimento.
“Lasciare semplicemente il portone aperto non significa fare accoglienza, così come non basta aprirlo per fornire delle cose. Fatto cento il tempo che si trascorre coi ragazzi, più alta è la percentuale di momenti belli, più significativo sarà quello in cui dovranno essere ripresi e sgridati. Si tratta di accoglierli, accompagnarli e sostenerli”.
Sara Gelli


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