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La Campanella: tra ieri e oggi
La Campanella | 28 Novembre 2018

La campanella non suona dappertutto, ma dove suona si sente e si capisce. A scuola la campanella ricorda ai genitori il valore della puntualità e ai figli il passaggio da dentro a fuori nelle giornate di lavoro con compagni e insegnanti. Il trillo risuona simile anche a teatro quando è ora di entrare in sala perché lo spettacolo deve iniziare e lo stesso vale per le lezioni, specialmente nelle Primarie: il collaboratore scolastico come una maschera aiuta gli ultimi rimasti a decidere da che parte del cancello stare. Il trillo che risuona nelle aule e tra i corridoi a metà mattinata però segnala anche un’altra sospensione, tra un tintinnio di inizio e uno di conclusione poco dopo: un livello di ulteriore condivisione all’interno di quella comunità che, giorno dopo giorno, si forma e cresce assieme. Una parentesi che si declina in una miriade di sfaccettature: la condivisione fraterna nello scambio di assaggi delle merende o la riflessiva meditazione magari innescata da uno snack/madeleine, l’occasione di conforto individuale con l’amico fidato o con l’amica fedele, o i giochi memorabili con compagni sconosciuti o noti. Che sia dentro o che sia fuori in cortile, in aula o nei corridoi, con o senza grembiuli la pausa che divide in due la mattinata si svolge sotto lo sguardo attento degli adulti presenti, e qualcuno sostiene anche sotto la stretta sorveglianza di indaffaratissimi angeli custodi … poiché l’intervallo comunque resta sempre il momento in cui denti da latte restano incastrati in mele morse, teste cozzano in corse incrociate, vespe pungono infastidite, graffi si scambiano per giochi azzuffati, occhi si bagnano per bisticci improvvisati. Niente che un po’ di attenzione, cura e, a volte, anche qualche piccola benevola magia non siano in grado di risolvere e far superare. E dopo ogni crinale che separa il prima dal poi, inizia il seguito che, nel caso della mattina scolastica, è la seconda parte che la conclude. In questo dopo che viene, saper riprendere il proprio lavoro - lasciato per far posto allo svago appena ahimè concluso - è una delle lezioni più dure tra
tra quelle che abbiamo imparato tra i banchi, con l’aiuto dei coetanei e l’esempio dei grandi.
Aldo Arbore


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