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Carpi | 23 Novembre 2018

“Le donne non denunciano perché hanno capito che tanto a loro non crede nessuno”. Ha un sapore amaro la considerazione di Laica Montanari, presidente del Centro Antiviolenza Vivere Donna onlus, che commenta l’aumento della violenza contro le donne. Al Centro si è appena rivolta una 28enne che da un mese è alle prese con messaggi molesti, telefonate, appostamenti da parte di un giovane uomo a cui ha rivolto la parola mentre si trovava in un esercizio commerciale: da allora non ha più mollato la presa e la 28enne è entrata in un incubo. “Non è stalking, è un uomo innamorato” le hanno detto le Forze dell’Ordine a cui si è rivolta la giovane donna.
“Non si va avanti con questa mentalità. Io non capisco perché scatti questo meccanismo ma ancora oggi le donne non vengono credute: sono poche le denunce, poche le condanne ma innumerevoli le prove di cui c’è bisogno per procedere contro un uomo violento. La denuncia e un certificato del Pronto Soccorso non bastano”.
Cresce l’esercito delle donne che subiscono violenza nel silenzio generale ma anche il numero di quelle che fanno riferimento al Centro Antiviolenza Vivere Donna: sono state 42 (dal 1° gennaio al 31 ottobre) le donne che, per la prima volta, hanno varcato la soglia dei locali di via Don Sturzo, 31 italiane e 11 straniere, per la maggior parte con figli. Ed erano già più di 120 i percorsi attivi nel corrispondente periodo dello scorso anno.
“Oggi siamo ulteriormente impegnate nella mobilitazione contro la Riforma Pillon che riporta l’Italia a un modello patriarcale. Addirittura evocando l’alienazione parentale all’interno dei processi di separazione conflittuale, le donne che hanno subito maltrattamenti o denunciano violenze nei confronti dei figli da parte dell’ex partner rischiano di diventare oggetto di un’indagine che cerca di mostrarle come soggetti alientanti. Definire non credibili in via pregiudiziale le accuse di maltrattamento che le donne presentano in sede processuale significa giudicare le donne sulla base dello stereotipo secondo cui agirebbero contro l’ex partner solo per vendicarsi. Paradossalmente si arriverebbe a negare anche l’abuso su minori”. Ed è proprio su questo fronte che i Centri Antiviolenza a livello nazionale hanno intenzione di promuovere uno studio a partire dalle CTU, le consulenze tecniche d’ufficio nei processi civili.
Montanari amaramente conclude: “la donna può continuare a morire all’interno della famiglia”.
Sara Gelli

 


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