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Per il cuore usiamo la testa
Carpi | 10 Ottobre 2018

Quando decisioni dall’alto, ingiustamente, hanno tolto alla Cardiologia di Carpi l’Emodinamica, le alternative erano due: piangersi addosso o reagire. Quale sia stata la scelta è sotto gli occhi di tutti.
“Ci siamo guardati attorno e la nostra opzione è stata precisa, differenziarci – spiega Stefano Cappelli, direttore dell’Unità operativa degli ospedali di Carpi e Mirandola - così in reparto sono nate due specialità, uniche all’interno della sanità provinciale, Cardiologia pediatrica e Cardiologia sportiva. Il nostro congresso annuale verte, alternandole, intorno a questi due settori che si stanno facendo sempre più importanti”.
Cappelli ha saputo essere lungimirante e i suoi collaboratori l’hanno seguito con pari entusiasmo, infatti al termine del Congresso che si è svolto in San Rocco il 5 e il 6 ottobre, li ha ringraziati praticamente uno a uno e ha ammesso che “solo insieme si raggiungono i risultati, e solo se si lavora in armonia”.
Il primo giorno è stato dedicato alla Cardiologia clinica e alle innovazioni, dunque alla stratificazione del rischio ischemico, alla terapia di associazione per combattere ipertensione e colesterolo troppo alto. “Per noi medici è importante il confronto sul campo – sottolinea Stefano Cappelli - ci sono patologie, come lo scompenso, difficili da curare e alcuni parametri come il colesterolo vanno tenuti molto bassi, ad esempio, per chi ha già sofferto di problemi al cuore, il colesterolo Ldl non dovrebbe superare quota 70. Ovviamente va tenuto in considerazione l’intero quadro clinico, i fattori di rischio restano sempre i soliti: famigliarità, colesterolo alto, ipertensione, diabete, senza dimenticare fumo e obesità. Ma anche l’aspetto psicologico non è da sottovalutare, le nostre emozioni, sia positive che negative, riverberano nell’attività cardiaca, perciò imparare a gestirle a nostro vantaggio è molto importante”. Insomma, cuore e cervello si parlano, dovremmo ricordarlo più spesso.
La seconda giornata è stata invece dedicata alla valutazione cardiologica dell’atleta professionista e amatoriale; oggi non si discosta più di tanto, almeno sul piano dell’idoneità che serve in entrambi i casi.
“In reparto abbiamo attivato, due-tre volte al mese, l’ambulatorio di Cardiologia dello sport. Tutti i medici sportivi della provincia che riscontrano o temono un problema cardiologico ci inviano la persona e sta a noi fare le opportune verifiche e la diagnosi definitiva. Siamo un centro di III livello – spiega Cappelli - dove si possono effettuare gli esami più completi come la risonanza cardiaca e, a breve, la Tac coronaria. Annachiara Aldrovandi, un’ottima cardiologa risonanzista che abbiamo preso da Parma, lavora in collaborazione con la dottoressa Ferraresi e al dottor Iadanza della Radiologia diretta da Raffaele Sansone; Aldrovandi, Giampiero Patrizi ed Elia De Maria, elettrofisiologo, sono i referenti dell’ambulatorio. Dal 2015 a oggi abbiamo effettuato 400 risonanze cardiache di cui 80 a pazienti sportivi; al mese abbiamo dai 25 ai 30 invii”. Un tema interessante trattato al convegno ha riguardato l’elettrocardiogramma in soggetti caucasici e non e ha indicato come orientarsi tra le varianti normali e patologiche. “Ce lo impone la quotidianità – conclude Stefano Cappelli - sono sempre di più le persone appartenenti a diverse etnie che vengono in reparto e dobbiamo conoscere le prerogative dei vari popoli e le differenze, anche fisiche, che ci caratterizzano. E’ determinante, per la corretta lettura di un Ecg, sapere se un paziente è, come vengono definiti per semplificare, black or white”.
Differenziazioni è parola poco usata perché è lo stesso concetto a non essere così utilizzato, pur avendo enorme importanza; Cappelli la usa con cognizione di causa non solo in campo medico ma anche organizzativo. D’altronde, nella vita, consapevoli o meno, spesso sono le differenze a fare la differenza.
A.B.

 


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