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L’Asp passa al contrattacco: non ci sono irregolarità, il Movimento 5 Stelle dovrà rispondere del danno di immagine che ha inferto all’intera collettività
Carpi | 02 Ottobre 2018

Dopo il duro attacco del Movimento 5 Stelle, l’Asp - Azienda di Servizi alla Persona dell’Unione Terre d’Argine rispedisce ogni accusa al mittente e promette battaglia, perché, il “danno di immagine derivante da una campagna mediatica violenta, falsa, tendenziosa e non supportata da alcuna fonte di verità, compromette il nostro rapporto di fiducia con la collettività”, precisa l’amministratore unico, Cristiano Terenziani. Le “illazioni”  e le “strumentalizzazioni” dei consiglieri pentastellati, prosegue, “ledono l’immagine dell’azienda e dei suoi dipendenti e gettano discredito su un patrimonio che ha due secoli di storia ed è stato reso possibile grazie alla generosità dei lasciti di tanti nostri concittadini”.  Un patrimonio collettivo che “difendiamo nella massima trasparenza e pertanto - conclude Terenziani -  stiamo valutando di procedere per vie legali per tutelare la nostra immagine”.
Una delle anomalie evidenziate dai consiglieri Eros Gaddi e Monica Medici riguarda l’inserimento di alcuni terreni tra le rimanenze, anziché tra le immobilizzazioni. Mossa che secondo i consiglieri rappresenterebbe un tentativo di fare cassa senza lasciare traccia. “Peccato - ha dichiarato Medici – che in un bilancio pubblico le entrate in conto capitale debbano essere reinvestite in conto capitale proprio per non depauperare il patrimonio. Inoltre, ogni bene pubblico prima di essere ceduto dev'essere bandito attraverso un bando pubblico; con le rimanenze invece tutto può essere fatto in sordina, come nel caso di un contratto tra privati”. A generare confusione e a far decadere molti dei vincoli evidenziati dal Movimento è però proprio la premessa iniziale. L'Asp, società partecipata al 100% dell'Unione, i cui soci sono dunque i quattro comuni, ovvero Carpi, Novi, Soliera e Campogalliano, secondo i 5 Stelle dovrebbe stilare un bilancio secondo i dettami seguiti dalle pubbliche amministrazioni ma, spiega il revisore dei conti, Vincenzo Commisso, così non è: “il bilancio dell’Asp segue criteri privatistici”. “I nostri bilanci - gli fa eco Niccolò Ronchetti, responsabile amministrativo e contabile di Asp - sono realizzati in applicazione dei principi di contabilità economico - patrimoniale a cui si conforma la contabilità armonizzata. Un sistema che rispetta quanto prevede il regolamento di contabilità per le Aziende pubbliche di Servizi alla Persona approvato dalla Giunta Regionale”. Ergo, prosegue l’assessore alle Politiche Sociali dell’Unione, Alberto Bellelli, “le accuse non hanno alcuna fondatezza. Il fine dei 5 stelle è solo quello di affondare nuovamente il coltello e gridare allo scandalo e alla mala amministrazione”.
Il terreno in questione, frutto del lascito di Lorenzo Rossi, ed ereditato da Asp dall’Ipab Tenente Marchi, si trova in via Chiesa Cortile: “per valorizzare il proprio patrimonio - prosegue Commosso - l’Ipab aveva avviato un’attività immobiliare di urbanizzazione del terreno per poterlo poi vendere. Accogliendo tale impostazione, l’Asp si è dotata di un sistema di contabilità separata volta a impedire ogni confusione con la sua attività istituzionale. Ha così aperto la posizione di un’attività secondaria e accessoria, di natura commerciale - immobiliare, strumentale alla trasformazione di un patrimonio inattivo ai fini della produzione di servizi (missione dell’Asp) in patrimonio attivo”. L’obiettivo è quindi quello di vendere i 9 lotti in cui è stato suddiviso il lascito e, spiega Commisso, “trasformarli in risorse da destinare all’attività”. “Ricordiamoci  anche - prosegue Bellelli - che Asp reinveste i propri ricavi nei suoi servizi, dunque parlare di depauperamento del patrimonio pubblico è quantomai inappropriato e non aderente al vero”. I terreni, va avanti Commisso, sono annoverati tra le rimanenze poiché non si tratta di “immobilizzazioni utili alla produzione di servizi ma di beni facenti parte dei patrimonio disponibile e quindi destinati alla vendita”. Una procedura, quella della vendita del patrimonio immobiliare, che “prescinde dal conto di bilancio in cui è iscritto poiché è la natura oggettiva del bene pubblico che vincola all’applicazione delle prescrizioni normative in tema di trasparenza e regolare amministrazione del patrimonio”, conclude il revisore dei conti. Tra il 2009 e il 2013 l’Asp ha venduto in permuta alla società Emiliana Scavi (dopo una gara a evidenza pubblica) i lotti in questione, generando un profitto di oltre 150mila euro da reinvestire nella produzione di servizi socio-assistenziali. Il valore dei terreni, cresciuto da 1 milione a 1 milione e mezzo in dieci anni, è legato “alle opere di urbanizzazione che vi sono state compiute da Emiliana Scavi e che prima, ovviamente, non esistevano”.
A far luce, invece, sull’altra questione sollevata dai 5 stelle, ovvero lo sforamento del tetto massimo, imposto dal nuovo contratto collettivo, del personale in somministrazione, è stata Alessandra Cavazzoni, direttore di Asp delle Terre d’Argine.
“Nel 2017 a fronte di 63 dipendenti regolarmente assunti con contratto a tempo indeterminato, l'Asp ne ha 32 in somministrazione, numeri che sforano del 54% il tetto imposto per legge (il nuovo contratto stabilisce infatti che gli interinali non possano essere più del 20% del totale, mentre il vecchio, ancor più stringente, fissava la quota al 7%)”, aveva denunciato Medici. “Quello che la consigliera non ha considerato - spiega Cavazzoni - è che l’Asp, pur assumendo prioritariamente a tempo indeterminato tramite selezioni e concorsi pubblici, ha in essere anche un contratto di somministrazione lavoro per la sostituzione di personale assente per malattia, infortunio o maternità o per progetti temporanei o eccezionali (con l’agenzia interinale Oasi Lavoro). Lavoratori questi ultimi che non hanno sforato alcun tetto: dal calcolo infatti, devono essere esclusi, secondo il Job Act, i lavoratori che coprono le assenze temporanee del personale di ruolo e di quello in mobilità. E, ancora, dalla lista il decreto legge esclude i lavoratori svantaggiati, quelli assunti per progetti temporanei e numerose altre casistiche. A conti fatti i somministrati rappresentano solo l’8% del personale in servizio, dunque non esiste alcuna irregolarità”.
Jessica Bianchi


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