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Evviva il grembiulino unisex!
Carpi | 14 Settembre 2018

Per molti piccoli il primo giorno di scuola è alle porte. Un momento importante durante il quale, da generazioni, mamme e papà versano qualche lacrima di emozione e i bambini iniziano uno straordinario percorso di scoperta, fatto di lettere, numeri e indipendenza. Ma per sedere tra i banchi di scuola occorre seguire qualche regola, a partire dal vestiario. Nella lista dei materiali da acquistare, infatti, molte famiglie hanno trovato un evergreen: il grembiule. Sin qui nulla di male, d’altronde il vetusto grembiulino può rivelarsi un vero e proprio toccasana per evitare che i bambini si sporchino quotidianamente i vestiti e per azzerare le differenze sociali. A stupire sono piuttosto le rigorose indicazioni relative al colore: rosa per le femminucce e blu per i maschietti. Tradizione o modernità? Molti genitori sono divisi: alcuni si cullano nella nostalgia di un tempo che fu, mentre altri auspicano un grembiulino finalmente unisex. Una divisa neutra per tutti: rossa, arancione… poco importa. Ciò che conta è abbattere gli stereotipi di genere. Ci indignamo di fronte a donne massacrate di botte dai propri compagni ma vestiamo ancora le nostre bambine di rosa, perché si sa, “il rosa è un colore da femmina”. Che banalità! Il pericolo però è dietro l’angolo perché frasi come i  “i maschi non piangono” e, “il blu è un colore da maschio”, fanno introiettare ai bambini schemi arcaici nei quali la disparità tra uomo e donna è la regola. Superare il binomio rosa-azzurro non è solo un vezzo, bensì una scelta di civiltà. Un modo per lasciare ai bambini la possibilità di esprimere se stessi  e la propria straordinaria unicità in libertà, di crescere in un ambiente meno giudicante, favorendo al contempo relazioni tra pari all’insegna del rispetto reciproco. Insomma un mondo dove Piccolo Blu e Piccolo Giallo possono diventare ciò che desiderano essere, senza paura.
Jessica Bianchi


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