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La natura non è usa e getta
Carpi | 12 Settembre 2018

Una nuova lezione è stata impartita ai carpigiani che hanno a cuore il verde: per tutelare flora e fauna è necessario mettere le mani avanti. Precorrere i tempi. Emblematico il caso dei due boschetti adiacenti al lato ovest della Tangenziale Losi - che sorgono in un’area privata destinata a diventare un nuovo polo commerciale - per la cui salvaguardia la Lipu di Carpi, grazie alla segnalazione di Patrizia Guagliumi, si è battuta strenuamente. Malgrado gli incontri con gli amministratori e la proprietà del comparto, i difensori del verde sono riusciti a strappare ben poco: dei circa 2 ettari di bosco, infatti, non resteranno che poche macchie verdi del solo frutteto rinaturalizzato e qualche albero in più rispetto al progetto iniziale nel boschetto adiacente alla tangenziale Losi, laddove non ricadano sull’urbanizzazione primaria. “Nel corso dei vari incontri fatti col sindaco, i tecnici comunali e la proprietà - spiegano Patrizia Guagliumi e Daniela Rustichelli, delegata Lipu di Carpi - è emerso come in nessuna relazione, perizia o parere sia stato considerato il patrimonio faunistico dei due boschi marginali che insistono nell’area del comparto. Nessuno ha pensato di interpellare un esperto di ecologia per determinare il valore di habitat delle due fasce boscate. Queste zone marginali sono estremamente preziose per la fauna che in primavera vi si riproduce mentre, nel periodo autunnale, offrono rifugio e sosta ai migratori. Siamo stati accusati di aver compiuto un’azione politica, non è così. Il nostro è stato un gesto di civiltà: la cittadinanza aveva il diritto di conoscere quanto stava accadendo. Pur consci che il danno era già stato fatto, dal momento che il progetto di urbanizzazione era stato approvato dal Consiglio Comunale, abbiamo sentito il dovere perlomeno di limitare i danni. La fauna selvatica è tutelata dalla legge: non possiamo distruggere un habitat senza sapere da chi è popolato. Trattare la fauna in questo modo è immorale”. La proprietà dal canto suo, in accordo con l’Amministrazione, ha ribadito che “piantumerà circa 300 alberi e più di 4.000 arbusti”, ovvero, proseguono Patrizia e Daniela, “sei arbusti ogni albero abbattuto. Come si può pensare di barattare un ecosistema con degli arbusti piantati altrove, magari in un’aiuola o a ridosso di un lastricato? Il concetto di habitat non è in alcun modo comparabile con una quantità numerica di alberi. La natura impiega 20, 30 anni per creare queste fasce tampone: strisce verdi che, seppur piccole, costituiscono preziosi corridoi verdi dove gli animali trovano rifugio. Abbattere questi tasselli ricchi di biodiversità risponde a una totale mancanza di lungimiranza.
Disboscare per impiantare nuovo verde è sinonimo di un discutibile approccio consumistico alla natura che non è usa e getta o un oggetto da piegare a proprio piacimento a seconda delle necessità del momento”. Sui risultati del censimento di piante e animali richiesto dalla Lipu, l’assessore all’ambiente Simone Tosi, ha dichiarato come nell’area non vi fossero  “specie arboree protette e di valore” nè animali. In realtà, prosegue Daniela Rustichelli, “quando ci siamo recati in zona, unitamente all’ornitologo dottor Luca Bagni, il sottobosco era già stato completamente asportato e questo ovviamente aveva messo in fuga tutti gli animali, dalle lepri ai ricci, ai fagiani. Durante il sopralluogo ci siamo poi resi conto di come nel primo bosco, quello vicino alla tangenziale e destinato a essere completamente abbattuto, ci fosse una struttura stratificata straordinaria, tipica del bosco planiziale  grazie a un terreno ricchissimo e fertile: dal sottobosco agli arbusti (presente persino la Vitalba, liana visibile ormai solo nei boschi maturi dell’Appennino), fino agli alberi ad alto fusto, tra cui un magnifico esemplare di Olmo Campestre e un Gelso nero di grandi dimensioni. Un habitat adatto alla nidificazione di rapaci diurni e notturni, nel quale abbiamo osservato, tra gli altri, anche nidi di Picchio Rosso maggiore e Picchio verde (i cui piccoli avevano già spiccato il volo, come quelli dell’altra avifauna, dal momento che in quel periodo la nidificazione era già terminata) e rilevato la presenza di specie di interesse conservazionistico a livello europeo come la Cutrettola, la Rondine e il Balestruccio o come la Balia Nera e il Luì Verde, di passo nella migrazione. Nel bosco pereto invece, dove qualche esemplare sfuggirà alla mannaia dell’uomo, abbiamo censito numerose farnie, oltre a Prugnoli e Biancospini. Insomma luoghi di conservazione della biodiversità urbana che meritano di essere compensati con progetti di nuove aree boscate sostitutive per mantenere un congruo numero di siti di nidificazione per l’avifauna, di riproduzione e mantenimento della fauna selvatica.  Una richiesta, questa, che abbiamo già avanzato al Comune e alla proprietà con anche l’inserimento di un certo numero di nidi artificiali per passeriformi e insettivori e bat box per pipistrelli, oltre ad accorgimenti per non creare trappole per uccelli e piccoli mammiferi in tutte le infrastrutture”.
Malgrado non vi sia stato alcun lieto fine, questa vicenda ha contribuito a far aprire gli occhi a numerosi ambientalisti e non solo: “alle associazioni - conclude Daniela Rustichelli - dovrebbe essere accordato un ruolo più diretto e incisivo nella consultazione e partecipazione diretta quando si tratta di autorizzare la modifica del territorio (rif. Linee guida per la gestione del verde pubblico del Ministero dell’Ambiente per l’applicazione della legge 10/2013: “legge Clini”). In questa storia siamo arrivati in ritardo per mancanza di conoscenza ma non vogliamo che ciò si ripeta: abbiamo il diritto di essere coinvolti e informati preventivamente, anche tramite la Consulta Ambiente.
Il Comune sappia che le associazioni ci sono e che può contare sulla presenza di volontari preparati per la gestione condivisa delle aree naturali o rinaturalizzate, la cui conservazione deve diventare un imperativo e un obbligo di tutti noi”.  “Al momento - le fa eco Patrizia Guagliumi - stiamo preparando un protocollo con delle linee guida da consegnare all’Amministrazione. Un vademecum di buone prassi, da condividere con le altre associazioni ambientaliste presenti sul nostro territorio, per quanto riguarda la gestione delle concessioni edilizie su aree naturali urbane. Abbiamo anche intenzione di coinvolgere maggiormente la cittadinanza attraverso serate dedicate all’ecologia urbana e di promuovere una maggiore sensibilità circa la necessità di rispettare l’ambiente. La natura è viva, è la nostra casa: se la proteggiamo e ne tuteliamo la salute, non potremo che vivere meglio anche noi. La Natura è patrimonio di tutti, non possiamo voltarle le spalle”.
Un’altra consapevolezza però deve farsi largo con forza e urgenza: per evitare che altri polmoni verdi scompaiano si deve fare qualcosa e subito. Prima che spunti l’ennesimo progetto edificatorio. Per salvaguardare l’Ex Crea ad esempio, la Lipu ne ha ottenuto la gestione dal Comune per dieci anni. E poi, cosa accadrà? Difficile a dirsi. Onde evitare spiacevoli sorprese è necessario che i cittadini facciano sentire la propria voce in difesa di specifici angoli verdi della città, magari attraverso una raccolta firme organizzata dalle stesse associazioni ambientaliste. Dalle parole si deve passare ai fatti: i cittadini hanno il diritto - e il dovere - di difendere il bello che ancora resiste a Carpi. Sia questo il cappello verde di un tiglio profumato, un viale alberato o, ancora, il volo di una cincia o il guizzo fugace di un fagiano su un prato.
Jessica Bianchi


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