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Nel giorno di Ashura, noi ribadiamo la nostra contrarietà a ogni forma di violenza!
Carpi | 30 Giugno 2018

Sono arrivati composti, in piccoli gruppi. Con un'espressione contrita sul volto. Oggi la comunità sciita pachistana si è data appuntamento in Piazzale Ramazzini per commemorare il martirio dell’imam Hussein, avvenuto nel settimo secolo. La ricorrenza dell'Āshūrāʾ, promossa dall’associazione Immamya Welfare International, ci spiega Bilal, studente del Liceo Fanti di Carpi “è un momento molto importante per tutti noi. Dal 2012, grazie all'autorizzazione concessaci dalle Forze dell'Ordine e dall'amministrazione, sfiliamo per le vie di Carpi cercando di trasmettere il nostro messaggio. Un messaggio di pace”. Per la comunità sciita locale, che raggruppa circa “180 componenti contando anche i nostri conterranei di Modena e Reggio Emilia, essere qui ha un grande valore poiché rappresenta un esempio di straordinaria democrazia”, prosegue Bilal. Hussein è il figlio di Ali e nipote del profeta Maometto, assassinato nel 680 durante la battaglia di Kerbala, in Iraq, dalle truppe del califfo Yazid: “il giorno di Ashura, che corrisponde a quello in cui è avvenuta l’uccisione di Hussein, noi ribadiamo la nostra contrarietà a ogni forma di violenza e ingiustizia. Il martirio di Hussein diventa quindi simbolo di tutte le guerre. Ecco perchè ci battiamo il petto: per esprimere tutto il nostro dolore e per dire no alla crudeltà. Questo è il significato più autentico dell'Islam e non ha nulla a che vedere con il terrorismo. Solo restando uniti, tutti noi, potremo sconfiggere i terroristi e l'islamofobia che sta imperversando in Europa”. Mentre Bilal parla, tutto intorno regna un grande silenzio, alcuni ragazzi distribuiscono ai pochi passanti che hanno sfidato la canicola, un volantino per spiegare loro in cosa consiste la manifestazione. I carpigiani, incuriositi, si fermano. Li guardano. Qualcuno scuote la testa. Sembra di guardare un film in bianco in nero della nostra Italia che fu. Le processioni, la potenza del contagio emotivo, l'estasi, il misticismo... qualcosa sopravvive ancora in un Occidente secolarizzato nel quale dio è morto da tempo, ma sono solo piccole tracce. Folclore o poco più. Qui invece gli uomini si seggono a terra, in semicerchio. Scalzi, pregano, cantano, ripercorrono la vita di Hussein. Piangono. Inconsolabili. Poi la processione ha inizio, terminerà in Piazzale Francia dove proseguirà la festa. La processione procede con lentezza. Composta. Dietro ci sono le donne. A separarle dagli uomini un drappo nero. Tra loro c'è anche Rayhana. “Questa assomiglia un po' alla vostra Giornata della Memoria. E' il nostro modo per dire no alla guerra. All'ingiustizia”. Tra i manifestanti, circa 250, vi sono persone provenienti da varie città d'Italia e da altri Paesi come Germania, Spagna, Francia... perchè a Carpi perché c’è una comunità sciita molto rappresentativa. Le richieste avanzate dal sindaco e dalla Questura sono state rispettate durante la processione: tutti sono vestiti e si battono il petto con delicatezza. Non c'è violenza. Solo la ritualità di un gesto antico e una profonda tristezza di cui è difficile comprendere la portata. Poi, una volta giunti in Piazzale Francia, i fedeli non hanno resistito e hanno violato le prescrizioni: pensando di non avere più occhi "indiscreti" puntati su di loro, le percosse sono diventate più vigorose e qualche maglietta è stata tolta. Peccato.

Jessica Bianchi

 


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