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Nella culla della moda si afferma il maxipolo della carne suina
Carpi | 29 Giugno 2018

I tempi cambiano, si sa, e Carpi da culla della moda si è trasformata nel più grande polo della macellazione suina italiana. Un risultato meno poetico forse, ma con una ricaduta fondamentale in termini economici e occupazionali. I numeri del macello che fu di Italcarni sono impressionanti e ora che Filiera Sì - società al 51% della cooperativa di allevatori Opas e al 49% di Alcar Uno, della famiglia Levoni - è finalmente riuscita ad acquisirlo per 14 milioni di euro, la produzione è destinata a crescere ancora.
“Gestiamo lo stabilimento dal 2014 - spiega il direttore generale di Opas - Organizzazione prodotto allevatori suini, Valerio Pozzi - e attraverso questa acquisizione abbiamo ora l’opportunità di perfezionare un business ben avviato. Faremo investimenti per 5 milioni di euro, orientati perlopiù a efficientare ulteriormente la struttura e arrivare a macellare 30mila suini alla settimana, ovvero 1 milione mezzo all’anno. L’obiettivo è dunque quello di sviluppare ancor di più la nostra attività e riconfermarci leader della macellazione di suini in Italia”.
Opas è la più grande cooperativa di allevatori di suini in Italia e, nel 2017, Opas e Filiera Sì hanno raggiunto il fatturato aggregato di 423 milioni di euro: quanti soci riunisce?
“Opas, nata alla fine degli Anni Novanta, oggi annovera un centinaio di allevatori tra Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e  Piemonte. Oltre 1 milione e 200mila i suini allevati perlopiù nella categoria del suino pesante per la produzione di prosciutti di Parma e San Daniele”.
Quante persone occupa il macello carpigiano?
“Il macello occupa 620 persone; quando siamo partiti, quattro anni fa, erano 350. Ricordo quanto fosse triste vedere il parcheggio pressoché vuoto: oggi abbiamo dovuto raddoppiarlo! Siamo davvero orgogliosi di questo risultato. Il macello è un piccolo paese dove convivono persone di 22 nazionalità diverse, la cui età media è inferiore ai trent’anni: dipendenti qualificati che, giorno dopo giorno, si dedicano a un lavoro impegnativo, assicurando performance di lavorazione della carne di altissima qualità. Insomma un esperimento ben riuscito di integrazione sociale in un ambiente che, negli anni, continua a migliorare”.
Quanti maiali macellate ogni giorno?
“5.500 suini al giorno, 25mila alla settimana, 1 milione 250mila all’anno”.
Opas è anche tra i principali fornitori di cosce destinate alle migliori Dop italiane, dal Prosciutto di Parma al San Daniele: “i nostri allevatori - prosegue Valerio Pozzi - rientrano negli areali di produzione delle Dop e quindi il loro lavoro ha nella coscia del maiale la sua massima espressione. Il nostro core business dunque resta - e resterà - la produzione di cosce destinate ai produttori dei Consorzi”.  
Carne sicura e certificata, assicura Pozzi, “il 70% dei suini macellati proviene dai nostri soci. Conosciamo i padri e le madri di tutti i maiali che, una volta raggiunti i 170 chili come previsto dal disciplinari delle Dop, giungono nello stabilimento di Carpi. Sappiamo da dove vengono, cos’hanno mangiato e conosciamo la tracciabilità di ogni singolo pezzo di carne venduto sul mercato. Il nostro macello è inoltre dotato di numerose certificazioni, dalla nascita dell’animale fino alla vendita sul banco, necessarie per l’export verso i maggiori mercati extra europei, che ci consentono di sapere quale allevatore ha cresciuto un determinato suino e a quale maiale appartiene ogni taglio”.
Ma il maiale, indiscusso re della tavola emiliana, non fa certo rima solo con prosciutto. Se è vero, come dicevano i nostri nonni, che del maiale non si butta via niente, tra le intenzioni di Opas vi è proprio quella di riabilitarne le nobili carni: “abbiamo un progetto molto ambizioso - spiega Valerio Pozzi - ovvero quello di valorizzare la carne fresca dei nostri maiali Dop. A tale scopo abbiamo creato il marchio Eat Pink - Mangia in rosa, una linea di prodotti disponibile nelle migliori macellerie e, dalla prossima settimana, nella grande distribuzione: una carne rosa, magra, tracciata e che fa bene! Dal filetto al lombo, la carne di maiale è assai pregiata e ha un plus ulteriore: è accessibile a tutte le tasche. Spendere poco e mangiare bene credo che oggi faccia davvero la differenza”.
Jessica Bianchi

 


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