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Polvere di gentilezza
E tutti vissero gentili e contenti | 08 Giugno 2018

Kilis non riesco a immaginarla. Non ha dimensione, non ha colore se non una scala di grigi polvere con qualche tocco di pastello stinto qua e là. A malapena accennato, a dire il vero. La immagino sorda, muta di un mutismo selettivo e adirato. E, ancora, la immagino troppo vicina a luoghi dove il silenzio viene di tanto in tanto rotto dall’annuncio spietato delle vite che a breve avranno tragica fine. Una brutta fine. E allora provo a salvarle una a una, quelle vite perlopiù giovanissime. 

Inizio a costruire loro attorno muri immaginari, sospesi, graffiati e spessi, scale senza direzione precisa ma sulle quali è sicuro almeno sedersi nonostante le assenze di intonaco, i capelli al vento e i vestiti sbagliati su occhi perfetti. Occhi che raccontano storie complicate da capire. Impossibili da ascoltare. Eppure mi immergo in quegli occhi come non ho fatto mai in nessun mare prima, ascolto rapita l’autore che ha fatto di queste giovani anime la propria missione e le vivo una a una come pietre di un rosario a cui dedicare una preghiera. Mi dilungo ancora un po’ muovendomi a zig zag nella splendida Sala Cervi e cerco lacrime sul mio viso che stentano a uscire come soffocate da un grido distorto. Prima di uscire mi soffermo sull’ingresso perché qualcosa mi attira. Una donna bellissima, dal sorriso ampio e occhi immensi che ricordano quelli appena visti appesi alle pareti. Tutti quanti assieme. E gli occhi e i sorrisi che le ruotano attorno li rappresenta con eleganza, dolcezza e un guizzo che li accende uno a uno. Potrebbe essere follia ma scopro a breve che si tratta di amore. Parlo con Titti per una buona mezzora e mi racconta, si racconta come se si stesse leggendo in un libro di favole dal finale agrodolce.

Questa è la storia di un uomo, Charley che parte da Palermo, città in cui vive e trova un luogo che sente appartenergli così tanto da sentire il bisogno di farvi ritorno sempre più spesso. Kilis, al confine con la Turchia, contenitore di anime in fuga dalla Siria. Lui viaggia con valigie piene di giocattoli, vestiti e una macchina fotografica al collo che ha restituito la dignità a volti troppo belli per giacere sotto il fitto strato di polvere dell’indifferenza. Ha scavato tra le macerie delle loro anime ferite, li ha fatti gridare all’unisono, ha donato loro la bellezza, ritrovata con intenzione e pazienza sul sottile confine che separa la morte da un’incerta salvezza. E’ venuto a Carpi e ha accolto con gentilezza, in cima a una scala, ognuno dei visitatori. Me compresa. 

E al suo fianco vive Titti, una donna straordinaria dalla bellezza sfacciata, intensa e col dono della speranza viva e palpitante. E’ stata subito un’intesa quasi surreale tanto da iniziare a scriverci poco dopo aver lasciato la mostra. A strettissimo giro snocciola una generosa quantità di dettagli della sua vita e mi sembra di conoscerla da sempre finché non le racconto un po’ di me, che vivo in questa città praticamente da sempre e che ho lasciato per anni per poi tornare. Della mia città è lei a rivelare cose che non immaginavo. Mi fa dono della sua prospettiva di Carpi con queste parole traboccanti di un suono autentico e poetico:  E’ stata una tappa fantastica, nata quasi per caso (anche se il caso non esiste, come sai) che rimarrà come una perla nello scrigno della nostra memoria. La tua città è magica, mi ci trasferirei subito! Abbiamo ricevuto un’accoglienza straordinaria sia da parte dell’Amministrazione che dalle persone comuni. Sensibilità, tenerezza, commozione e attenzione all’ennesima potenza. Saranno state le sale di Palazzo Pio, magnifiche e suggestive, oppure la stagione, il cielo limpido e il frinire delle rondini che si rincorrevano tra le merlature del Castello. Tutto ha contribuito a rendere emozionante questa esposizione. Le fotografie dei bambini di Kilis hanno trovato a Carpi la giusta dimensione per brillare ancora più intensamente.

Charley e io abbiamo lasciato il cuore da voi, anche per i momenti che abbiamo potuto trascorrere insieme. Ogni tappa è per ora un regalo anche al nostro amore. E quando un anno e mezzo fa ho visto il trailer di Città di polvere che Charley aveva appena caricato su Youtube è stato come essere investita da una valanga di magma incandescente che ha coperto tutto il resto.

L’ho contattato perché sentivo un richiamo, una voce portata dal vento di Kilis e che ancora oggi, ogni volta che vedo una foto scattata laggiù, mi modella il cuore come argilla. L’unica cosa che so fare davvero bene è prendermi cura delle persone e da quel trailer ho capito di non avere solo tre figli. Gli altri mi aspettano a Kilis. Ecco come è nato tutto, anche se in realtà questa strada era già stata disegnata altrove. Ne sono certa.
Carpi si è confermata una città dall’animo gentile e ha regalato ai bambini di Kilis la cornice perfetta. Le piccole anime di polvere hanno trovato consistenza e riparo sicuro. Un posto appeso per sempre al cuore di noi carpigiani.

Elisa Cattini


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