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La cultura del sapere fare
Carpi | 30 Maggio 2018

“Concentrazione di eccellenze”, così descrive l’Emilia Romagna Lonely Planet nel suo report annuale, neanche avesse parlato con Giorgio Carretti. Lui questa consapevolezza la vive e la comunica tanto che, per celebrare i 30 anni di Sea, ha voluto rendere omaggio al nostro territorio, non solo al suo settore. E invece di regalare ai suoi agenti un soggiorno in una modaiola spa, ha organizzato una due giorni intensiva di cultura di prodotto, una visita all’Acetaia Malagoli e alla Pagani dove realizzano automobili che sono vere e proprie opere d’arte. Poi, dopo una visita al Castello, la cena di gala alla Sala dei Cervi di Palazzo Pio, perché noi siamo questo, figli del Rinascimento.
Consapevole e fiero delle nostre radici, Carretti non le dimentica mai, nella vita aziendale come in quella associativa. Vicepresidente del Citer per dieci anni (Anni ’90), presidente tessile provinciale dell’Api e, dal 2000 al 2007, presidente nazionale tessile Api (“In quel periodo ho firmato due contratti di settore con la Fedeli che, allora, era la controparte sindacale”), da cinque anni presidente del Raggruppamento Industria di Cna, passando attraverso 12 anni nel Consiglio d’Amministrazione della Cassa di Risparmio di Carpi, un curriculum che dice chiaramente come sia parte integrante del territorio e di un segmento produttivo – il tessile-abbigliamento – che ha vissuto una lunghissima crisi e, ancora adesso, non ne è completamente uscito.
“Sea – racconta – è nata 30 anni fa, ma io ho iniziato a lavorare molto prima: era il 1974 e avevo una ditta conto terzi di stiro e imbusto. Da allora è cambiato tutto, e tanto in meglio. Penso alla tecnologia che ha aiutato moltissimo le piccole imprese come la mia. Ricordo il primo processore Ibm, poi il personal computer. Senza non avrei potuto avere rapporti di lavoro con i dettaglianti, i costi sarebbero stati insostenibili, un Pc faceva il lavoro di quattro-cinque persone”. E per rendere concreto il ragionamento, fa un esempio: 300 clienti a stagione, 300 ordini, 20 articoli, due-tre varianti colore in cinque taglie.
Sea, con i marchi Bellwood e Wise Guy, produce essenzialmente maglieria da uomo e, come accade spesso nelle cose importanti della vita, non è stata una scelta, ma un caso. “Lavoravamo per altri e facevamo soprattutto l’uomo, così abbiamo continuato. Il dettaglio, però, l’ho scelto io seguendo la mia ambizione di fare cose belle, capi qualificati. L’orgoglio di essere bravo è stato un buon motore, mi piaceva vedere la mia etichetta nelle boutiques importanti. Una scelta – precisa – anche costosa: sapevo perfettamente che, in certi tempi, la grande distribuzione, con la quantità, premiava da un punto di vista economico, ma io volevo la qualità. Oggi posso dire di avere un marchio di buon livello, le potenzialità sono ancora tante – dobbiamo ampliare l’esportazione, al momento siamo solo a Parigi e nel Sud della Francia - , ma non mancano le criticità. I negozi chiudono e non pagano, i punti vendita sono dunque in continuo calo e anche loro dovranno cambiare pelle. Chi vende moda dovrà fare come hanno fatto i negozi di delikatessen nell’alimentare. Diventa determinante conoscere il cliente, fare ricerca di prodotti non banali. Se i dettaglianti vogliono avere un futuro, la strada da percorrere è questa. Catene internazionali come Zara e H&M hanno reso tutto più difficile, ma è altrettanto vero che è cambiato anche il consumatore. Il mio, credo di conoscerlo piuttosto bene: produco capi rassicuranti nel colore se sono un po’ spinti nella forma e viceversa, insomma, facciamo un’innovazione che non generi paura”. Una scelta precisa, per certi versi controcorrente, ma che paga.
Ha sempre avuto le idee chiare Giorgio Carretti e le ha sempre condivise con i collaboratori: su tutti la moglie Erminia, addetta al campionario e al lancio della produzione, e quel mazzo di fiori donatole pubblicamente alla cena di gala, con la commozione negli occhi umidi e nella voce, la dice lunga sul legame che li unisce. In azienda sono entrate anche le figlie, Sara si occupa della produzione, Giulia del marketing e della comunicazione. Poi ci sono le donne. Le donne di ieri e quelle di oggi che hanno accompagnato passo a passo la crescita aziendale e che sono state premiate con una targa, comprese quelle in pensione da tempo perché sono state fondamentali e Carretti è uno che non dimentica. Ovviamente un ruolo determinante è quello dei venditori e anche a loro Giorgio ha voluto esprimere la sua gratitudine perché solo insieme si possono raggiungere traguardi prima solo immaginati, poi centrati. Questi trent’anni Carretti li definisce fatti “di tribolazioni e di soddisfazioni; la capacità di non arrendersi mai è stata premessa per raccogliere quei frutti che nei momenti più bui sembravano irraggiungibili”.
Senza voler insegnare niente a nessuno, Giorgio Carretti indica a tutti noi, e soprattutto ai giovani, la strada da seguire: passione e sudore. Con un piede nel passato e come cantava Bertoli, un’altra eccellenza della nostra terra, lo sguardo dritto e aperto sul futuro.
A.B.


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