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Processionaria, ecco perché è pericolosa anche per uomini e animali
Carpi | 12 Aprile 2018

La processionaria è un lepidottero, quindi una farfalla, la cui forma ‘giovanile’ è quella di un bruco che passa l’inverno in un involucro molto particolare perché ricorda lo zucchero filato. Si possono individuare i nidi sul pino austriaco o pino nero, l’unica pianta su cui la processionaria può nidificare.
“E’ un parassita specifico di queste piante quindi non ne aggredisce altre e – spiega Alfonso Paltrinieri, responsabile del Servizio di manutenzione del verde pubblico presso il Comune di Carpi - quando le processionarie si muovono da questo nido che le protegge dal freddo, si spostano come in processione. Da lì deriva il nome. Si vedono queste larve di colore scuro e pelose che si spostano una dietro l’altra per poter andare a svolgere la loro trasformazione e diventare farfalle”.
Perché sono pericolose?
“La pericolosità deriva dai peli urticanti che hanno purtroppo la caratteristica di poter essere fastidiosi per gli uomini ma soprattutto per gli animali: nel momento in cui, ad esempio, un cane o un altro animale viene a contatto con questi peli rischia un rigonfiamento delle mucose. Se un cane curioso mette in bocca la processionaria, gonfiandosi le mucose e la lingua, rischia il soffocamento. E’ importante che un veterinario sappia di questa particolare caratteristica  della processionaria e quindi possa immediatamente intervenire con farmaci appropriati”.
La processionaria è una novità nelle nostre zone?
“Essendo un parassita specifico del pino silvestre, la processionaria svolge la sua attività dove il pino è naturalmente presente, cioè in montagna. Con i cambiamenti climatici in atto, questo parassita è migrato lentamente verso le zone pianeggianti. I primi esemplari li abbiamo trovati due anni fa.
Per contrastare la sua potenziale aggressività, esiste un decreto ministeriale specifico che impone una serie di procedure. Stabilisce come prioritario l’intervento di rimozione meccanica dei nidi che devono essere portati a terra e bruciati immediatamente. E’ il modo più efficace ed ecologico ma esistono altri modi per contrastare le diverse fasi di sviluppo del parassita”.
Le vecchie rughe che popolavano le nostre campagne sono parenti della processionaria?
“Ci sono diversi tipi di lepidotteri: esiste una processionaria tipica della quercia che procede come un esercito ma ancora non è presente nel nostro territorio, c’è il cossus cossus, la zeuzera pyrina…
Quella presente anni fa era la ruga americana: colpiva aceri e gelsi, di cui mangiava le foglie e formava delle specie di ragnatele. Si tratta di un parassita oggi meno presente e che Carpi ha contrastato dalla fine degli Anni ‘80 con insetticidi biologici. Da trent’anni Carpi gestisce in modo biologico il verde della città”.
Naturalmente il verde pubblico perché ogni privato ha a carico il proprio…    
“Certo. Invito chi può a guardare il sito del Comune di Carpi dove c’è un articolo specifico che fornisce indicazioni su come operare”.
Sul nostro territorio quanto è rilevante la presenza della processionaria?
“La presenza della processionaria è stata rilevata a Soliera, Correggio e Campagnola. Oltre all’intervento sui nidi, esistono dei sistemi per creare una sorta di anello di colla vegetale per cercare di intercettare i parassiti quando scendono dal tronco. Poi ci sono delle trappole che secernono ormoni dell’esemplare femminile e che costringono dentro un contenitore gli esemplari maschili. Infine ci sono prodotti biologici, assolutamente innocui per l’uomo, con cui irrorare la chioma dei pini. Mangiando la foglia, la processionaria ingerisce un bacillo che agisce efficacemente nel suo apparato digerente, distruggendolo”.
Sara Gelli

 


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