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Una trentina di richiedenti asilo davanti alla caserma dei Carabinieri
Carpi | 12 Febbraio 2018

Esasperati si sono rivolti ai Carabinieri chiedendo il loro aiuto. Una trentina di richiedenti asilo si sono radunati, oggi, intorno alle 14, davanti alla cancellata della caserma di via Sigonio chiedendo di essere ascoltati. Gestiti dalla cooperativa Leone Rosso, i ragazzi - provenienti da Gambia, Senegal, Mali, Guinea, Somalia e Costa d’Avorio - hanno denunciato numerosi problemi. “Abbiamo parlato con gli operatori della nostra cooperativa - spiega uno dei richiedenti asilo -  affinché cambino alcune cose ma loro non vogliono farlo. Ci spettano 2,50 al giorno, oggi è il 12 febbraio e non abbiamo ancora ricevuto nulla”. Anche gli appartamenti di via Unione Sovietica, ai civici 2 e 4, non sono adeguati: “siamo in troppi per uno spazio così piccolo. Nella mia casa siamo in sette, basta che tre si facciano la doccia per terminare l’acqua calda e gli altri sono costretti a scaldare l’acqua sul fornello”. Anche la varietà del cibo è stata messa in discussione: “mangiamo sempre pasta e riso, vorremmo anche qualcosa di diverso ma ci hanno detto che non ci sono abbastanza soldi”. Ai militari dell’Arma i ragazzi hanno poi parlato della mancanza di “cure mediche appropriate. Se qualcuno è malato e chiediamo di poter andare all’ospedale, ci dicono di aspettare il giorno dopo e ci portano del Paracetamolo. Hai mal di pancia? Paracetamolo! Hai male a una gamba? Paracetamolo. Sono molte le cose che devono cambiare. Non è questo un paese di diritti?”. I Carabinieri hanno contattato il referente della coop sociale il quale ha raccolto l’appello dei giovani richiedenti asilo. Immediata la risposta di Marco Gheller, responsabile di Leone Rosso: “oggi abbiamo provveduto a consegnare il denaro ai ragazzi. Ci tengo poi a sottolineare che la lista della spesa viene stilata insieme a loro e che la qualità del cibo è più che buona”. Sul fronte cure mediche , Gheller è lapidario: “i ragazzi sono tutti iscritti al Servizio Sanitario Nazionale e possono avvalersi di un medico di base, il quale due volte a settimana apre il suo studio per rispondere alle esigenze dei richiedenti asilo”. Sulla inadeguatezza degli appartamenti Gheller rispedisce l’accusa al mittente: “se ci si fa 12 docce al giorno, l’acqua calda finisce… gli impianti sono collaudati e gli appartamenti ispezionati dalla Prefettura”.
Jessica Bianchi


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