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La povertà nascosta dei padri separati: la storia di Antonio
Carpi | 29 Dicembre 2017

La storia di Marco Della Noce, già comico di Zelig e ora padre separato costretto a dormire per giorni nella propria auto è comune a migliaia di altri padri. La perversa combinazione tra perdita della casa, drastica diminuzione del reddito e crescente fragilità psicologica scarica sulle persone pesi spesso insostenibili. La vita diventa un percorso a ostacoli come nel caso di Antonio, che vive a Carpi. Ci ha scritto nella speranza di districare una situazione che si è complicata con il passare del tempo e “ora sta rasentando la follia” scrive nel suo messaggio.

Nell’incontro faccia a faccia parla di sè: “ho 45 anni e sono un padre separato dal novembre del 2012. Fin dall’inizio ho provveduto al mantenimento della moglie e dei miei due figli, ho continuato a pagare da solo le rate del mutuo sulla casa coniugale a lei assegnata e anche l’affitto dell’abitazione in cui mi sono dovuto trasferire, dopodiché sono sopraggiunti problemi di lavoro a causa dei quali sono rimasto senza un impiego.

C’è voluto un po’ per trovare un nuovo lavoro e la paga non era certo pari alla precedente ma corrispondente alla metà circa di quello che prendevo prima, per cui ho chiesto di poter procedere alla modifica dei patti perché non sarei stato in grado di adempiere ai doveri stabiliti con la sentenza di separazione”.

I nuovi patti cambiano di poco la sostanza: Antonio riesce ad ottenere di non dover pagare l’assegno di mantenimento alla moglie ma resta l’obbligo del versamento degli assegni di mantenimento ordinario per i figli, della corresponsione alla moglie degli assegni familiari a lui spettanti in quanto lavoratore dipendente, del pagamento del 50% delle spese straordinarie per i figli, del pagamento per intero delle rate del mutuo, del pagamento delle spese di proprietà della casa assegnata alla moglie. Sommando l’affitto e tutte le spese, il totale supera di gran lunga lo stipendio mensile di Antonio, che si vede costretto a lasciare l’appartamento in affitto e a rimanere senza dimora.

E’ il 2015 e la sentenza della modifica dei patti non lascia scampo: Antonio torna per un breve periodo a Cremona presso i genitori ma ciò gli impedisce di vedere i figli e quando, grazie ad amici, ottiene ospitalità in un piccolo locale nelle campagne di Soliera, torna subito qui per stare vicino ai ragazzi.

E’ il giugno 2016 quando “mia figlia quasi diciassettenne sceglie di vivere con me e lascia definitivamente l'ex casa coniugale in cui viveva con la madre”.

Da quel momento la figlia inizia a vivere in via esclusiva con Antonio ed è solo lui a provvedere al suo mantenimento e a far fronte a tutte le spese e ai bisogni della ragazza. Per tale motivo Antonio sospende il versamento alla moglie dell’assegno di mantenimento per la figlia.

Di lì a poco Antonio si trova a dover lasciare libero il locale di campagna del quale aveva usufruito in quei mesi e si vede costretto a cercare una diversa soluzione abitativa per lui e sua figlia e a trovare un appartamento in affitto a Carpi.
“Per sopravvivere e poter pagare l'affitto, decido di sospendere il pagamento delle rate del mutuo ottenendo dall’istituto di credito una proroga fino al dicembre 2017”.

I tempi della giustizia non aiutano: nonostante la causa di divorzio sia stata avviata da Antonio già all'inizio del 2016, la prossima udienza, al momento, è fissata per marzo 2019. Nel frattempo è terminata la proroga per il pagamento delle rate del mutuo e, ciliegina sulla torta, la moglie approfittando dei lunghissimi tempi dei tribunali, nonostante la variazione dello stato dei fatti e la convivenza della figlia esclusivamente col padre,  tramite un decreto ingiuntivo basato sulla sentenza di separazione del 2012, ha fatto disporre il pignoramento del quinto dello stipendio di Antonio. Per quale motivo? Nonostante la figlia abbia vissuto con Antonio e sia stata mantenuta esclusivamente da lui in tutti questi mesi, motivo per il quale Antonio ha dovuto sospendere il versamento del suo assegno di mantenimento alla di lei madre, quest'ultima con decreto ingiuntivo ha preteso il versamento a lei degli assegni di mantenimento della figlia per tutto il periodo che la ragazza ha convissuto col padre da giugno 2016 ad ottobre 2017, data in cui il giudice ha deliberato la sospensione del versamento dell'assegno alla madre.

La moglie ha quindi fatto pignorare il quinto dello stipendio di Antonio e ha ottenuto che la somma sia versata a lei nonostante, ribadisce Antonio, la ragazza sia stata, e sia tuttora, mantenuta solo da lui e la madre in un anno e mezzo non abbia in alcun modo contribuito al mantenimento e ai bisogni della figlia.

“Sono disposto a metterci nome e faccia perché la situazione possa avere al più presto nuovi risvolti. Per la sopravvivenza dei miei figli e mia è necessario portare subito luce, chiarezza e giustizia in questa vicenda, così che io possa continuare, come ho sempre fatto, a garantire loro una vita dignitosa".

 

 

 

 

 

 

 

 


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