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Il bar dove il personale ti ascolta con gli occhi
Carpi | 08 Novembre 2017

Il Maggiolino in via Lenin n°47 è un bar come un altro: si ordina per consumare al tavolo, o al bancone, da soli, o chiacchierando con altri. Solo che a gestirlo ci sono due ragazzi sordi: Elisa Ganzerli, 23enne di Modena, e Francesco Carollo, 30 anni di Rubiera.
Ad agosto, il bar è stato rilevato dalla onlus Insieme per l’integrazione e il bilinguismo: dal 2000 si occupa di garantire pari opportunità alle persone con deficit sensoriali e favorirne l’inserimento scolastico e lavorativo.
“E’ una delle numerose idee che abbiamo messo in campo per inserire i sordi in un contesto socialmente aperto. E non mi riferisco solo ai sordi che stanno dietro al bancone, ma anche a quelli che vengono a consumare - ha spiegato Susanna Moruzzi, presidente della cooperativa - i quali si sentono gratificati dall’incontro di persone come loro, che lavorano a stretto contatto col pubblico. Sia Elisa che Francesco, pur non potendo sentire, parlano fluentemente, e oltre ad aver seguito corsi da baristi, hanno maturato esperienze simili all’interno di circoli ricreativi. Elisa, inoltre, è stata seguita da noi, durante le scuole medie inferiori e superiori e, dopo il diploma, ha collaborato come educatrice nei nostri doposcuola. Quasi sempre c’è anche un operatore udente insieme ad Elisa e Francesco, ma la sua presenza non è indispensabile, perché loro sono perfettamente in grado di gestire il bar autonomamente”.
Presidente Moruzzi, la prima domanda che sorge riguarda l’interazione tra sordi e udenti. Cosa deve sapere chi entra nel bar?
“Varcare la soglia del bar Maggiolino equivale a entrare in qualsiasi altro bar. Non è necessario conoscere la LIS - Lingua dei segni italiana e sopratutto non si deve temere di non riuscire a farsi capire. I sordi hanno sviluppato ottime capacità di lettura del labiale. Per ordinare basta stare di fronte a loro e articolare le parole come si fa normalmente quando si parla con una persona. Tutto qui. Non vogliamo che chi entra debba imparare la LIS e soprattutto non vogliamo che chi è sordo si abitui a interagire solo tramite quel linguaggio, perchè questo lo porterebbe a isolarsi. Detto questo, ci teniamo a far conoscere la realtà della nostra associazione e di chi ne fa parte e per questo alle pareti è appesa la dattilologia, ovvero l’alfabeto manuale utilizzato soprattutto per comunicare nomi propri o stranieri, come il marchio di un alcolico o di uno snack. La porta è stata provvista di un dispositivo speciale, per avvisare dell’ingresso di un cliente con un segnale luminoso, oltre che sonoro. Al posto dei classici quadri ornamentali ci sono i ritratti dei nostri ragazzi, la cui forza espressiva mostra che anche la mimica facciale è una modalità di comunicazione. Inoltre, in un angolo del bar, abbiamo creato uno spazio dedicato al book-sharing, dove chiunque può prendere in prestito o portare un libro e dove si può leggere molto su quello che facciamo noi e in generale sulla comunicazione non verbale”.
Cosa vi augurate per il futuro?
“Puntiamo a prolungare l’orario pomeridiano. Per il momento siamo aperti tutti i giorni (tranne la domenica) dalle 5,30 fino alle 15, ma vorremmo allargare il servizio alla fascia oraria degli aperitivi, aprendo anche alla domenica. Per poter fare ciò, deve cadere il velo di diffidenza che, prevedibilmente, si alza quando non si conosce qualcosa che appare diverso. Il bar Maggiolino è un bar come gli altri, ma con qualcosa in più: qui ci si guarda sempre negli occhi e nessuno deve sentirsi escluso”.
Chiara Sorrentino


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