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Risorse umane ridotte all’osso
Carpi | 02 Novembre 2017

Otto mesi. Tanto è passato dal Consiglio Comunale tematico dedicato alla sanità carpigiana e, in particolare, al nostro grande vecchio, l’ospedale Ramazzini. Numerose le promesse fatte in quell’occasione dal direttore generale dell’azienda Massimo Annichiarico ai presenti dopo aver sentito il lungo elenco di criticità snocciolate dal primo cittadino e dai consiglieri. Da allora qualcosa è certamente cambiato. L’azienda sanitaria di Modena ha presentato al Comune di Carpi il Progetto di fattibilità tecnica ed economica relativo all’adeguamento delle Camere Ardenti, oggi a dir poco indecorose. Il progetto prevede l’aumento del numero delle camere - passeranno da 6 a 8 - la creazione di un’area ristoro centrale, il rifacimento di pavimenti, intonaci e finiture. L’intervento che renderà la struttura più dignitosa e assicurerà maggiore privacy a coloro che hanno perduto un proprio caro risolverà anche un problema legato alla salute pubblica, grazie alla rimozione dell’amianto dal tetto! Ottimo: peccato che il problema amianto in ospedale sia ben lungi dall’essere risolto. La pavimentazione in vinil-amianto continua a essere presente in buona parte delle corsie, così come nei sotterranei, abitualmente percorsi dal personale! Quel che stupisce, infatti, è la scarsa considerazione mostrata dall’Ausl nei confronti della salute dei propri dipendenti. Come può un ospedale prendersi cura della salute pubblica se non riesce nemmeno a tutelare quella di coloro che vi lavorano ogni giorno? L’esempio del Pronto Soccorso è emblematico. Se è vero, come è vero, che dal 30 ottobre sono finalmente due i veicoli aziendali presenti h24 e 7 giorni su 7 sul territorio di Carpi, Novi, Campogalliano e Soliera, grazie all’estensione oraria dell’attività della seconda ambulanza con tecnico e infermiere specializzato in emergenza e dotata di telemedicina e farmaci salvavita (il medico a bordo resta un miraggio, ma godiamoci una vittoria per volta), d’altro canto, sul fronte risorse umane in forza al Pronto Soccorso, ogni impegno è stato disatteso. I numeri parlano da soli. Il Ps di Carpi nel 2016 ha registrato 46.594 accessi (1.430 codici bianchi; 34.325 codici verdi; 9.699 codici gialli e 1.140 codici rossi). Quelli di Baggiovara nel medesimo periodo ammontano a 45.274 (637 codici bianchi; 29.815 codici verdi; 12.582 codici gialli e 2.240 codici rossi). E ora veniamo alla nota dolente: la carenza di personale. I medici del Pronto Soccorso carpigiano sono 16 contro i 30 di Baggiovara; gli infermieri di Baggiovara sono 40 più 2 coordinatori mentre ammontano a 40 più 1 coordinatore quelli di Carpi, ma di questi, 9 sono assegnati alla funzione Emergenza Territoriale 118 e il doppio mandato (cioè personale che svolge contemporaneamente la funzione di 118 e Ps) al Ramazzini, a differenza di Modena, non è previsto per non si sa quale motivo… Ergo gli infermieri in forza al Pronto soccorso di Carpi sono 31 contro i 40 di Baggiovara: bazzecole ma, aveva garantito l’azienda durante il Consiglio Comunale del 2 marzo scorso, “l’organico medico e infermieristico è proporzionato all’impegno lavorativo”. Se lo dicono loro… Sul fronte Oss, poi, la situazione è pressoché indicibile: 10 vs 18 (dati forniti dall’Ausl). La misura è colma. Troppi gli appelli che nel corso degli ultimi anni gli operatori socio sanitari del Pronto Soccorso dell’ospedale Ramazzini di Carpi hanno lanciato, inutilmente. Il loro grido di aiuto, infatti, continua a essere ignorato da un’Azienda sanitaria sorda alle loro richieste. Gli Oss, costretti nuovamente al barellamento, non ce la fanno più a tenere il ritmo. Ormai al collasso, questi lavoratori sono stremati a causa di una distribuzione disomogenea dei turni di lavoro.  Il problema è cronico: la carenza di personale, denunciata da tempo, rende le loro mansioni pressoché insostenibili. Il Ps di Carpi può contare su soli due Oss per ciascun turno (mattino, pomeriggio e notte) a fronte dei quattro necessari! Il paragone con Baggiovara è tanto impietoso quanto ingiustificabile!
Un logorio, quello cui sono sottoposti, giorno dopo giorno, che si ripercuote negativamente sulla loro salute psicofisica e, di conseguenza, sul servizio reso alla cittadinanza. Il direttore generale aveva promesso che “nel Piano assunzioni 2017, le istanze avanzate dai consiglieri e dall’Amministrazione Comunale, saranno tenute in considerazione”. Sul fronte del potenziamento delle risorse umane in Pronto Soccorso in realtà poco o nulla è stato fatto. Il tempo passa e gli operatori, ridotti all’osso, si sentono presi in giro e questo aumenta in modo preoccupante il loro livello di stress. In Pronto Soccorso - che dovrebbe essere diretto dalla dottoressa Chiara Pesci dopo che ha ottenuto il punteggio più alto al concorso indetto dall’Ausl per assegnare il primariato - il malessere è tangibile. “L’Ausl di Modena ha un fondo per pagare gli straordinari di 1 milione e 100mila euro: per far fronte a tutte le ore fatte, ne occorrerebbero tre volte tanto! Questo - spiega il sindacalista Alessandro De Nicola responsabile Sanità della FP CGIL di Modena - significa che ai lavoratori viene pagata un’ora su tre (sempre con grande ritardo) e le restanti vanno in recupero, peccato che a causa del sottorganico tali recuperi non possano poi essere goduti.
Credo sia fondamentale ridirezionare le risorse dell’azienda in ambiti prioritari: il capitolo risorse è calante? Si potrebbe rinunciare a qualche consulenza esterna e potenziare l’organico, soprattutto laddove tale voce è fortemente deficitaria, come a Carpi. Se davvero Baggiovara, Policlinico e Ramazzini rappresentano i tre poli sanitari più importanti della provincia, allora la direzione sanitaria doti la struttura di Carpi delle risorse di cui necessita per garantire il diritto alla cura e per tutelare i propri dipendenti provati dal punto di vista della tenuta psico-fisica”.  I muri nuovi, si sa, esigono d’essere inaugurati è vero, ma se tra quelle mura, non vi è poi un congruo numero di persone qualificate e riposate che fanno il loro mestiere con passione e dedizione, allora è lo stato di diritto a saltare. E questo è davvero inaccettabile.
Jessica Bianchi


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