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Nasce a Bologna il tempio della moda
Carpi | 27 Ottobre 2017

Nasce con l’obiettivo di valorizzare le eccellenze manifatturiere protagoniste della storia del fashion Made in Italy attraverso un polo didattico-espositivo in cui promuovere la tutela degli archivi fotografici aziendali, formazione e ricerca tecnologica nei vari settori del comparto manifatturiero, dando visibilità a nuovi talenti e tendenze creative. Sono stati mesi di intenso lavoro, al numero 12 di via del Fonditore a Bologna. Qui ha preso vita la sede della Fondazione no-profit Fashion Research Italy (FRI), centro didattico e di innovazione, polo espositivo e archivistico, dedicato alla valorizzazione di un settore chiave del sistema economico-produttivo: la moda.  Fondata da Alberto Masotti, ex patron de La Perla, negli spazi completamente rinnovati della storica sede del Gruppo, FRI ha aperto le porte il 21 ottobre. Le sue due icone-simbolo: la Statua di Donna, una scultura fatta di luce alta dieci metri, sospesa nell’aria, formata da oltre 20mila led che la vestono come un tessuto iridescente, e la Passerella multimediale per la riproduzione di sfilate virtuali, che rappresentano concretamente la filosofia della Fondazione. Passerella multimediale è infatti uno strumento di alta tecnologia, che potrebbe modificare la fruizione delle collezioni moda da parte del pubblico, degli addetti ai lavori, dei buyer. Scenari fantascientifici per la cittadella della moda voluta da Alberto Masotti, ex patron della Perla, aperto dopo due anni di lavori e almeno 15 milioni di euro investiti: dopo l’Opificio Golinelli e il Mast di Isabella Seragnoli, un nuovo dono alla città da parte di uno dei suoi storici imprenditori. La struttura architettonica (7.000 metri quadrati) ospiterà al suo interno aule didattiche, laboratori, spazi espositivi e un archivio di libri e disegni di textile design e si configura come un esempio virtuoso di riqualificazione della periferia industriale di Bologna là dove si trovava La Perla. Vi saranno ospitati laboratori, sale studio, aule multimediali, per studenti, stilisti, imprenditori, oltre che gli archivi, come il fondo Renzo Brandone e quello di Emmanuel Schvili con oltre 30mila disegni su carta e tessuto dalla fine del Settecento agli Anni Cinquanta del Novecento. Il sogno è quello di ripartire da qui, guardare al passato per ridare slancio al settore: nella consapevolezza che il made in Italy è da sempre sinonimo di ricerca, qui si punta alla riqualificazione tecnologica di tutti i suoi comparti, compresi marketing e comunicazione: in collaborazione con l’Ateneo di Bologna è stato avviato il master di Design & Technology for Fashion Communication mentre a breve partiranno due nuovi corsi di alta formazione in Architettura per la Moda e Archivi della Moda.

S.G.


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