Iscriviti alla newsletter

Sfoglia il giornale ovunque tu sia e in qualsiasi momento, iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana Tempo sulla tua e-mail.

×
Convalidato l'arresto dei tre responsabili dell’omicidio di Finale Emilia
Carpi | 26 Ottobre 2017

Il Gip ha convalidato l'arresto dei tre giovani marocchini che lo scorso 18 settembre hanno brutalmente ucciso a bottigliate sul capo e sul collo la 79enne Mirella Ansaloni, ritrovata in un lago di sangue in un angolo della sua cucina in via Orazio Vecchi, 31 a Finale Emilia.
I tre, due 19enni e un 22enne, tutti incensurati, sono accusati di omicidio in concorso a scopo di rapina. Dall’indagine condotta dai Carabinieri della Compagnia di Carpi emergono dettagli a dir poco sconvolgenti circa la personalità dei ragazzi, già definita dal comandante Alessandro Iacovelli, “altamente allarmante; unitamente a una inquietante inclinazione e pervicacia nel procurarsi degli ingiusti profitti anche a costo di commettere delitti così efferati”. Uno dei tre marocchini, era cresciuto accanto alla signora Mirella e, nonostante avesse traslocato insieme alla famiglia, è riuscito senza difficoltà a farsi aprire la porta dall’anziana signora, verosimilmente tra le 12,15 e le 13,30. Una volta dentro però la situazione è precipitata. I tre vogliono la catenina che porta al collo e, di fronte alle resistenze della signora, gliela strappano via con forza colpendola ripetutamente e con violenza alla testa: lesioni poi rivelatesi fatali. Dopo aver arraffato trenta euro in contanti e un altro collier d’oro si danno alla fuga pensando di averla fatta franca. Sbagliavano. Gli inquirenti infatti si rendono immediatamente conto che qualcosa non torna, sulla scena c’è troppo sangue e le ferite alla testa sono troppo profonde per essere state causate da una caduta accidentale. L’indagine, “vecchia maniera” come l’ha definita il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Giovanni Balboni, procede spedita.
E i tre, seppure incensurati, vengono identificati. A incastrarli la dichiarazione raccolta da una vicina di casa di Mirella Ansaloni la quale asserisce di aver visto “il figlio maggiore  della famiglia di marocchini  che abita(va) nell’abitazione limitrofa alla signora” camminare nella direzione della casa della vittima intorno alla presunta ora del delitto. Per i tre è l’inizio della fine. Immediata, scatta la perquisizione e l’indagato viene sottoposto a prelievo salivare e al rilievo delle impronte digitali, da utilizzare per le comparazioni di laboratorio.
Il giovane ammette di essere stato a casa della signora ma di essere rimasto fuori: “Io - si giustifica - ero affezionato alla Mirella, che mi aveva sempre trattato bene, e che era buonissima con noi. Faccio un esempio: io le tagliavo spesso l’erba del cortile dietro casa e la signora mi voleva pagare, ma io ho sempre rifiutato, perché le volevo fare un favore”.
Dopo aver ribadito di aver aspettato fuori, dove avrebbe ingannato l’attesa “messaggiando tramite whatsapp con la mia ragazza”, il giovane racconta di avere sentito le urla della donna. “E’ caduta, ha sbattuto la testa contro qualcosa. Stai tranquillo, non è successo niente. Quando siamo usciti ancora respirava”, gli avrebbe poi detto uno dei due complici.
Dopo il suo interrogatorio i Carabinieri portano in caserma proprio quest’ultimo il quale ammette di aver partecipato al furto insieme al terzo e di essersi recato con lui a Milano, il giorno successivo, il 19 settembre, per vendere la catenina a un Compro Oro (la scheda della vendita della collana rubata, ceduta per un corrispettivo di 400 euro, coi dati del 22enne è stata trovata dai Carabinieri di Carpi) e di essere pure stati multati da un controllore di Trenitalia (come peraltro accettato dai Militari) poiché privi di biglietto.
A incastrare definitamente i tre sono state le intercettazioni ambientali all’interno della caserma di Finale Emilia, abilmente piazzate dagli inquirenti. Nessun segno di pentimento. Nessun cedimento. Solo la paura di passare i prossimi trent’anni in galera.
La signora Mirella è stata barbaramente uccisa per due catenine e 30 euro. Chi non ne ha? A questo si è forse ridotto il valore della vita umana?
J.B.


Ultime notizie

Scarica l'App
Il giornale
in edicola
Sfoglia il giornale
Rubriche del Tempo
Altre notizie