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Crescono le classi con troppi stranieri: la Gasparini convoca i dirigenti
Carpi | 26 Ottobre 2017

E’ una lotta contro il tempo, ma non solo. La scuola multietnica a maggioranza straniera, che è già una realtà nelle grandi città, a Carpi riguarda per ora una scuola primaria e tre dell’infanzia: si tratta di sezioni in cui la percentuale di bambini con cittadinanza non italiana supera quella di bambini con cittadinanza italiana.
Si chiamano “classi in deroga” istituite dall’Ufficio Scolastico Regionale quando viene sforato il tetto fissato dal Ministero dell’Istruzione del 30% di stranieri in classe. Questo mondo tra i banchi talvolta fa paura quando è concentrato e fa fuggire in modo strisciante gli italiani in minoranza. Quest’anno il numero delle classi in deroga in regione è cresciuto del 10% e, in media, rappresentano il 13,1 per cento sul totale.
“Il tema è generale e non riguarda solo Carpi – ammette l’assessore comunale all’Istruzione Stefania Gasparini - ma non si può lasciar correre. Le preoccupazioni sono fondate su elementi reali e rischiano di degenerare”.
All’incontro a cui sono stati convocati i quattro dirigenti scolastici Penso, Mantovani, Rinaldini e Giroldi, la questione è stata posta come di prioritaria importanza. “L’intenzione è quella di individuare possibili soluzioni controllando il numero di presenze di alunni stranieri in classe, favorendo i rapporti di scambio tra famiglie e fornendo alle scuole strumenti per la gestione di queste complessità. Non si farà un solo passo avanti se non ci sarà collaborazione tra Comune, insegnanti e famiglie”. Quello di lunedì 16 ottobre è stato solo il primo di una serie di appuntamenti ma ha segnato la stesura di un accordo di rete tra Amministrazione Comunale e dirigenti scolastici. “Non si tratta assolutamente di gestire un’emergenza perché siamo di fronte a un dato reale e consolidato nel tempo: al di là dei nuovi arrivi per i quali è predisposto un percorso strutturato per l’inserimento in classe, per la maggior parte si tratta di bambini stranieri nati e residenti a Carpi ma non alfabetizzati, nonostante abbiano frequentato la scuola dell’infanzia”. La concentrazione in alcune scuole dipende dal fatto che la presenza di stranieri è più rilevante in alcuni quartieri e l’assegnazione, basata sullo stradario, fa riferimento alla residenza, “ma pur essendo la norma molto chiara, salvaguarda anche il diritto di scegliere: se tutte le famiglie italiane e straniere si ponessero il medesimo obiettivo di evitare le classi ghetto, il Comune si renderebbe disponibile a fare la propria parte per garantire adeguati servizi accessori, di cui il gruppo di lavoro sta valutando la sostenibilità”. L’assessore Gasparini si appella alla corresponsabilità e attiverà un dialogo con le comunità straniere perché devono comprendere che “classi basate sull’etnia non porteranno a nulla di buono nel lungo periodo. Le famiglie straniere devono partecipare maggiormente alle attività della scuola a partire da quella dell’infanzia: permettere ai bambini di frequentare con orario ridotto dalle nove alle undici non è sufficiente per coinvolgerli nelle attività, per insegnare loro l’italiano e per inserirli in un contesto che non sia quello ristretto di casa”. Il tema c’è, e l’assessore Gasparini non ha intenzione di liquidarlo con sufficienza ma “si tratta di fare tabula rasa di tutti i pregiudizi, da una parte e dall’altra, scardinando meccanismi indotti da un eccesso di protezione: è un accordo di rete e presuppone la responsabilità di tutti”.
Sara Gelli


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