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Volontariato: perderne dei pezzi è una sconfitta per tutti
Carpi | 11 Ottobre 2017

“Qui al circolo siamo tutti attempatelli ormai… ma ogni volta che un giovanotto volenteroso si offre di aiutarci, qualcuno fa di tutto per non farlo sentire a casa e lui, dopo un po’, se ne va”. A parlare è uno dei volontari che da anni, giorno dopo giorno, contribuisce a gestire uno dei centri di promozione sociale della nostra città. Le strutture - di proprietà comunale e rette grazie all’infaticabile lavori dei volontari - costituiscono un patrimonio prezioso e, oltre a rappresentare un polo di aggregazione per gli Over, nel corso del tempo hanno cercato di aprirsi sempre più alla città, ospitando cene, eventi e corsi di ogni genere rivolti a giovani e meno giovani. I capelli dei volontari però si sono via via incanutiti e il tema del ricambio generazionale è ormai improcrastinabile se vogliamo che tale patrimonio si conservi, svecchiandosi e trovando una nuova identità. Non tutti però paiono disposti ad accettare la sfida del cambiamento e rimangono arroccati sulle loro posizioni, storcendo il naso di fronte all’ingresso di nuove leve. Il mondo e la società sono mutati e i tempi e i modi del volontariato di conseguenza: il rinnovamento però sarà possibile solo se i volontari di primo pelo si dimostreranno disposti a un radicale cambio di mentalità. Circoli e associazioni non rappresentano una proprietà privata: non sono i figli di coloro che hanno contribuito a costituirli. Il rischio di tale diffuso approccio mentale, infatti, è che qualche sodalizio salti laddove si interrompa l’impegno dei presidenti o dei volontari storici o che si creino spiacevoli fazioni interne e conseguenti divisioni intestine. Se vogliamo salvare il ricco tessuto associativo di cui per anni siamo stati orgogliosi, vera e propria terza gamba del welfare cittadino, e non cedere all’individualismo dilagante, qualcosa deve cambiare. Per dare futuro alle associazioni, come ha sottolineato l’assessore alle Politiche Sociali Daniela Depietri, occorre “lanciare un concetto nuovo di volontariato non legato a un’associazione specifica bensì a un determinato campo d’azione”. Il paradigma dev’essere dunque rovesciato. Non è il sodalizio in sé il perno attorno al quale tutto ruota, a diventare centrale è l’impegno di chiunque desideri mettere a disposizione il proprio tempo per il bene comune, svincolandosi così da ogni tipo di affiliazione. In città le associazioni dovrebbero trovare il coraggio di andare oltre ogni personalismo, mettere su un piatto comune le conoscenze e le esperienze maturate sul campo e creare una sorta di aggregato per ciascun ambito di competenza.  
Il mondo del terzo settore è fondamentale per contribuire alla tenuta sociale e per costruire un sano e solido welfare di comunità. Di certo non basta dargli un tetto sopra la testa per assicurargli la salvezza. La vicinanza fisica è condizione essenziale ma non sufficiente: l’unica strada percorribile è l’adozione di un modello di lavoro all’insegna del coworking, creando così collaborazioni innovative a beneficio della comunità.
Jessica Bianchi


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