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Uomini che raccontano le donne
Carpi | 06 Ottobre 2017

Può un uomo creare dei personaggi femminili credibili? E’ su questo tema che si incentra la nuova rassegna dal titolo Je suis… Autori maschili e personaggi femminili promossa dall’Università Libera Età Natalia Ginzburg di Carpi, in programma giovedì 12 e i mercoledì 18 e 25 di ottobre, alle 20.30, presso la Libreria Mondadori di Piazza Martiri, 8. Relatrice è la professoressa di Lettere, Patrizia Trentini.

Professoressa perché la scelta di incentrare la rassegna su questo argomento? 

“L’idea di parlare di donne me la diede una signora presente a incontri intitolati Caos letterari da me tenuti a febbraio nella Biblioteca Loria: mi piacque e colsi la palla al balzo. Ho deciso così di indagare il mondo femminile, visto con gli occhi degli scrittori maschili dell’Ottocento, con la piena consapevolezza che l’universo femminile rappresenta per loro un mondo oscuro. Questo è l’aspetto da indagare più affascinante”.

Il ciclo di incontri si chiude con una donna che parla di donne: Tamara de Lempicka.

“Sì, si tratta di una donna sui generis, trasgressiva che si è costruita una propria visione del mondo: attraverso la sua arte dipinge donne, che poi alla fine si rivelano specchio di se stessa. Nella sua pittura emerge con forza anche la sua bisessualità e ci troviamo di fronte a una vera e propria femminista trasgressiva dell’arte. Tra l’altro arricchirò questi incontri, di carattere principalmente letterario, con riferimenti alle arti figurative: indagherò la visione che alcuni pittori hanno della famiglia e della donna come quella della donna-vampiro che conduce gli uomini alla morte. La pittura non sarà l’unica incursione, poiché tratterò in breve anche del melodramma”.

Qual è, tra le donne di cui parlerà, quella più moderna?

“Sicuramente Nora di Casa di bambola di Ibsen (di cui si parlerà nel corso dell’ultima serata), che ha in sé una grande carica femminista. Solitamente uno scrittore tende a inserire il personaggio femminile in una categoria: ad esempio la monaca di Monza è una donna che non riesce mai a dire di no, Manzoni ha faticato parecchio a costruire questo personaggio. Per lui le donne rientrano in due categorie: o sante o peccatrici. Si dice addirittura che quando Flaubert scrisse Madame Bovary (di Gertrude ed Emma parlerò nella prima serata) avesse forti attacchi di tensione: ispirandosi a fatti realmente accaduti ha creato un personaggio nuovo e questo compito per lui non è stato affatto facile”.

Qual è l’artista che, attraverso il suo personaggio, in realtà sta parlando più di se stesso?

“Proprio Flaubert. Famosissima la citazione che gli viene attribuita Je suis Madame Bovary: Flaubert ha lavorato talmente tanto a questo romanzo che ha portato nel suo personaggio il suo mondo piccolo-borghese, oltre a operare una vera e propria rivoluzione stilistica. Anche Igino Ugo Tarchetti con la sua Fosca, che rappresenta tutto il tormento interiore della sua malattia, sta parlando di se stesso”.

Quali sono gli spunti di riflessione che spera di offrire con questa rassegna?

“Spero che questi incontri aiutino a riflettere su come gli stereotipi creati dagli scrittori si ritrovino ancora nella realtà di tutti i giorni, modelli che bisognerebbe riuscire a superare. La donna deve lavorare in questo senso e l’uomo sforzarsi di capire più a fondo l’universo femminile”.

Qual è il personaggio che “ama” di più?

“Fosca è un personaggio estremamente complicato e questo la rende molto affascinante, ma quella che suscita più tenerezza e dunque più empatia è senz’altro Mena di Verga. E’ una donna semplice, lineare, coerente con il retaggio culturale nel quale si trova costretta a vivere”.

E quello che “ama” meno?

“Emma per l’atteggiamento della donna vittima di se stessa che la contraddistingue. Insoddisfatta di tutto quello che la circonda, non fa nulla per cambiare le cose. Da questo atteggiamento è stato coniato il termine bovarismo”.

Federica Boccaletti

 

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