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Arriva il conto dei danni
Carpi | 05 Ottobre 2017

L’ingresso del Meucci sfondato da un autobus e un altro mezzo finito contro la recinzione, un terzo abbandonato in via Tre Ponti, due rimasti nel piazzale antistante la stazione delle corriere: era l’alba del 21 aprile scorso, un brusco risveglio per tutti in città. A mettere a segno l’atto vandalico tre ragazzi con età compresa tra i 16 e i 17 anni: prima di schiantarsi contro la scuola hanno utilizzato i bus per una gara ad alta velocità lungo trenta chilometri a Carpi tra cartelli stradali abbattuti e semafori rossi ignorati. Furono fermati dai Carabinieri, a distanza di meno di 48 ore, anche grazie alle telecamere di sorveglianza presenti sui mezzi. Quella mattina Seta si era subito attivata per ottenere mezzi sostitutivi e il servizio di trasporto pubblico era stato garantito, nonostante qualche disagio e ritardo. Il danno era inizialmente apparso così rilevante da indurre Seta a ipotizzare la demolizione dei cinque autobus, da sostituire con altrettanti nuovi per una spesa complessiva di mezzo milione di euro. Alla fine si è invece optato per il loro recupero: uno dei cinque mezzi è stato riparato ed è già in circolazione dal 15 settembre mentre un altro sta per solcare nuovamente le strade di Carpi. Gli altri tre sono tuttora in officina ma saranno rimessi a nuovo entro breve tempo. La spesa di Seta si è dunque dimezzata a 250mila euro e sarà comunque coperta dall’assicurazione che si potrà rivalere sulle famiglie dei minorenni responsabili dei danneggiamenti. In qualità di proprietaria del Meucci, la Provincia di Modena si è fatta carico dei lavori di ripristino garantendo sin da subito la continuità scolastica per gli studenti: i danni alle vetrate e al soffitto dell’atrio d’ingresso e al cancello esterno, inizialmente stimati in 70mila euro circa, hanno richiesto lavori per una cifra complessiva di 37 mila euro che verranno versati alla Provincia dall’assicurazione. All’Autostazione delle Corriere in via Peruzzi, ai tre era bastato sollevare due delle saracinesche sul retro per uscire con gli autobus a scorrazzare per la città: non avevano provocato danni alla struttura che è di proprietà di Amo, l’Agenzia per la Mobilità (i cui soci sono i Comuni), perché i portoni non hanno una chiusura ermetica e non vengono ancorati al suolo. Tuttora, la situazione è la medesima. Gli interventi sono a carico di Amo che li può programmare in base alle risorse disponibili: nel piano triennale degli investimenti è indicato il rifacimento dei 49 portoni per una spesa di 200mila euro e la predisposizione di una recinzione per delimitare la zona della rimessa degli autobus (60mila euro): entrambi gli interventi sono calendarizzati nel 2018, risorse permettendo. Non è stata presa in considerazione da Seta e Amo l’installazione del sistema di videosorveglianza e dell’allarme: le telecamere sono montate sugli autobus e si sono rivelate fondamentali per ricostruire l’accaduto e dal 1983, quando l’Autostazione è stata costruita in viale Peruzzi, non si erano mai verificati episodi di danneggiamento ai mezzi parcheggiati all’interno del deposito durante la notte. E quella pare tuttora la preoccupazione minore perché il pensiero corre alle conseguenze ben più gravi che la scorribanda notturna avrebbe potuto causare: per un caso fortuito non si sono verificati incidenti le cui conseguenze sarebbero state ben più gravi di qualsiasi danneggiamento ai mezzi. E’ questa la motivazione per cui le chiavi degli autobus non vengono più lasciate sul cruscotto come accadeva in precedenza: la nuova procedura certificata da Saca Bus prevede che gli autisti, una volta parcheggiato il mezzo nel deposito, depongano le chiavi all’interno di una cassetta chiusa. Le misure di sicurezza che in caso di incendio ed evacuazione consentivano, in precedenza, di spostare velocemente i mezzi dal deposito, dall’aprile scorso sono cambiate: sarà più complicato condurre gli autobus fuori dalla rimessa in caso di emergenza, ma nessuno avrà più le chiavi a portata di mano per seminare il panico in città con gli inevitabili rischi per l’incolumità pubblica.

Sara Gelli


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