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La politica presenta il conto
Carpi | 04 Ottobre 2017

Continuano a tenere coperte le loro carte perchè il gioco è ancora nelle mani della politica. Il presidente di Hera Tomaso Tomasi di Vignano preferisce non rilasciare dichiarazioni ufficiali perché l’ultima volta che ha parlato di Aimag a margine di un’intervista ha lasciato una coda infinita di polemiche. La presidente di Aimag, Monica Borghi, per altre ragioni, declina l’invito a rispondere alle domande di Tempo.
Nel limbo decisionale che si protrae da almeno due anni, in cui per il futuro della multiutility si è sondata ogni ipotesi, dalla partership alla fusione fino al consolidamento, una testa però è caduta ed è quella del direttore generale Antonio Dondi. Il comunicato di Aimag è pervenuto in redazione nemmeno 24 ore dopo quello che annunciava l’ennesimo cambio di rotta del Patto di Sindacato. “In riferimento al percorso condiviso dal Patto di Sindacato e al mandato affidato al Consiglio di Amministrazione – si legge nel comunicato stampa - è stato deciso di procedere a una riorganizzazione aziendale che, in questa fase, non prevede la figura del direttore generale.  Dal 1° ottobre l’incarico, che era stato affidato ad Antonio Dondi, arrivato a naturale scadenza, non verrà prorogato. L’attuale direttore rimarrà comunque all’interno dell’azienda, con responsabilità da dirigente d’area, con le competenze e la professionalità maturate in questi anni”.
Nominato nel 2011, Dondi era stato investito dall’allora presidente Mirco Arletti del compito di gestire la fusione in Hera e l’avrebbe fatto se la politica non avesse cambiato progressivamente idea.
Nel luglio scorso, quando il vento dentro Aimag era già cambiato e gli equilibri politici pure, presentando il Bilancio insieme al neo presidente Monica Borghi (al timone della multiutility dal luglio 2016), era stato lo stesso direttore generale Dondi a dichiarare che “il nostro basso indebitamento ci porrebbe nella condizione di presentarci persino da soli. Opzione del tutto teorica naturalmente, in quanto riteniamo che la partecipazione con un partner assicuri maggiori condizioni di competitività e la possibilità di programmare forti investimenti anche in altri settori”. Era inevitabile che la politica presentasse il conto.
Il dettaglio più inquietante è un altro e riguarda la decisione di procedere a “una riorganizzazione aziendale che, in questa fase, non prevede la figura del direttore generale”. E’ probabile che il Consiglio di Amministrazione di Aimag attenda che si delineino più precisamente i contorni del futuro della multiutility ma quanto può andare avanti un’azienda senza una figura apicale? Per quanto Aimag possa contare su un gruppo dirigente che ha dimostrato in questi anni di poter lavorare garantendo continuità aziendale, per quanto si può andare avanti senza sapere dove si deve andare? Quanto possono continuare ancora a lavorare i dipendenti in questo clima surreale? Il dubbio è che l’assenza della figura del direttore generale, chiunque egli sia, non possa produrre altra conseguenza che un ulteriore indebolimento dell’azienda. Perché? Se, nell’ambito della riorganizzazione aziendale, non si procederà in tempi brevi al ripristino del ruolo del direttore generale o alla nomina di un amministratore delegato, allora se ne potrà dedurre che non serve nel prossimo futuro di Aimag.
Sara Gelli


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