Iscriviti alla newsletter

Sfoglia il giornale ovunque tu sia e in qualsiasi momento, iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana Tempo sulla tua e-mail.

×
Grappoli di gentilezza
E tutti vissero gentili e contenti | 02 Ottobre 2017

I racconti, i luoghi della vendemmia hanno di per sé grande fascino e le parole che Vittorio sceglie per descriverne i tratti salienti sono così suggestive che pare di vederle scorrere tra gli ordinati filari toccati da uno splendido tramonto di inizio settembre.  Nonostante la raccolta di questa annata che dicono “precoce” sia già iniziata, la vite è ancora carica di grappoli scuri ma lui sembra non curarsi del tanto lavoro che ancora lo aspetta e si concede il tempo di narrarne rituali e vicende con la passione che appartiene soltanto a chi un lavoro così duro lo ha scelto come si sceglie la donna di una vita.  E nei suoi racconti l’amore non manca davvero mai. Per necessità puramente personali, per respirare l’aria che attraversa i vigneti e poterne cogliere l’essenza da riportare poi tra le pagine dei miei progetti futuri, scrivo a Beppe, amico e oste di grande levatura, per chiedergli chi potrei seguire nei giorni dell’imminente vendemmia. L’idea è quella di farmi spiegare quali sono i processi di produzione del vino, i tempi, i nomi con cui i vignaioli esperti chiamano le cose e soprattutto le sensazioni che un mestiere così antico regala a chi lo compie. Non ha dubbi sulla persona a cui indirizzarmi. La gentilezza si attiva immediatamente, la risposta arriva tempestiva e all’azienda agricola mi aspettano! Sono i residui delle mie ferie e mi organizzo a mia volta per liberarmi dalle mille incombenze precedentemente fissate. Così, in un tiepido pomeriggio settembrino, mi dirigo verso la campagna alla ricerca dei tanto attesi vitigni. Sono armata di penna e taccuino e di un grande entusiasmo che mi impongo di tenere a bada per evitare di essere d’intralcio. Cammino spedita intorno alla casa che parrebbe abbandonata se non fosse per le voci lontane che sento provenire da dentro.  “Sono Elisa!” dico a voce sostenuta per essere certa che arrivi a destinazione. “Siamo di sotto!” rispondono prontamente da basso. Una voce femminile mi dà le dritte per scendere in cantina. Che stupida. Dove altro si poteva pigiare il vino se non lì! Mi oriento facilmente ma mi trattengo pochi istanti per godermi  l’incanto dei filari che obbedienti e immobili disegnano un quadro d’autore. Gloria mi viene incontro gioviale e mi stringe la mano. Immagino sia la moglie di Vittorio ma non voglio fare gaffes, altra cosa che mi riesce spesso bene, quindi attendo che si presenti. Apre il grande portone da cui l’odore di vino spinge per uscire. Devo ancora varcare la soglia e mi sento già inebriata. Mi vengono incontro personaggi diversi che in pochi minuti sfilano e si presentano cordiali e disponibili. Sono amici, prima di tutto e vengono ad aiutare, dicono. Ognuno mi regala un pezzo della propria storia, una motivazione della sua presenza lì. Non aspetto altro. E’ un gran caos di colore, profumi, persone e ci metto davvero poco a sentirmi parte del puzzle. Vittorio è l’ultimo a presentarsi, impegnato nelle prime operazioni di pigiatura. Ma un sorriso largo a distanza mi fa sentire a casa e mi avvicino senza timore, se non quello di perdere ľequilibrio. Ha 36 figlie, Vittorio. Sono le sue vendemmie che vive così nel profondo da non aver tempo per null’altro. Sospira mentre si racconta in questi dettagli così personali, che oltrepassano l’idea iniziale del nostro incontro ma quando la persona che ti trovi di fronte mette il cuore nelle cose che fa è molto facile scivolare e cavalcare l’onda dei sentimenti. Il suo modo di raccontarsi, pacato ma ironico, il suo fare gentile che tradisce un istinto da nobile gentiluomo sono così piacevoli che accetto il suo invito a fare una passeggiata tra il viola acceso della vigna al tramonto. Ci seguono quattro gatti che incrociano la nostra strada più e più volte per poi procedere per i fatti loro a rincorrersi e nascondersi tra le foglie. Mi spiega come avviene il processo di maturazione del vino mentre tra le sue parole riconosco la maestria nel dettagliarne le sfumature. Gongola nel raccontarmi di quanto ami sorprendere i pochi e buoni amici che ha e mi parla delle splendide iniziative organizzate tra i filari nelle calde notti d’estate. Immagino tutto: elegante e rustico al tempo stesso. Impeccabile e suggestivo. Mi chiede cosa ne farò di tutti gli appunti che mi sono presa, mi invita a tornare, se voglio, per vedere nascere quel vino. Mi offre da bere spillando il vino della precedente vendemmia ormai maturo, direttamente dal tino in cantina e mi porge il calice. La sensazione è che sia il migliore che io abbia mai assaggiato. Sarà il cuore che ci mette, la cura costante nel trattarlo in ogni sua forma. Vorrei tanto tornare, vorrei veder maturare quel vino che sento anche un po’ mio e farò il possibile perché accada. La nostra passeggiata si conclude con un caloroso abbraccio, una copia del mio libro con una dedica sentita, modesto dono per tanta gentilezza ricevuta in cambio. Olga, gatta dapprima gelosa e ora sdraiata sul tettuccio della mia macchina, non intende farmi andare via. Prima di lasciarli chiedo a Vittorio come si chiama il piccolo gatto nero del branco e mi confida con lieve imbarazzo che è ancora senza nome. Mi permetto di suggerirne uno io: Guinness.  Lui ride perché è decisamente fuori luogo ma gli calza a pennello, dice. “Esattamente come mi sento io qui” rispondo, sorridendo. In attesa che vino sia, mi sono gustata meravigliosi chicchi di gentilezza.
Elisa Cattini

 


Altre notize della rubrica E tutti vissero gentili e contenti

Scarica l'App
Il giornale
in edicola
Sfoglia il giornale
Rubriche del Tempo
Altre notizie