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Il pensiero fisso di Sergio
Carpi | 29 Settembre 2017

“Mi sono ritrovato subito di fronte al problema. Quando mia moglie è scomparsa, Andrea aveva solo tredici anni, Simone ne aveva sette e io ero solo. Gli aiuti non mi sono mancati ma i nonni si comportano come tali: mentre io cercavo di costruire un percorso di progressiva autonomia per Simone, loro lo proteggevano. Ho iniziato a riflettere sul suo futuro, sul dopo di me, perché gli ero rimasto solo io” racconta Sergio Saltini.
I problemi sono insorti alla nascita per un’asfissia post partum. “Purtroppo Simone, nato con parto cesareo, è stato ritrovato cianotico a causa di una non completa formazione della trachea. Un focolaio nel lato destro del cervello ha determinato una condizione di deficit intellettivo”.
Come tanti prima e dopo di lui, anche Sergio ha intrapreso il viaggio della speranza, “non tanto nella convinzione di migliorare la sua situazione, quanto piuttosto per aiutarlo a gestire l’ansia che sopraggiungeva quando aumentava lo stress. A questo sono servite le terapie a cui è stato sottoposto in Germania”.
Contestualmente è iniziato il percorso insieme alla Neuropsichiatria infantile e ai Servizi sociali del Comune di Carpi, “fatto di confronti e critiche anche aspri ma sempre nell’intento di migliorare, restando a disposizione perché mio padre che era un contadino – sottolinea Sergio – mi ha insegnato a impiegare le mie energie per costruire non per il puro desiderio di contrastare l’opinione altrui”.
Simone ha potuto frequentare, grazie alla disponibilità di un’insegnante di sostegno, la scuola dell’infanzia e la scuola dell’obbligo fino alla terza media. Oggi ha 35 anni ed è alto 1.86 mt, adora la musica e mi accompagna quando vado a ballare perché sono stato insegnante di ballo, dal liscio alle salse, e tuttora mi piace andare a ballare. Insieme agli amici, in tutto una ventina, del centro Belchite gestito dalla Gulliver in via Belchite trascorre le giornate dedicandosi ad attività sportive e ricreative, aiutando chi è più in difficoltà e, se è costretto a rimanere a casa, si annoia.
“Non ho rimpianti rispetto a ciò che ho fatto per lui anche se avrei potuto insistere per una maggiore scolarizzazione perché ne avrebbe avuto le capacità” afferma Sergio che è più in pensiero per il futuro di Simone. “Se potessi esprimere un desiderio oggi, vorrei che mio figlio, dopo la mia morte, potesse rimanere nella sua casa adattata e adeguata con ascensore, scivolo e quant’altro, per ospitare lui insieme ad altri tre o quattro ragazzi capaci di gestirsi in autonomia se supportati da un servizio di portierato sociale”.
Sara Gelli


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