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Chimar, persone al centro
Carpi | 28 Settembre 2017

Molti lo hanno definito l’Olivetti della via Emilia, ma lui, Giovanni Arletti, presidente di Chimar, ama definirsi “un operaio di successo. Ho vissuto una straordinaria storia d’amore con la mia azienda della quale mi definisco custode”. Dei valori e dei suoi 500 dipendenti. “Persone che, giorno dopo giorno, contribuiscono col loro lavoro al successo della nostra impresa e, per tale motivo, devono essere tutelati. Accompagnati. Oggi più che mai abbiamo bisogno di speranza e di coraggio ecco perché per me e la mia famiglia il welfare aziendale rappresenta un capitolo fondamentale, convinti che lavorare in un ambiente piacevole e umano sia una condizione imprescindibile”. Etica del lavoro e dignità umana sono parole che ricorrono più e più volte sulla bocca di Giovanni, della moglie Francesca Praudi alla direzione Amministrativa e Finanziaria e del figlio Marco Arletti, oggi amministratore delegato di Chimar, ed è proprio per creare condizioni a misura d’uomo che, all’interno dell’impresa, sono stati approntati progetti innovativi. L’orto aziendale è solo uno degli ultimi nati. “Subito dopo il terremoto - raccontano - abbiamo comprato un terreno qui a Limidi, adiacente allo stabilimento di Chimar per poter ospitare una linea produttiva rimasta sepolta sotto le macerie a Medolla. A causa della burocrazia dovemmo però optare per un’altra soluzione e a quel punto iniziammo a interrogarci su come valorizzare quel lotto di circa 14mila metri quadri. Da sempre attenti all’ambiente decidemmo di bonificare il terreno e creare un orto di 500 mq, i cui frutti sarebbero poi stati distribuiti ai circa settanta dipendenti che operano a Limidi”. Grazie alle amorevoli cure dei due pensionati Norberto Pavesi e Vanni Truzzi, quella terra regala copiosi prodotti: “rape, insalata, radicchi, porri, cavolfiori, erbe aromatiche… presto potremo ricominciare a raccogliere gli ortaggi”, spiegano i due preziosi ortolani. Una realtà, questa, unica nel nostro territorio, il cui meccanismo è tanto semplice quanto virtuoso: Norberto e Vanni ogni giorno colgono le verdure a chilometro zero e le portano al centralino dell’azienda dove i lavoratori, ogni sera, prima di rientrare a casa passano per ricevere gratuitamente la loro sportina. Dalla terra alla tavola! “Certo è un piccolo gesto - prosegue Giovanni Arletti - ma per noi è un piacere dare il giusto valore alla terra, da dove tutto nasce, e allo stesso tempo offrire un contributo alle famiglie di coloro che lavorano insieme a noi ogni giorno”. L’orto non è che un pezzo del welfare targato Chimar: “abbiamo costruito ChimarLab un luogo accogliente per la pausa pranzo, un ristorantino interno dove a turno pranziamo per conoscerci meglio in un ambiente informale, sosteniamo alcune attività sportive giovanili dilettantistiche, diamo la precedenza nelle assunzioni ai figli dei dipendenti, abbiamo avviato un percorso di lavoro per i disabili. E, ancora, - spiega Giovanni Arletti - abbiamo creato delle convenzioni bancarie affinché i nostri lavoratori possano accedere in modo agevolato a prestiti e finanziamenti, mettiamo a loro disposizione un polizza sanitaria, una biblioteca dove futuribilmente vogliamo organizzare anche serate culturali per favorire lo scambio e il confronto, promuoviamo corsi di lingua inglese, offriamo la possibilità ai dipendenti di usufruire del nostro legale per eventuali consulenze e abbiamo introdotto delle borse di studio per premiare il merito scolastico dei loro figli”. In azienda la formazione è fondamentale così come l’attività di ricerca e innovazione sul prodotto grazie a una stretta collaborazione con l’Università di Bologna. “Il rapporto con la Facoltà di Ingegneria è straordinario: questi ragazzi hanno tanto da dare! Idee, progetti, entusiasmo… rappresentano davvero un valore aggiunto. Da una sinergia con una start up di giovani del territorio - sottolinea Marco Arletti - abbiamo appena lanciato sul mercato un prodotto del tutto innovativo. Spylog è la soluzione che fa diventare smart ogni spedizione. Il sistema consiste in un kit avanzato di monitoraggio e gestione dei contenuti che permette di tenere costantemente controllata, sino alla destinazione, la tracciabilità del prodotto in viaggio”. In Chimar il rispetto delle persone va di pari passo con quello per l’ambiente, come sottolinea il presidente: “per essere più sostenibili abbiamo deciso di acquistare solo legno che proviene da foreste gestite in maniera responsabile e di far poi convogliare tutti gli scarti di produzione in un impianto di cogenerazione che oggi ha reso il nostro stabilimento energicamente autosufficiente. Unire il profitto al dono dovrebbe essere un imperativo. Il modello capitalistico attuale, con tutte le profonde disuguaglianze che ha prodotto, non è più accettabile. Sarebbe bello riuscire a dare gambe all’economia di comunione teorizzata da Chiara Lubich: formare imprenditori nuovi che liberamente condividano gli utili per ridurre la miseria, diffondere una cultura del dare, sviluppare l’azienda creando di posti di lavoro. Insomma imprenditori che concepiscano e vivano la loro impresa come vocazione e servizio al bene comune e agli esclusi di ogni latitudine e contesto sociale. Un cambio di passo volto alla redistribuzione e a una maggiore giustizia sociale. Sarà difficile da attuare ma penso sia un cambiamento necessario. Per farlo confido in mio figlio e nei giovani imprenditori di seconda generazione che, come lui, stanno prendendo in mano la direzione di tante realtà della nostra bella e operosa terra”.

Jessica Bianchi

 

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