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Il tour della Gentilezza
E tutti vissero gentili e contenti | 01 Settembre 2017

Eravamo oltre la metà di maggio. La tanto attesa settimana del Salone del Libro di Torino era finalmente arrivata. Totalmente priva di senso pratico ma fiduciosa del fatto che a prenotare un alloggio su Internet sarei stata capace anch’io, mi addentrai nella giungla di Booking con la speranza che il mio fiuto funzionasse a dovere. Una volta tanto. Non conoscendo la città mi orientai su una zona vicina al Lingotto e rimasi subito colpita da alcune immagini di un Bed & Breakfast arredato con gusto e semplicità.  Chiesi comunque consiglio a un amico, noto “scovatore di fregature” ed esperto del settore che, dopo un’attenta analisi delle variabili esposte, mi diede il suo ok per prenotare. Arrivai a Torino centro e dopo aver trascorso i primi secondi ad ammirare il portone curato del palazzo signorile nel cuore del quartiere Crocetta, suonai il campanello. L’allegria mi colse già nell’androne e trovare Francesca, bella, sorridente e ospitale sulla soglia di casa mi diede una grande sensazione di sollievo. Mi invitò a entrare e ben presto mi accorsi di saltellare anziché camminare, colta dall’euforia straordinaria che arriva quando sai di aver centrato il bersaglio. Mi fece accomodare nell’ampio salone  e mi indicò il thermos di caffè caldo e il vaso di biscotti  posati sul bordo del lungo tavolo antico su cui ci trovammo immediatamente a chiacchierare. E come se ci conoscessimo da sempre, oltretutto! Mentre assaporavo la gustosa merenda, Francesca concluse le operazioni di check in e mi fornì preziosi consigli su come vivere Torino in quei giorni. Poi, come colta da un’improvvisa illuminazione alzò lo sguardo, mi sorrise e dichiarò: “Sai che c’è? Quasi quasi vengo a cena con te stasera”. Senza dubbio alcuno sul fatto che fossi d’accordo: era cristallino. Compatibilmente con i reciproci impegni, trascorsi quattro favolosi giorni in sua compagnia tanto che ci promettemmo di rivederci a Carpi. Avrei dovuto sdebitarmi in qualche modo di tutta quella gentilezza. E così accadde. Il 4 agosto Francesca approda in Emilia dopo un estenuante viaggio di oltre quattro ore senza aria condizionata. Ma è felice e si vede. Inizia il nostro tour tra ristorantini della zona, opere d’arte che la incantano e la riportano ai tempi in cui lavorava nei musei come restauratrice. Nonostante il caldo, non ci risparmiamo in niente e trascorriamo la giornata tra castelli e piazze di ogni forma e dimensione. Grazie a Sara, romantica depositaria di tesori dello splendido Teatro di Carpi, Francesca può godere di una visita privata di tutto ciò che sta tra la platea e la graticcia. L’antico edificio, egregiamente recuperato dopo il sisma di 5 anni fa, è in grande spolvero e Sara, che ne conosce ogni angolo e sfumatura, ci regala momenti di puro incanto. Oltre a mostrarsi visibilmente meravigliata dai decori e le splendide architetture, si commuove di fronte ai modi gentili che chiunque incontra tra ridotto e palcoscenico, le riserva senza risparmio. Ci rendiamo conto di avere un grande privilegio e di poter godere di prospettive assolutamente insolite dai punti più alti del teatro e usciamo di lì con gli occhi pieni di gratitudine. Affamate ci rechiamo tutte e tre al ristorante dove alcuni amici decidono di raggiungerci e altri di passaggio di fermarsi a cena, e improvvisiamo così il nostro pasto tra semisconosciuti. Non potremmo essere più diversi di così, per età, provenienza e stili di vita ma sono certamente l’improbabilità delle anime a tavola, unita al contesto molto suggestivo della piazza, a garantire la perfetta riuscita della serata, tant’è che una volta chiesto all’oste di saldare il nostro debito quasi ci imbarazziamo per l’esiguo contributo richiesto. “Troppo gentili e allegri per chiedervi di più” risponde lui, a cuor leggero. E la serata si conclude con una passeggiata nei vicoli del centro e l’incanto di una giornata memorabile. Il tempo vola quando ci si diverte e il lunedì incombe per riportarci ai nostri doveri. Puntuale e senza sconti. Non del tutto paghe, decidiamo di concederci una buona colazione prima di lasciare che Francesca riparta e inutile dire che una volta sedute al tavolo troviamo persone che ancora una volta si aggregano. Appena prima di uscire dalla caffetteria, il proprietario esce dal retrobottega e ci porge un piccolo presente per augurarci il buon inizio di settimana. Oltre che sazie, ce ne andiamo con una pagnotta calda a testa in un sacchetto e Francesca in un moto di commozione mi confessa di non essere così certa di voler partire.  Ma ahimè, il dovere chiama entrambe e ci salutiamo con un lungo e tenero abbraccio. Poco dopo, seduta alla mia scrivania e pensando a Francesca in viaggio, mi torna alla mente l’ultima immagine che ho di lei mentre stringe la mano al benzinaio, grata per averle pulito i vetri. E allora, che gentilezza  interregionale sia!

Elisa Cattini


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