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Preghiere perché piova: la ricerca storica di Guaitoli
Carpi | 08 Agosto 2017

Ad petenda pluviam raccoglie la cronologia storica degli anni siccitosi estratta dalle cronache carpigiane, “quando si facevano tridui e processioni per implorare dai santi la pioggia” spiega lo storico locale Gianfranco Guaitoli che ha curato la ricerca. “Davanti a una desolante sequenza di raccolti gialli, appassiti, soprattutto le grandi piantagioni di mais, riarse e senza una pannocchia attaccata allo stelo rinsecchito, cosa fare? A chi rivolgersi?” si chiede Guaitoli.

“Nell’antica Roma, per invocare Giove Pluvio, le matrone salivano sul Campidoglio e facevano ruzzolare grandi massi per simulare il rumore dei tuoni mentre mandavano al cielo le preghiere al dio. Oggi si prega nelle chiese”. Come ha invitato a fare il vescovo della Diocesi di Reggio Emilia Massimo Camisasca che, vista la prolungata siccità, ha inviato una lettera a tutti i parroci, chiedendo che si facciano preghiere nelle parrocchie, in linea con l’enciclica di Papa Francesco Laudato sì che affronta le sfide ambientali davanti alle quali siamo costretti e prendere posizione, anche quella riguardante la gestione dell’acqua. Mons. Camisasca sottolinea come si «tratta certamente di raccomandare un uso equilibrato e attento dell’acqua ma nello stesso tempo anche di supplicare il Signore di venirci incontro con piogge riparatrici di questa siccità».

“Ogni paese ha le sue tradizioni apotropaiche per ingraziarsi qualche santo locale o patrono – scrive Guaitoli in Ad petenda pluviam – da noi a Carpi, fin da remotissimi tempi, non avendo santi locali a cui appellarsi (almeno fino alla beatificazione di San Bernardino Realino nel XX secolo), ci si rivolgeva a San Valeriano Martire, nostro protettore prima dell’usurpazione di tale incarico da parte del tosco San Bernardino da Siena. Spesso associati alle preghiere, venivano fatti dei tridui e delle processioni per aumentarne l’impatto e la forza persuasiva verso l’implorato santo”.

Nelle cronache cittadine carpigiane, lo storico Gianfranco Guaitoli, attraverso una paziente ricerca nell’Archivio Storico Comunale di Carpi e non solo, ha trovato traccia di questi riti antisiccità a partire dal 1566 quando “un caldo nella state assai eccessivo” portò “più di due mesi di siccità”.

Successivamente nel 1671 è il sindaco che si mobilita incaricando “persone per andare da Mons. Arciprete, ad effetto che si contenti far fare la processione di San Valeriano per impetrare, mediante il merito di detto gloriosissimo santo da SDM la pioggia tanto necessaria a queste nostre campagne, con ordine spendere quello che occorrerà”.

E’ il 10 luglio 1828 quando, secondo Cronaca di Carpi di Giuseppe Saltini, “è stata fatta una solenne processione dalla Confraternita di San Bernardino essendo oggi l’ultimo giorno del Triduo fatto per ottenere la pioggia. Fu portata la santa reliquia da quattro preti apparati in tunicella, ed il P. Spirituale Sig. don Francesco Alessandrini in stola e piviale violaceo. Le campane della città suonarono per tale processione”.

Nel corso di tutto l’Ottocento si ha testimonianza di tridui e processioni per implorare dai santi la pioggia in occasioni di periodi particolarmente siccitosi. 


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