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E’ questo che ci meritiamo?
Carpi | 15 Luglio 2017

Trombe d’aria, grandine e siccità sfidano gli agricoltori. “Fa parte del nostro mestiere e lo mettiamo in conto – spiegano Mario e Carlo Bertollo – ma a tagliarci le gambe è la burocrazia. E’ questo che ci meritiamo?”. Padre e figlio gestiscono l’azienda agricola in via dei Grilli a Fossoli e sono ancora alle prese con le conseguenze del sisma del 2012. “La Regione non ha ancora licenziato la nostra pratica ma continuare a lavorare in queste condizioni non ha senso”. Piove dal tetto della stalla e l’acqua ristagna sulla pavimentazione mescolandosi al letame e costringendoci a pulizie straordinarie, il rumore del ventilatore disturba le mucche che hanno bisogno di quiete per la produzione del latte, la porta non scorre perché il pavimento si è alzato. I Bertollo si domandano fino a quando sarà possibile proseguire l’attività in stalle non del tutto sicure e così obsolete. “Nella pratica inoltrata alla Regione, oltre al rifacimento della stalla, è stato inserito il recupero della casa colonica che dopo il terremoto è stata dichiarata inagibile”. Oggi la numerosa famiglia vive in un’abitazione accanto alla casa colonica che, tra l’altro, è un riferimento nelle mappe della nostra zona rurale. Il decadimento progressivo dell’abitazione, che è in stato di abbandono da cinque anni, mette a rischio l’adiacente rimessa degli attrezzi agricoli, perché la parete comune potrebbe crollare. “La Regione ha detto che la casa colonica non è di pertinenza dell’attività agricola ma questo è inspiegabile perché sorgono a pochi metri di distanza” spiega Mario. Per ovviare alla mancanza di ricovero, i Bertollo hanno dovuto sistemare una struttura provvisoria delle dimensioni di un capannone dove tengono le balle di fieno, gli attrezzi e i mangimi. Una vera e propria incongruenza nel paesaggio ma “non possiamo farne a meno fino a quando non avremo ristrutturato gli edifici”. Nell’aia ci sono le oche, cani, gatti e due bellissimi cavalli richiamano l’attenzione dal recinto. “Il mio sogno – spiega Katia – è quello di realizzare una fattoria didattica per ospitare le scolaresche. L’ultima volta un bambino mi ha chiesto se i cavalli facevano le uova… Nella casa colonica c’è un antico forno di alcuni metri di profondità e sarebbe meraviglioso poterlo utilizzare“. Le idee in questa famiglia non mancano: dalla produzione di formaggi freschi a quella di caciotte e yogurt, “ma si potranno realizzare solo se avremo la possibilità di continuare a lavorare”. La produzione di latte resta l’attività principale dell’azienda agricola associata alla Cooperativa Centro Latte Tricolore insieme ad altri agricoltori per promuovere la commercializzazione del Latte Onesto così come indicato dall’EMB, European Milk Board. Oggi il latte però viene pagato 35 centesimi al litro. “Produciamo una media di ventidue quintali di latte ogni due giorni, ma con il caldo che c’è stato la produzione è scesa a diciassette/diciotto quintali. Ci mancava anche questa…” aggiunge Mario. “E’ dura vedere un futuro positivo ma noi ci crediamo: l’agricoltura è vita, bisogna amare la natura e mangiare sano”. Che ne sarebbe delle nostre campagne se venissero abbandonate?

Sara Gelli

 


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