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Muro d’artista
Carpi | 12 Luglio 2017

“L’arte urbana è democratica. Per tutti. La street art può essere toccata, sfregata… il pubblico può interagire con essa, contribuendo a modificarla. I muri diventano così tele vive che mutano nel tempo e dialogano con i luoghi e le persone che li sfiorano ogni giorno”. A parlare è il writer di fama internazionale Marco Burresi, in arte ZED1, in città, per lasciare sul muro dei carpigiani Rita e Roberto, la sua firma d’artista. “Per noi - racconta la coppia - è un sogno che si realizza. Da oltre un anno ci siamo appassionati di street art e quando in Rete abbiamo visto i lavori di Zed1 è stata una vera folgorazione. Il suo tratto delicato, le sue metafore e le sue storie ci hanno letteralmente conquistati tanto da spingerci ad andare in Toscana, a Certaldo, dove è nato, per cercare i suoi muri dipinti. Una volta lì lo abbiamo contattato ed è stato proprio lui ad accompagnarci alla scoperta delle sue opere, comprese quelle illegali, le vandalate degli inizi”, sorride Rita. E da questo incontro speciale è spuntata l’idea di chiamare Marco a Carpi, per dare nuova vita alla facciata della casa della coppia: “gli abbiamo dato carta bianca affinché potesse dare il meglio di sé liberando il suo estro creativo”. L’opera, in via Giusti, lascia senza fiato e sono numerosi i passanti che vi si fermano davanti per ammirarla incuriositi: “avremmo potuto decidere - prosegue Rita - di far dipingere a Zed1 una parete interna ma la street art è un dono di cui tutti devono usufruire. Sarebbe davvero bellissimo se a Carpi anche altre famiglie decidessero di rendere le loro case uniche e speciali grazie all’arte urbana”. Burattini, elfi, clown, personaggi immaginari popolano i lavori di ZED1, dove l’atmosfera pare quasi sospesa. Un mondo fantastico, il suo, denso di una malinconica bellezza. “Io facevo Grafica Pubblicitaria a Firenze - racconta Marco - quando conobbi un gruppo di writer che, tra la fine degli Anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, venivano a scuola con le tasche piene di foto di graffiti americani comprati in edicola. Quando facevano forca da scuola andavano a dipingere in luoghi abbandonati e poi immortalavano i loro lavori. Per curiosità iniziai a seguirli e scoprii che mi piaceva tenere una bomboletta in mano. A disegnare su carta me la cavavo ma col muro era tutta un’altra cosa. Un’emozione completamente differente. Eri lì, in posti assolutamente illegali a dipingere e l’adrenalina saliva a mille… Non ho più smesso. Non c’erano i social allora, tutto era basato sul passaparola, conoscevi gente, amici di amici, coi quali giravi l’Italia per graffitare muri, era divertente”. Dall’emozione delle bombolette spray, ZED1 da una decina d’anni è passato a rulli e pennelli: “strumenti nuovi che mi consentono di ampliare le mie possibilità e, soprattutto, mi permettono di avere un approccio più fisico. Con lo spray non puoi toccare il muro, al limite puoi graffiarlo col tappino della bomboletta mentre coi pennelli puoi aggiungere strati di colore, dare spessore e ancor più forza ai tuoi lavori. E’ affascinante”. L’immaginario fantastico di Marco affonda le sue radici nella tradizione della sua terra: “a Certaldo c’è una festa di teatro di strada. Ricordo che durante uno di questi eventi incontrai un burattinaio, i movimenti scomposti delle marionette mi piacquero immediatamente. I miei personaggi sono evoluzioni di quei burattini. Marionette umanizzate”. Sui muri di ogni angolo di mondo, Marco ha tratteggiato storie, “a volte le pareti diventano valvole di sfogo su cui trasporre un’idea. Un pensiero che mi passa per la mente. Ecco perché non amo fare bozzetti, preferisco improvvisare, entrando in sintonia con un luogo. Dopo aver studiato il muro, osservandolo dal giusto punto di vista, considerando il contesto nel quale è inserito e dialogando con gli oggetti presenti sulle pareti, le idee nascono da sole”. Con la sua anima effimera, la street art oggi sta esplodendo anche nel nostro Paese, regalando a tutti la possibilità di ammirare straordinari pezzi di musei a cielo aperto. “Oggi l’arte urbana - conclude Marco - non è più relegata solo alle aree abbandonate, ai non luoghi, alle periferie malfamate… al contrario è uno strumento potente anche per le piccole cittadine per richiamare un turismo di appassionati sempre a caccia di nuovi muri da scoprire e ammirare”. Al termine del nostro incontro, poco prima che Marco risalga sul cestello per terminare il suo capolavoro carpigiano, gli chiedo se cede mai alla tentazione di dipingere muri illegalmente per ritrovare il brivido dell’inizio… “Non ho più l’eta”, sorride sibillino!

Jessica Bianchi


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