Iscriviti alla newsletter

Sfoglia il giornale ovunque tu sia e in qualsiasi momento, iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana Tempo sulla tua e-mail.

×
Clochard per un giorno
Carpi | 11 Luglio 2017

A ispirarlo è stato il monito di Papa Francesco riguardo alla sottocultura dello scarto che sta consumando l’uomo contemporaneo, fino a renderlo indifferente ai più deboli, e autoreferenziale. Un modello di società che distorce i rapporti umani e il valore stesso della vita, riducendo l’individuo a risorsa che vale solo perché e finché serve, aumentando così il divario tra ricchi e poveri, forti e deboli. L’artista Tamidi’s (al secolo Oto Covotta) ha colto il significato profondo delle parole del pontefice e ha deciso di sperimentare sulla sua pelle cosa si prova a vivere da “invisibile”, e cosa si legge negli occhi e nei volti delle persone che gli sfilano accanto. A fotografarlo nel suo atto genuinamente provocatorio e dall’intento artistico, è intervenuto il fotografo Mauro Vincenzi, e gli scatti più significativi saranno esposti in occasione della prossima mostra del pittore in programma nella primavera del 2018, in cui è previsto il contributo straordinario degli attori Maria Giulia Campioli e Claudio Mariotti. Il pittore ha indossato una finta barba incolta, un paio di jeans sdruciti e degli occhiali scuri per confondersi tra la gente. In una mano un bastone e nell’altra un vecchio carrello a due ruote carico di lattine vuote, un paio di cianfrusaglie e una copia della Sacra Bibbia, e si è avviato a spalle curve in giro per la piazza nell’assolata domenica di 25 giugno. Con la gola arsa per la sete e le tasche vuote, ha fatto tappa al bar Interno Divino: nel cuore ha sperimentato il senso di impotenza e vulnerabilità, la paura di essere rifiutato. Ha trovato invece un volto amico e mani pronte a offrirgli un po’ di ristoro, qualcosa con cui saziare lo stomaco e forse anche l’anima. Tamidi’s con la sua naturale propensione a cogliere l’arte in ogni aspetto della vita, con questa iniziativa e le opere realizzate a partire da elementi di scarto, ci porta nel suo mondo in cui ogni cosa riacquista bellezza e valore. “Recitare una parte, immedesimarsi con il corpo e la mente in un ruolo è una forma d’arte - ha spiegato - e io credo che proprio grazie all’arte si possa ridare valore a ciò che la società contemporanea esclude, per far emergere la sacralità della persona, di ogni persona, mettendo a nudo la superficialità del vivere contemporaneo. Il mio è un invito a uscire dall’ateismo pratico, dove si conosce il prezzo di tutto e il valore di niente, e che condanna l’uomo a un destino di scarto appena non serve più all’interno di un ingranaggio che dev’essere efficiente a tutti i costi, violando la dignità umana”. Le sue ultime opere elevano a straordinario non solo l’ordinario, ma anche ciò che viene solitamente gettato via... “L’arte può far emergere la bellezza di ciò che si può ancora recuperare, come inserire in un dipinto dei chiodi arrugginiti, delle lattine schiacciate dalle auto: oggetti di scarto che riacquistano valore agli occhi di chi le guarda, perché il segreto sta proprio lì: da come guardiamo le cose e, soprattutto, le persone che ci circondano”.

Chiara Sorrentino


Ultime notizie

Scarica l'App
Il giornale
in edicola
Sfoglia il giornale
Rubriche del Tempo
Altre notizie