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“Smentisco categoricamente che AleAnna voglia fare delle prove di stoccaggio”
Carpi | 07 Luglio 2017

Sono in molti a temere che la multinazionale americana AleAnna nell’area della Fantozza, a cavallo tra la Bassa Reggiana e il Comune di Carpi, non voglia cercare idrocarburi bensì siti idonei allo stoccaggio del gas. Ma è davvero così? A rispondere è Betta Sala, attivista No Triv: “quando si va a stoccare gas lo si fa solo ed esclusivamente laddove era già presente in natura”. Ergo non si può stoccare metano in profondità “se lì sotto non vi era già un giacimento in precedenza. Ricordo il caso eclatante dello stoccaggio No gas Rivara - prosegue Betta Sala - dove la società inglese Indipendent gas Management voleva stoccare metano non in un vecchio giacimento di gas esaurito bensì in un acquifero profondo, una sorta di  serbatoio di acqua da scalzare per infilarci gas in pressione. Un progetto inattuabile in quanto sarebbe una follia sperimentarlo in una zona sismica e popolatissima. Smentisco pertanto categoricamente che AleAnna voglia fare delle prove di stoccaggio in una zona, quella della Fantozza, dove non vi sono giacimenti attivi”. A preoccupare il Comitato No Triv sono però le intenzioni di un’altra compagnia straniera: la Po Valley “ha chiesto il permesso per ricercare idrocarburi e poter effettuare prove di stoccaggio in tre pozzi petroliferi a Budrione e a Canolo di Correggio. Una procedura in corso di valutazione di impatto ambientale da ben cinque anni e per la quale, al momento, non è stata ancora data l’autorizzazione”. In zona c’era un giacimento di metano “attivo per cinquant’anni gestito prima da Agig e poi da Eni e chiuso all’inizio degli anni Duemila, di cui Eni rigettò la concessione di coltivazione allo Stato poiché il giacimento era esausto. Il sito risultò inoltre inadatto per lo stoccaggio di metano: il coperchio non teneva il gas nel sottosuolo poiché c’era la presenza di una faglia pericolosa superficiale. Non si stocca metano laddove c’è zona attraversata da una faglia, peraltro la stessa che generò il sisma del 1996 a Correggio! Considerazioni scritte da Eni e non certo dai No triv, dunque la nostra speranza è che la Regione ne tenga conto e faccia pressione sul Ministero allo Sviluppo Economico per rigettare la richiesta di questa compagnia”.
Con AleAnna il vero problema, ammette l’attivista, “è che non abbiamo ancora un’idea della traccia di linea sismica che la multinazionale vorrebbe fare nel permesso di ricerca Fantozza quindi non sappiamo quali sono i terreni che andrà eventualmente a colpire.  Inoltre questa procedura è in fase molto avanzata e se non dovesse andare in porto la sospensiva che la Regione ha chiesto al Ministero è possibile che la compagnia  il prossimo inverno si faccia avanti, anche se noi siamo fiduciosi, considerata l’unanime contrarietà della popolazione, che ciò non accada”.
Jessica Bianchi


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