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Carpi | 04 Luglio 2017

La fusione dei due ospedali modenesi Policlinico e Ospedale civile di Baggiovara ha innescato un processo di riorganizzazione dei servizi che coinvolge tutti gli ospedali del territorio provinciale, compreso il Ramazzini di Carpi. Tale processo ha trovato una definizione nel Piano di riorganizzazione della rete sanitaria integrata territoriale provinciale approvato lo scorso 6 giugno dalla Conferenza territoriale sociale e sanitaria composta da sindaci, rappresentanti delle componenti della sanità modenese, sindacati e Università. “Tale Piano - spiega il medico, nonché consigliere comunale della lista civica Carpi Futura, Giorgio Verrini -  si pone come il nuovo Pal (Piano Attuattivo Locale). Il vecchio, nato nel 2011 e che doveva durare tre anni, non viene nemmeno nominato ma è di fatto la “madre” di quello appena presentato, con una differenza importante e cioè che il Pal venne ampiamente condiviso dai vari operatori del comparto sanitario compresi i medici ospedalieri. Questo Pal 2.0 al contrario è stato emanato dai vertici della Ausl che si assumono in piena solitudine la responsabilità del funzionamento degli ospedali e dei distretti della provincia”. Il direttore generale dell’Azienda Usl di Modena, Massimo Annicchiarico, ha sottolineato come “la chiave strategica della riorganizzazione sia l’integrazione tra tutti gli ospedali con equipe di professionisti in grado di operare su più sedi, articolate in piattaforme specialistiche comuni, valorizzando le vocazioni delle singole strutture per migliorare qualità e sicurezza delle prestazioni, ridurre i tempi di attesa e garantire prossimità nella risposta ai principali bisogni”. Un assetto organizzativo che desta qualche preoccupazione in Verrini:  “personalmente non credo che in questo modo la presa in carico del paziente sia possibile. Già ora ci si lamenta di un rapporto disumanizzato tra medico e paziente, figuriamoci come andranno le cose  quando diventerà prassi che il chirurgo di Baggiovara venga a operare un paziente del Ramazzini incontrandolo per la prima volta in sala operatoria e, salvo complicazioni, non lo vedrà mai più poiché affidato ad altri colleghi per il post operatorio. Oppure saranno i pazienti a essere spostati in più sedi in base alle necessita chirurgiche”. Sull’Area Nord il Piano punta sostanzialmente alla creazione di due piattaforme a vocazione diversa: a Carpi quella oncologica, a Mirandola quella della chirurgia non oncologica. Un progetto che non convince Verrini: “a Carpi la vocazione sarebbe oncologica, ma per la diagnosi o la terapia?  E terapia medica o chirurgica?  Al Ramazzini sinora si è fatta dell’ottima diagnostica oncologica e buonissima chemioterapia e di questo dobbiamo ringraziare lo staff del DHO e il Reparto di Medicina. Quest’unico Reparto di Medicina (fino a pochi anni fa erano due) annaspa in una cronica mancanza di posti letto e di medici e di infermieri: speriamo che nel nuovo piano oltre alle roboanti parole, ci siano anche i mezzi economici per sostenere l’impatto con il maggior ingresso di malati oncologici a cui pare votato il nostro ospedale. Per quel che riguarda la terapia chirurgica delle neoplasie, questa è presente a Carpi da anni in alcune branche, vedi Urologia, ORL e Chirurgia mammaria e colon rettale (quest’ultima molto potenziata recentemente): la terapia chirurgica è quella più operatore dipendente e quindi per parlare di piattaforma oncologica a Carpi, bisognerà valutare bene quali saranno i futuri investimenti in tecnologie ma, soprattutto, in specialisti capaci e motivati. A questo proposito il direttore generale, in un intervento in Consiglio Comunale a Carpi, ha ammesso di trovarsi in difficoltà nel coprire i “buchi” del personale medico-chirurgico  per colpa di un’Università asfittica che non prepara un numero adeguato di specialisti. Quindi pochi anestesisti, pochi pediatri, pochi chirurghi… Queste considerazioni sono la causa delle mie perplessità sulla riuscita di un progetto di riorganizzazione sanitaria, molto bello e iniziato oltre dieci anni fa ma che non ha arrestato il progressivo decadimento qualitativo e anche estetico e funzionale del nostro nosocomio. Forse la fusione Policlinico - Baggiovara ha questa missione: accorpare, tagliare ed eliminare doppioni per liberare personale medico - chirugico già esperto per coprire le esigenze degli ospedali periferici come il nostro, chiamato, almeno sulla carta, a un futuro ruolo chiave nella sanità provinciale”.  Malgrado i dubbi, Verrini intravede anche “alcuni segni positivi riguardanti gli investimenti di circa 4 milioni di euro per la realizzazione della Casa delle Salute di cui tanto si è parlato e che dovrebbe essere l’architrave di sostegno per la medicina di base e per il Distretto con benefiche ricadute per i pazienti e i loro famigliari. Altro investimento  importante quello per la realizzazione della tanto attesa residenza psichiatrica. Altri investimenti sono in arrivo per il sostegno all’assistenza domiciliare onde favorire un più rapido turn over dei pazienti ricoverati nei reparti ospedalieri”. Verrini non fa sconti e riconosce il progressivo depauperamento subito dal nostro nosocomio negli anni: “ho nostalgia della situazione sanitaria precedente gli Anni ’90, quando gli ospedali godevano di autonomia economico gestionale, non soffrivano della riduzione dei posti letto, né dovevano fare i conti con una centralizzazione che ha fatto sparire da Carpi alcuni importanti servizi finiti a Modena. Mi riferisco alla Stroke unit, all’Emodinamica coronarica, all’anatomia patologica e allo screening mammografico per citare i più importanti. Forse è il prezzo della modernità che indubbiamente si paga con il disagio dei pazienti e con un cambiamento radicale dei rapporti umani”.  Tornare indietro è impensabile, ammette il dottor Verrini, “poichè la salute non ha prezzo ma la sanità è cara”. E allora che fare? Quale ruolo deve avere la politica per tutelare la salute pubblica pur facendo i conti con risorse in calo e bisogni sempre più pressanti? “Occorre procedere a un rigoroso controllo di indirizzo e di locazione delle risorse finanziarie e a questo compito è chiamata la CTSS e il sindaco Alberto Bellelli in particolare. Troppe volte infatti - chiosa Giorgio Verrini - fiumi di denaro partiti dall’Europa e dalla Regione sono stati dirottati verso le strutture ospedaliere centrali (Policlinico e Baggiovara): in periferia oltre allo stretto necessario, sono arrivate numerose buone intenzioni, molti piani riorganizzativi (come l’ultimo annunciato poche settimane fa) e si sono sentite tante volte le parole integrazione e sinergia. Ormai non se ne può più”.
Jessica Bianchi

 


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