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Liu Jo: una storia di successo
Carpi | 29 Giugno 2017

E’ una storia di successo quella di Liu Jo. Una favola bella nata negli Anni Novanta, sotto il segno dei due fratelli carpigiani Marco e Vannis Marchi. Da allora il marchio ha conosciuto una crescita inarrestabile e dai 200 milioni iniziali di lire, dopo oltre vent’anni, il fatturato 2016 dell’azienda sfiora i 310 milioni di euro. Con una quota di export pari al 40%, Liu Jo da tempo è presente anche in Medioriente, un mercato in ascesa e dalle molteplici possibilità di sviluppo, come spiega Marco Marchi, direttore creativo di Liu Jo, nonché amministratore unico.
Dottor Marchi in un’intervista al Sole 24 Ore lei ha dichiarato che “molti imprenditori italiani hanno saputo costruire aziende gioiello grazie a coraggio, spirito imprenditoriale e creatività ma troppi di loro hanno una visione dell’impresa legata alla vita del fondatore”. Come si realizza tale obiettivo?
“A mio parere un’opportunità per realizzare questo obiettivo è sicuramente rappresentata dall’IPO (ndr - IPO è l’acronimo della locuzione anglosassone Initial Public Offering, in italiano Offerta Pubblica Iniziale. Con un’IPO un’azienda decide di collocare i suoi titoli azionari su un mercato regolamentato, per aprire il suo capitale a nuovi azionisti): perché questo accada l’azienda ha la necessità di essere sempre più strutturata e managerializzata e questa secondo me è la direzione corretta. Solo in questo modo l’azienda avrà la possibilità di esistere e di sostenere il suo business, anche senza la presenza esclusiva del suo fondatore”.
A che quota si assesta il vostro export? E quali sono i vostri mercati di riferimento?
“La quota di export nel 2016 è stata del 40%, ma come già dichiarato in passato stiamo puntando sempre di più all’internazionalizzazione dell’azienda. A questo riguardo i mercati per noi principali sono la Francia (9%), l’Europa dell’Est (8%), la penisola iberica (6%), il Benelux (6%), l’area DACH, sigla che identifica i principali Paesi europei che compongono l’area linguistica tedesca (4,5%)”.
Liu Jo è presente anche in medio Oriente: in quali paesi?
“Liu Jo è presente oggi in Egitto, Iran, Libano, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Siria. Il nostro è un presidio diffuso che ci vede presenti in maniera consolidata su tutti i principali mercati dell’area con 18 punti vendita in franchising. Devo dire che, già molto tempo fa, ho intuito quali fossero le potenzialità del territorio ed è per questo che da quasi un decennio lavoriamo con strategie ad hoc per presidiare al meglio il Medio Oriente”.
Come siete riusciti a conquistare questa fetta di mercato islamizzato?
“Abbiamo lavorato su due fronti: da una parte abbiamo studiato le nostre collezioni e la nostra offerta prodotto affinché rispondessero a esigenze specifiche legate alle caratteristiche e al gusto dei Paesi mediorientali. Dall’altra ci siamo affidati a partner commerciali fortemente radicati sul territorio e con una notevole conoscenza del mercato: questo è un territorio dalle caratteristiche molto ben definite per il quale è necessario intavolare strategie ad hoc e per farlo è indispensabile conoscerlo profondamente”.
Cosa apprezza maggiormente della moda targata Liu Jo il mondo arabo?
“La nostra offerta di prodotto è estremamente versatile, per cui anche l’apprezzamento è generalmente diffuso. A ogni modo sicuramente la nostra Gold Label, con proposte dal carattere elegante e sofisticato e abiti adatti a occasioni speciali e sempre arricchiti da dettagli preziosi, è una delle più amate. Ma anche la linea Liu Jo Sport, dedicata al tempo libero, riscuote un ottimo successo: credo che le ragioni di questo gradimento risiedano nell’equilibrio tra comfort e glamour che la collezione riesce a tradurre alla perfezione. Il successo è, anche, per la nostra Black Label: “cuore” della nostra proposta apparel dal gusto sempre ricercato”.
Quali sono le principali novità che state studiando per le vostre licenze (profumi, occhiali, uomo, casa, orologi) e per le vostre collezioni?
“Le novità per quanto riguarda le licenze sono molteplici e siamo molto felici del percorso che si sta portando avanti da questo punto di vista, sempre più qualificante per il brand. Per quanto riguarda i profumi, posso dire che a giugno è stata lanciata una nuova fragranza: si tratta di un progetto totalmente nuovo che guarda in maniera mirata al pubblico più giovane, forte di un posizionamento prezzo coerente con questo obiettivo. Per quanto riguarda l’eyewear, la collezione sta andando molto bene su tutti i mercati su cui è lanciata, compreso il Nord America – area in cui non siamo invece ancora presenti con il nostro core business. Da marzo il mondo Liu Jo Eyewear ha visto inoltre l’ingresso di una novità, una proposta di modelli sole e vista per la bambina che si colloca all’interno di un segmento di mercato molto preciso, e per l’anno prossimo stiamo pensando al lancio di una capsule collection per l’uomo. Proprio in merito a Liu Jo Uomo, stiamo procedendo all’ulteriore espansione del progetto: l’apertura del nuovo negozio a Milano rappresenterà uno stimolo fortissimo e un traino anche per lo sviluppo futuro sui mercati esteri. Dal punto di vista del prodotto, la capsule sport sta performando molto bene all’interno dei punti vendita e ne siamo davvero soddisfatti. E ancora, la licenza Liu Jo Casa vede un progetto tessile in crescita sul territorio nazionale che registra un buon sell out; a breve verrà lanciato il canale e-commerce che permetterà al progetto di godere di una visibilità ulteriore, anche alla luce del fatto che stiamo lavorando per uno sviluppo sui mercati esteri e per sviluppare nuove categorie di prodotti. Il progetto dedicato agli orologi poi, sta ottenendo risultati superiori all’anno scorso, forti di un presidio capillare della distribuzione in Italia e di uno sviluppo della rete all’estero; contestualmente, stiamo puntando e investendo molto sull’ampliamento della collezione gioielli che crediamo in futuro possa rappresentare una delle categorie merceologiche di maggior successo e per questo stiamo anche pensando a una joint venture. Ovviamente anche per quanto riguarda le collezioni Liu Jo le novità non mancano: solo per dirne una, stiamo lavorando in maniera fortemente focalizzata sul segmento denim – da sempre uno dei nostri obiettivi principali - con un lavoro stilistico continuo e dinamico, finalizzato alla ricerca costante di nuovi fit e modelli”.
Avete chiuso l’esercizio 2016 a quota 310 milioni di euro di fatturato, con valori stabili sul 2015. La redditività è stata positiva con un ebitda in salita a oltre 50 milioni di euro. Avete definito un piano strategico per il biennio a venire? Quali gli obiettivi di crescita?
“Posso dire che per il prossimo anno è prevista una crescita interna pari a circa il 10%. Riguardo invece il biennio successivo, sono previste alcune acquisizioni importanti che potrebbero portare l’azienda a superare i 400 milioni di euro di fatturato”.
Chiudiamo su una domanda squisitamente carpigiana: dopo anni di immobilismo qualcosa si sta muovendo. E’ nata Moda Makers, gli imprenditori hanno fatto squadra per cercare di fronteggiare al meglio le difficoltà di un mercato globale sempre più complesso. Pensa che Carpi possa tornare a essere un polo di eccellenza per il tessile abbigliamento?
“Me lo auguro. Ciò che non va dimenticato e anche sottolineato, è che la realtà di Liu Jo nasce da un rapporto intimo e profondo con il territorio carpigiano: Liu Jo è infatti nata ed è cresciuta in questi anni anche grazie a un rapporto speciale che ha saputo instaurare e mantenere con la realtà locale. L’azienda ha le sue radici in questo distretto industriale e questa è per me una cosa molto importante. Dal 1950 a oggi il nostro territorio è cambiato, trovando sempre nuove soluzioni per rispondere e reagire alle evoluzioni del mercato: credo quindi che questa capacità di reagire ed evolvere, tipicamente locale, non potrà che essere d’aiuto anche in futuro”.
Jessica Bianchi

 


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