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Profughi: il Prefetto chiede a Carpi di fare di più
Carpi | 13 Giugno 2017

E’ una questione senza fine quella che riguarda i richiedenti asilo e l’Italia non è ancora riuscita a uscire dalla logica emergenziale. Lo Stato delega l’incarico di trovare soluzioni alle Prefetture che, attraverso la modalità del bando d’appalto, individuano i soggetti che si devono fare carico della gestione dei profughi a partire dalla ricerca delle sistemazioni. I Comuni offrono collaborazione e cercano di indirizzare le scelte del gestore al fine di creare le migliori condizioni preservando la coesione delle comunità.  In base al Decreto Minniti dell’ottobre 2016 la quota profughi per ogni comune era calcolata sul rapporto 2,5 per mille abitanti ma attualmente il parametro indicativo è già al 3,3 per mille. Nel territorio dell’Unione delle Terre d’Argine sono stati ospitati oltre 120 profughi, di cui 26 nell’ambito del progetto Sprar, Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, in diverse zone del territorio di Carpi, Soliera e Campogalliano. In tempi relativamente brevi, nell’Unione delle Terre d’Argine dovremmo arrivare a quota 160. In base alle tabelle  e ai calcoli della Prefettura, calcolando il 3,3% della popolazione, Carpi dovrebbe salire a 247, Soliera a 51, 33 a Novi, 29 a Campogalliano.
Si tratta di parametri indicativi in quanto non è detto che sui territori della provincia gli enti gestori abbiano riscontrato le medesime condizioni in termini di disponibilità di alloggi privati, organizzazione delle attività, collegamenti e trasporti.  Si tratta comunque di numeri che, è inutile sottolinearlo, inciderebbero enormemente sulla qualità dell’accoglienza e che, nella provincia di Reggio dove il bando prevede l’accoglienza di 2.300 richiedenti asilo, hanno fatto sobbalzare l’Anci, Associazione nazionale comuni italiani, per l’impatto che potrebbero avere sulle comunità: i sindaci reggiani hanno espresso contrarietà all’installazione di container (come è avvenuto a San Martino in Rio) e alla creazione di campi profughi. I numeri sono determinanti anche sul versante della sicurezza per evitare problemi di ordine pubblico e sul fronte della qualità del servizio.  Il Prefetto di Modena Patrizia Paba ha lanciato un appello alle comunità chiedendo di fare di più: sono quasi 1600 i richiedenti asilo in provincia di Modena ma ne arriveranno altri 500. E ha citato il delicato tema delle assegnazioni forzate (“E’ uno strumento”) ma si lavora intanto per altre strade che tengano conto delle specificità dei singoli paesi. Il punto è che non si trovano alloggi privati. Ai sindaci convocati in Prefettura giovedì 1° giugno, Paba ha confermato che bisognerà abituarsi presto a soluzioni ‘last minute’ o quasi, puntualizzando ai primi cittadini “la necessità di prendere in considerazione anche l’eventualità di ricorrere a soluzioni dettate dall’emergenza, tenuto conto dei continui trasferimenti di stranieri in provincia con brevi margini di preavviso, come avvenuto la settimana scorsa”.  
“Non ci sono strutture pubbliche perché gran parte del patrimonio immobiliare del Comune - spiega il sindaco di Carpi Alberto Bellelli reduce dall’incontro col prefetto – resta inagibile a causa dei danni riportati in occasione del terremoto e l’individuazione di eventuali immobili disponibili per l’accoglienza non spetta a noi sindaci ma ai soggetti aggiudicatari dell’appalto della Prefettura: la cooperativa Caleidos di Modena e la Leone Rosso di Aosta (coop alle quali arrivano direttamente i contributi del Ministero). Il Comune raccordandosi con il Terzo Settore contribuisce alla qualità dell’accoglienza promuovendo attività di formazione, corsi di italiano, lavori socialmente utili. E’ anche necessario che venga snellita la procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato: un richiedente asilo ora attende due anni per ricevere una risposta”. Con numeri sempre più in crescita questo passaggio è fondamentale per evitare di creare parcheggi di profughi.
Sara Gelli


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