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Ho avuto sete porta l’acqua in Africa
Carpi | 09 Giugno 2017

Se migliorassero le condizioni di vita in Africa, sarebbero ancora così tante le persone disposte a mettere a rischio la propria esistenza alla ricerca di una speranza? Basterebbe combattere la fame, la povertà e la siccità per  frenare la migrazione irregolare? Come si può garantire il diritto di restare e vivere dignitosamente nelle proprie terre?  Il problema dell’accesso all’acqua incide più di ogni altro sulle opportunità di sviluppo e molti paesi africani ne pagano a caro prezzo la scarsa disponibilità: da questa considerazione è nata l’idea di dare vita nel 2012 all’associazione di volontariato Ho avuto sete che in questi anni è riuscita a catalizzare tante energie a Modena, a Carpi e a Reggio Emilia raccogliendo adesioni da mondi diversi con un unico scopo, costruire pozzi in Africa. “Non si tratta dell’unico obiettivo che Ho avuto sete si è data: sin dall’inizio, infatti, l’associazione ha realizzato attività di divulgazione sul territorio e ha organizzato momenti di riflessione e approfondimento su tematiche di carattere esistenziale per i propri associati e per la collettività. Perché la sete non è solamente l’espressione di una necessità fisica: l’uomo contemporaneo soffre di una sete esistenziale” precisa il carpigiano  Paolo Ballestrazzi, presidente. Scoraggiare le migrazioni per Ballestrazzi “è possibile, ma noi siamo solo una goccia d’acqua nell’immenso territorio africano. Ciò nonostante, grazie a Ho avuto sete, diecimila persone oggi hanno accesso all’acqua potabile”. Cosa significa?  Lo raccontano bene le immagini proiettate in occasione del quinto compleanno della onlus festeggiato a Palazzo Pio il 24 marzo scorso con un momento di riflessione sul tema Nel mondo che cambia c’è spazio per un nuovo umanesimo? I video documentano i progetti realizzati riprendendo bambini che bevono e si lavano accanto al pozzo, una donna che lava il pavimento dell’asilo, altre che annaffiano l’orto, capre che si dissetano. La possibilità di bere, di provvedere all’igiene, di irrigare la terra: il diritto all’acqua è anche tutto questo. Sono quindici complessivamente i pozzi d’acqua potabile costruiti in questi cinque anni: otto in Burkina Faso, quattro in Malawi, uno in Benin, uno in Eritrea e uno in Tanzania. “Sul posto ci sono reti locali su cui poter contare durante la fase di realizzazione dei progetti dopodiché ogni comunità custodisce e protegge il proprio pozzo: non si sono mai verificati atti vandalici in questi anni e i pozzi sono ancora perfettamente in funzione” spiega Ballestrazzi  “ma non manchiamo mai alle inaugurazioni e continuiamo ad andare in Africa per verificare l’andamento dei diversi progetti”. Costruire un pozzo in Africa può arrivare a costare anche più di ottomila euro e l’associazione raccoglie fondi attraverso iniziative, donazioni da privati, parrocchie e aziende, introiti dal 5 per mille, “noi trasformiamo anche quello in acqua potabile” sorride Ballestrazzi. Alcuni progetti dell’associazione hanno trovato realizzazione sul nostro territorio in occasione del terremoto del 2012 e dell’alluvione a Bomporto nel 2014 e, “in collaborazione con il Cuamm Medici con l’Africa stiamo finanziando la costruzione di un Poliambulatorio ad Arquata del Tronto”. I progetti futuri riguardano la costruzione di altri pozzi in Burkina Faso, Tanzania e Kenia.

Sara Gelli


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