Iscriviti alla newsletter

Sfoglia il giornale ovunque tu sia e in qualsiasi momento, iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana Tempo sulla tua e-mail.

×
Scabbia: una malattia democratica
Carpi | 09 Giugno 2017

Nelle scorse settimane un focolaio di scabbia - dal latino scabere (grattare) -  si è registrato a Soliera dove una famiglia composta da otto persone ha contratto la malattia. Comunemente si ritiene che tale patologia sia a esclusivo appannaggio delle classi sociali più disagiate o direttamente riconducibile a condizioni igieniche scadenti. Ma è davvero così? Quali sono i sintomi e le modalità di trasmissione? A rispondere è la dottoressa Laura Gardenghi del Servizio di Igiene Pubblica dell’Azienda Usl di Modena.

Dottoressa Gardenghi, cos’è la scabbia?

“La scabbia è una malattia della pelle provocata da un piccolo parassita, un acaro (Sarcoptes scabiei) invisibile a occhio nudo che penetra nella cute scavando piccole gallerie (cunicoli) in cui depone le proprie uova”.

Quali sono i sintomi?

“Il sintomo più caratteristico della scabbia è il prurito che diventa particolarmente intenso durante la notte e porta inevitabilmente chi ne è affetto a grattarsi; il grattamento a sua volta provoca lesioni che possono infettarsi. I cunicoli scavati dall’acaro nella pelle appaiono come linee tortuose lunghe da pochi millimetri a qualche centimetro che terminano con una piccola vescicola ma, in genere, i segni più evidenti sono i graffi provocati dall’intenso grattamento. Le zone dove più spesso compaiono le lesioni sono gli spazi tra le dita delle mani, i polsi, i gomiti, le ascelle, intorno alla vita, le cosce, la regione periombelicale nei bambini, i genitali nell’uomo e le regioni inferiori dei glutei nella donna”. 

Chi rischia di essere colpito? Come si trasmette?

“La scabbia colpisce persone appartenenti a tutti gli strati sociali, con buone o cattive abitudini igieniche personali, di qualunque età, maschi e femmine. Il trasferimento dei parassiti avviene da una persona con scabbia a una sana per contatto diretto, pelle contro pelle. Perché ciò avvenga sono necessari contatti continuativi e stretti. Un caso tipico di possibile contagio si realizza quando una persona colpita dorme nello stesso letto con qualcun altro o, per l’adulto, in occasione di rapporti sessuali. Molto più raramente avviene in modo indiretto tramite vestiti o asciugamani da poco contaminati. La malattia si manifesta da 2 a 6 settimane dopo il contagio; solo chi ha già avuto la malattia può presentare i sintomi dopo un periodo più breve, da uno a sette giorni. Il periodo di contagiosità dura finché gli acari e le loro uova non sono uccisi dalla terapia”.

Come si cura?

“Il trattamento della scabbia è facile ed efficace; si basa di norma sull’applicazione di creme che uccidono l’acaro responsabile. Il prodotto viene applicato su tutto il corpo, di norma alla sera, e rimosso dopo 8-14 ore. In genere la terapia viene ripetuta a distanza di una settimana. Gli indumenti e la biancheria utilizzati prima del trattamento e durante il trattamento debbono essere lavate in lavatrice a temperature superiori a 60° e quando non possibile vanno riposti, non lavati, in sacchi chiusi di plastica per almeno 7 giorni. Non sono necessari interventi di disinfestazione degli ambienti ma è sufficiente un’accurata pulizia”.

Quali precauzioni occorre adottare nella propria vita quotidiana per evitare di incorrere in tale problema? 

“La prima forma di prevenzione è l’identificazione precoce del caso. Qualora si verifichi un caso di scabbia il soggetto infestato viene infatti trattato e a chi ha avuto contatti cutanei stretti e prolungati con il caso viene generalmente raccomandato un trattamento a scopo preventivo, così da bloccare o evitare sul nascere eventuali contagi”. 

E’ possibile contrarre la scabbia da cani o gatti?

“No. Cani e gatti possono avere delle forme di acariasi che però non si trasmettono all’uomo”.

Jessica Bianchi


Ultime notizie

Scarica l'App
Il giornale
in edicola
Sfoglia il giornale
Rubriche del Tempo
Altre notizie