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Cosa resterà del Ramazzini?
Carpi | 07 Giugno 2017

Il processo di fusione tra Policlinico e Ospedale civile di Baggiovara dovrebbe dare il La a una vera e propria rivoluzione in termini di riorganizzazione dei servizi erogati dagli ospedali di tutto territorio provinciale, Ramazzini compreso. Tale processo ha trovato una definizione nel Piano di riorganizzazione della rete sanitaria integrata territoriale provinciale approvato lo scorso 6 giugno dalla Conferenza territoriale sociale e sanitaria composta da sindaci (ricordiamo che il nostro sindaco, Alberto Bellelli è il copresidente della Conferenza insieme al primo cittadino di Modena), dai rappresentanti delle componenti della sanità modenese, sindacati e Università. In quell’occasione Massimo Annicchiarico, direttore generale dell'Azienda Usl di Modena ha sottolineato come “la chiave strategica della riorganizzazione sia l'integrazione tra tutti gli ospedali con equipe di professionisti in grado di operare su più sedi, articolate in piattaforme specialistiche comuni, valorizzando le vocazioni delle singole strutture per migliorare qualità e sicurezza delle prestazioni, ridurre i tempi di attesa e garantire prossimità nella risposta ai principali bisogni”. Ergo, le risorse umane devono essere ottimizzate al massimo in un’ottica di economia di scala non più rinviabile. Performance e contenimento dei costi: questi i cardini dell’operazione. Ma come si tradurrà tale riorganizzazione sul nostro Grande Vecchio? Quale sorte sarà riservata per un ospedale, il Ramazzini, sempre più a corto di personale (infermieri e Oss)? Sull’area nord il Piano punta sostanzialmente alla creazione di due piattaforme a vocazione diversa: a Carpi quella oncologica, a Mirandola quella della chirurgia non oncologica. All'ospedale Ramazzini saranno centralizzati gli interventi e i trattamenti ad alta complessità con particolare riferimento alle neoplasie e saranno consolidate le collaborazioni con il Policlinico di Modena.
Mirandola avrà invece una vocazione "week surgery" multispecialistica per interventi a medio-bassa complessità con degenza inferiore a cinque giorni.
Sempre all'ospedale di Mirandola è prevista anche la novità del Centro per disturbi del sonno, sindrome delle apnee notturne, in collaborazione con la Neurologia dell’ospedale di Carpi. Per quanto riguarda la rete ortopedica, a Carpi sarà centralizzata la traumatologia del femore e la chirurgia per pazienti a elevato rischio clinico, mentre a Mirandola saranno sviluppati la chirurgia protesica di anca, ginocchio e piede e il polo riabilitativo di area nord. E mentre il trattamento di ictus e infarti, si legge tra le righe, sarà pressoché in toto in carico a Baggiovara, come peraltro già accade, i carpigiani hanno comunque di che gioire: in città sorgerà una Casa della Salute! Pezzo fondamentale della cura e dell’assistenza territoriale, di certo la struttura non potrà in alcun modo colmare le lacune di un ospedale sempre meno “competente”. Da piccolo policlinico, il Ramazzini si specializzerà sempre più nel trattamento oncologico a scapito di numerose altre discipline, lasciando  un intero territorio sempre più “sguarnito”. Nessuna novità insomma, la Conferenza territoriale sociale e sanitaria si è limitata a ufficializzare i rumors che da tempo si rincorrevano tra i corridoi di un ospedale vecchio e depauperato. Ma la vera chicca della conferenza è stata un’altra: per l’occasione l’Azienda ha  ribadito come a Carpi, sul fronte della salute mentale, sia partita la sperimentazione del modello per intensità di cura in area psichiatrica che comprende Servizio psichiatrico diagnosi e cura (Spdc) e Residenza trattamento intensivo (Rti): consentirà il percorso post acuzie e la riabilitazione di pazienti di tutta l'area nord nella nuova palazzina completamente ristrutturata. Una volontà di condivisione che non può far altro che strapparci un amaro sorriso. Mercoledì 14 giugno, all’Auditorium Loria, l’Ausl organizza un work shop su Riabilitazione, partecipazione e innovazione in Spdc. Tra gli ospiti non compare nessun amministratore cittadino: pura dimenticanza o evidente dimostrazione che dell’opinione della periferia dell’impero alla dirigenza dell’azienda sanitaria non importa poi molto?
Jessica Bianchi


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