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I contratti di convivenza
Norma e Sigillo: filo diretto con il Notaio | 06 Giugno 2017

A partire dal 5 giugno 2016, data in cui è entrata in vigore la Legge n.76/2016, due persone che, pur non essendo sposate, desiderano comunque condividere la propria vita insieme, possono instaurare diverse tipologie di convivenze. I due possono instaurare una convivenza di fatto ovvero  una convivenza registrata presso l’Ufficio dell’Anagrafe del Comune di residenza. In tal caso, la Legge n.76/2016, ha riconosciuto ai conviventi la facoltà di regolamentare alcune prerogative di natura esclusivamente patrimoniale all’interno di contratti di convivenza. Al contrario, è esclusa la possibilità di disciplinare nei contratti di convivenza l’insieme dei diritti doveri di natura personale che scaturiscono dal rapporto affettivo.
Questi contratti devono avere necessariamente forma scritta e possono essere ricevuti o autenticati da un Notaio, il quale ha il compito di verificare e attestare la conformità del loro contenuto alla legge.
La Legge n.76/2016 indica preliminarmente alcuni requisiti che i soggetti della coppia devono possedere, al fine di addivenire alla registrazione della loro convivenza. In particolare, deve trattarsi di persone
- maggiorenni;
- di sesso diverso o anche dello stesso sesso;
- unite da legami affettivi e di reciproca assistenza morale e materiale;
- libere da precedenti vincoli matrimoniali, da altre convivenze registrate o da unioni civili (se dello stesso sesso);
- che abbiano instaurato fra loro una stabile convivenza.
Una volta che la convivenza sia stata registrata, è allora possibile procedere con la stipula del contratto di convivenza, rispetto al quale la Legge in esame disciplina gli aspetti più rilevanti.
Nello specifico, è possibile inserire nel corpo del contratto:
1) il domicilio di ciascuna parte: si tratta di un’indicazione utile, se non addirittura indispensabile, nel caso in cui debba essere notificato un atto di recesso unilaterale dal contratto di convivenza in essere;
2) la residenza comune: essa è, in realtà, un presupposto della convivenza in generale, posto che la coabitazione dovrebbe preesistere alla iscrizione della convivenza come nuova famiglia anagrafica;
3) disciplina della contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo: l’impegno reciproco di contribuire alle necessità del ménage, ricalcato sull’art.143 codice civile in ambito matrimoniale, può essere realizzato secondo diverse modalità. E’ ipotizzabile, in primo luogo, una corresponsione, periodica o una tantum, di somme di denaro, prevedendone ad esempio l’accredito su un conto corrente cointestato; in alternativa, è possibile immaginare una messa a disposizione di beni di proprietà di uno dei conviventi, idonei a ospitare lo svolgimento della vita familiare, costituendo un vero e proprio diritto reale di abitazione sull’immobile adibito a residenza principale a favore del convivente non proprietario; oppure, ancora, è possibile convenire la messa a disposizione di un proprio contributo lavorativo, anche domestico.
Occorre precisare che i criteri di proporzionalità nell’impegno reciproco alla contribuzione al ménage, fissati dalla Legge n.76 del 2016, si ritengono derogabili per espresso accordo delle parti; 4) scelta del regime della comunione legale dei beni: in ambito di convivenze registrate e regolamentate da contratto di convivenza opera il principio inverso rispetto al matrimonio, poiché, in assenza di un’espressa scelta da parte dei conviventi, si instaura automaticamente il regime della separazione dei beni; i conviventi possono optare per il regime della comunione legale dei beni, secondo un modello in sostanza assimilabile a quello conseguente al matrimonio;
5) disciplina della misura e della modalità di prestazioni di alimenti per il caso in cui, cessata la convivenza, il giudice riconosca tale diritto al convivente che versi in stato di bisogno e che non sia in grado di mantenersi.
Indipendentemente dalla sussistenza di un contratto di convivenza, la Legge n.76/2016 ha riconosciuto ai soggetti della coppia importanti diritti, prima oggetto di dibattito: si tratta dei diritti al fine delle visite in carcere, dell’assistenza/ visita in ospedale e accesso alle cartelle cliniche, del subentro nel contratto di locazione, della assegnazione di alloggi di edilizia popolare, della collaborazione in impresa familiare, di nomina a tutore o curatore, della predisposizione di una dichiarazione (redatta per iscritto o formulata oralmente alla presenza di un testimone), nella quale si può nominare proprio rappresentante il convivente, affinché prenda le decisioni in materia di salute, in caso di sopravvenuta incapacità di intendere e di volere, e di espianto di organi.

 


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