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Aimag: "Sì alle alleanze, no alla fusione"
Carpi | 05 Giugno 2017

“Abbiamo consegnato al Comune di Carpi 2.866 firme autentiche a sostegno della richiesta di indire un referendum per scongiurare la vendita o l’incorporazione di Aimag in Hera o in un’altra grande multiutility (ndr - Il quesito del referendum, lo ricordiamo, è: “Volete voi che il Comune di Carpi non venda azioni di Aimag e che esprima il voto contrario, nell’assemblea dei soci, ad operazioni di incorporazione o fusione societaria?”)”, spiega il portavoce del Comitato Acqua Pubblica, Roberto Galantini. Un referendum che, prosegue, “a causa dei tempi tecnici, dai 30 ai 60 giorni, non potrà essere indetto prima di settembre, elezioni politiche permettendo”. Mesi, quelli che ci separano dall’appuntamento referendario, utilizzati per “sviluppare una discussione seria e condivisa con la cittadinanza. La questione Aimag deve uscire dai consigli comunali, dove è stata confinata, la gente deve sapere cosa sta succedendo”, sottolinea Galantini. Un eventuale cambio dell’assetto societario, infatti, inciderebbe sulla comunità, “sinora tenuta all’oscuro. Ora occorre sfruttare il tempo disponibile per informare i cittadini della necessità di partecipare a questa decisione, se vogliamo evitare che i servizi a rete essenziali sfuggano dal controllo dei comuni, come è puntualmente avvenuto dove sono state messe in atto le grandi fusioni di aziende ex-municipalizzate. Qualche esempio? Forlì ha deciso di riprendersi la raccolta dei rifiuti dopo averla ceduta a Hera, mentre alcuni comuni reggiani stanno cercando di ripubblicizzare il servizio idrico affidato a Iren. Sfatiamo il mito che grande è bello, che grande è meglio! Nei giorni scorsi - conclude Galantini - abbiamo incontrato il sindaco Alberto Bellelli, al quale abbiamo ribadito la nostra richiesta di un confronto pubblico per discutere insieme della forma migliore che dovrebbe assumere la nostra municipalizzata”. Malgrado “l’ostruzionismo del sindaco, che non ha permesso ai consiglieri di certificare le firme, adeguando il Regolamento del Comune alla normativa nazionale, come abbondantemente richiesto prima e durante la raccolta”, sottolinea il consigliere 5 stelle, Eros Gaddi, le firme hanno abbondantemente superato il quorum richiesto, grazie alla disponibilità “dei dipendenti comunali che, al di fuori del proprio orario di lavoro, con grande disponibilità e spirito di servizio, si sono offerti di svolgere la funzione di certificatori ai nostri banchetti, prendendosi giorni di ferie e ore di permessi”, ha aggiunto Roberto Galantini. “Il braccio di ferro antidemocratico con l’amministrazione è finalmente finito. Il niet del primo cittadino - che ci ha impedito di esercitare appieno il nostro ruolo di consiglieri - si è rivelato del tutto inefficace”, ha ribadito il consigliere di Carpi Futura, Giorgio Verrini.
Ora che l’obiettivo firme è stato raggiunto, un’altra sfida si profila all’orizzonte: rendere Aimag sempre più forte e competitiva “senza mutarne l’assetto societario”, prosegue Galantini. Come? “Noi - sottolinea il portavoce del Comitato - siamo aperti all’ipotesi che Aimag stringa tutte le collaborazioni che vuole. Accordi, alleanze… fatti per partecipare alle gare che si terranno in futuro, senza vendere quote. Continuare ad asserire che fondersi sia necessario per vincere le gare non corrisponde al vero: esiste, ad esempio, la formula dell’associazione temporanea di impresa per partecipare a gare per l’affidamento di servizi, senza che i singoli proprietari debbano compravendere delle azioni. Vogliamo che la nostra multiutility si sviluppi ma il suo controllo deve saldamente restare in mani pubbliche”. Per il Comitato Acqua Pubblica, affermare che Hera o Iren “siano pubbliche significa non conoscere i fatti”.
All’interno dei due colossi, infatti, i Comuni soci non “contano più nulla”. In Aimag le cose vanno diversamente: “il rapporto della municipalizzata coi cittadini è stretto e i comuni vigilano sulla sua attività e danno indirizzi precisi (vedi ad esempio la volontà di sostituire le tubature in cemento amianto). Quando le multiutility sono quotate in borsa - conclude Galantini - il controllo passa agli azionisti poiché l’unica cosa che conta è il profitto, non certo la qualità del servizio reso”.
Jessica Bianchi  

 

 


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