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Per quanto ancora saremo fuori casa?
Carpi | 01 Giugno 2017

Non ha più rimesso piede nella sua casa dalla scossa del 29 maggio 2012 ma non riesce a pensarsi altrove che lì, in stradello Rossi 8/A a Cortile dove si era trasferita venticinque anni fa dopo il matrimonio. Quell’angolo di campagna che Patrizia Fiori ama, a cinque anni di distanza, è in stato di abbandono e i danni del terremoto si sono ulteriormente aggravati con il passare del tempo. C’è addirittura chi si permette di abbandonare rifiuti di vario genere all’interno dell’area privata che non è protetta dal cancello. Ogni volta è una stretta al cuore ma Patrizia e suo marito non se ne vanno. “Dopo la scossa abbiamo vissuto nella casetta di legno in cortile fino all’ottobre del 2012 quando ci siamo decisi a comprare un modulo abitativo temporaneo che abbiamo arredato e abbellito trasformandolo nella nostra casa. Mai avremmo pensato che ci saremmo rimasti per tre anni. Alla fine ti abitui e pensi di essere in vacanza in un bungalow di un villaggio. Avevamo la cucina, il bagno e due camere. Poi io e mio marito ci siamo arresi: il degrado che ci stava intorno ci ha fatto cambiare idea e siamo andati in affitto nel maggio del 2015. Volevamo rimanere vicino alla casa però perché si fa fatica a togliere le radici e allora abbiamo trovato un piccolo appartamento a Cortile con uno spazio verde per i nostri due cani e il gatto”.
Per loro è molto dura perché la fine è lontana, “ma almeno speriamo di non dover superare tanti ostacoli come è stato finora”. La cosa che fa più male è vedere altri rientrare in casa dopo aver terminato i lavori di ricostruzione, consapevoli che ci vorranno anni, almeno altri due, prima che tocchi a loro.
L’unità abitativa di Patrizia è una porzione di casa colonica all’interno di una corte che comprende altri tre edifici: praticamente si tratta di una vecchia casa di campagna divisa in due verticalmente e che è stata ristrutturata da Patrizia e dal marito quando ci vennero ad abitare. “La nostra parte non aveva riportato grandi danni dopo il terremoto ma dall’altra, dove un tempo c’era il fienile, hanno ceduto le travi e ci sono stati crolli importanti tanto che la scheda Aedes ha certificato una E grave. E’ stata dichiarata l’inagibilità di tutto l’edificio”.
Il cammino della ricostruzione però inizia con il piede sbagliato. “D’accordo con il proprietario dell’altra metà di casa ma completamente digiuni di queste cose ci siamo affidati a un tecnico che si è dovuto avvalere a sua volta di un ingegnere che però si è dimostrato completamente inaffidabile. Ripeteva che non dovevamo avere fretta ma a distanza di tre anni dall’incarico non aveva fatto niente. Nel 2015 il geometra si è avvalso della consulenza di un altro professionista e nel maggio del 2016 è stato consegnato il Mude che dovrà essere sottoposto alla Regione per avere il contributo post sisma. Dopodiché potranno iniziare i lavori ma ancora siamo ben lontani da quel traguardo”. Coincidenze sfortunate hanno determinato un ritardo che va a sommarsi ai tempi già lenti della burocrazia. “Ci siamo trovati ad affrontare questioni a noi sconosciute e il più delle volte eravamo disorientati ma siamo determinati ad arrivare in fondo” afferma Patrizia che, superata la sua naturale ritrosia, è già salita negli uffici comunali per seguire passo dopo passo le sue pratiche.
Sara Gelli

 


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