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A ognuna il proprio inizio
E tutti vissero gentili e contenti | 24 Maggio 2017

La persona all’altro capo del telefono si sta domandando se quello che vuole raccontarmi si possa considerare un gesto di gentilezza. La invito per due chiacchiere e un caffè, in cuor mio già certa che lo sarà. Mi accomodo curiosa tra le note calde e il buon aroma della bevanda scura e ascolto ciò che Sandra ha da dirmi. E’ una donna dotata di una grande determinazione che sfocia in un senso pratico davvero invidiabile. Sta cercando di liberarsi di vecchie cose e, seguendo il trend di oggi che riscopre le buone abitudini del riuso, utilizza Internet per venderle a pochi euro. Nella sua soffitta, un tappeto fucsia graffiato da mille fili colorati, giace arrotolato in un angolo, protetto da un nylon ormai ricoperto di polvere. Le ricorda un bel viaggio in Marocco, la difficoltà del portarlo a casa, la gioia nel vederlo poi disteso sul pavimento di quella che per Sandra è ormai un’altra vita. Dopo essersi fatta le domande di rito che sdoganano dal liberarsi di ciò che non “serve” più, decide di metterlo in vendita, augurandosi probabilmente che a qualcuno, come a lei, regali momenti di luce. A rispondere al suo annuncio, pochi giorni dopo la pubblicazione, è Anna, che a scatola chiusa e senza ulteriori contrattazioni in realtà tipiche di quegli scambi improvvisati, decide di acquistarlo. Con una sola precisazione, che si affretta a fare a Sandra, prima che sia troppo tardi: non sa come andarselo a prendere. Distano una trentina di chilometri ma Sandra, contrariamente al suo solito e in qualche modo solleticata da un istinto primordiale che le vede simili, assicura alla donna che non sarà un problema portarglielo. E così, con pochi messaggi e una foto a bassa risoluzione, l’accordo è siglato. Nel giorno della consegna, Sandra tutto immagina fuorché vedersi arrivare incontro una donna dall’equilibrio precario che spinge lentamente una carrozzina vuota. Anna si presenta, sorride. E’ straniera, pensa Sandra che cerca di dare un senso a quel quadro insolito. Solo Anna, in realtà può farlo e poco dopo, leggendo negli occhi dell’altra l’urgenza di una spiegazione, inizia a illustrare quel tratto di vita. Ha 51 anni, l’età di Sandra, è un’attrice di teatro o meglio, lo era, si affretta a correggere. Lo era prima dell’ictus che l’ha colpita due anni fa, costringendola a ricominciare tutto daccapo. Quello che la obbligò a lasciare il palcoscenico ma ancor più a dover ricominciare a muoversi, a camminare. A parlare e a tenere in mente le cose. Quello che ha azzerato mezzo secolo di memoria delle cose più semplici. “Sembro straniera” dice Anna sorridendo mentre ľaltra, fatica a trattenere un guizzo di inaspettata commozione. Seguendo l’onda del muto ascolto di Sandra, che accoglie con grande ammirazione l’incipit del racconto, Anna prosegue virando alle future, ottimistiche intenzioni. A differenza della memoria, l’ictus non ha intaccato la sua positività evidentemente troppo radicata. “Quando ho visto il tuo tappeto ho capito che sarebbe stato perfetto per casa mia. Per il mio nuovo inizio. Ho ancora tanta strada da fare e per farla ho bisogno di colori, di luce, di cose nuove. Non so come spiegarlo ma il tuo tappeto mi ha dato speranza”. Rincorrendo i pensieri in soffitta di qualche giorno prima, Sandra conclude che non avrebbe davvero potuto chiedere di meglio e si sente felice nell’immaginare che le allegre trame, antico teatro dei giochi dei suoi figli, saranno ora ľintimo palcoscenico delle personali vittorie di Anna. Sistema il tappeto sulla carrozzina della donna e dopo essersi assicurata che non abbia bisogno di aiuto per portarlo a casa, la saluta con un caloroso abbraccio.  Per un attimo Sandra ha l’istinto di rincorrerla, tornare sui passi di quelľultimo affare per restituirle i soldi appena ricevuti ma, nel vederla andare via di spalle, lenta e incerta ma al tempo stesso incredibilmente orgogliosa e forte delle sue piccole conquiste quotidiane, come comprarsi un arredo per la casa, la fa desistere. Capisce che ciò di cui Anna ha bisogno in quel momento non è un gesto di pietà ma un gesto di sincera empatia.  Il caffè nel frattempo si è freddato ma lascerà per tutto il pomeriggio la traccia del suo passaggio nella stanza. Un po’ come l’alternarsi delle vite che continueranno a scrivere con fili di cotone colorato, le loro rivalse sullo sfondo di un tappeto che da tempo ha iniziato il suo prezioso viaggio.

 


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