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Bioplastiche: la sfida del futuro
Carpi | 19 Maggio 2017

Plastiche… rifiuti insostenibili o risorse irrinunciabili? E’ stato questo il leit motiv della giornata organizzata lo scorso 13 maggio, presso la Sala Congressi dal Rotary di Carpi, grazie alla collaborazione di Comune e Aimag, e rivolta agli studenti dell’Istituto Leonardo da Vinci e del Liceo Fanti. Un’occasione importante per i ragazzi per riflettere su un tema, quello dei rifiuti e il loro impatto sull’ambiente, sempre più pressante, come ha ribadito il presidente del Rotary, dottor Mario Santangelo: “la salvaguardia dell’ambiente incide profondamente anche sulla salute di tutti noi, ecco perché il nostro sodalizio si sforza da oltre dieci anni di promuovere tale sensibilità nelle scuole cittadine. Prendersi cura della realtà che ci circonda è un dovere morale per offrire un futuro dignitoso e sostenibile a chi verrà dopo di noi”. Da tempo, il nostro, si sta dimostrando un “distretto virtuoso sul fronte della gestione e del riciclo dei rifiuti e, grazie al sistema di raccolta porta a porta siamo uno dei comuni con la più alta percentuale di raccolta differenziata (84%) della Regione e non solo. Oggi - ha ricordato l’assessore all’Ambiente, Simone Tosi - produciamo poco meno di 70 chilogrammi pro capite di rifiuto indifferenziato all’anno.  Il nostro territorio considera il rifiuto una risorsa preziosa sulla quale investire. Un’opportunità. Una materia prima da far tornare nel ciclo produttivo”. Quello delle plastiche è senza dubbio un universo composito e sconfinato, poiché, come ha sottolineato Paolo Ganassi, dirigente dei Servizi Ambientali di Aimag, “esistono infiniti polimeri di plastica. Un materiale duttile e flessibile che, dagli Anni Sessanta, la fa da padrone, il cui rovescio della medaglia è però la sostanziale indistruttibilità. La plastica non scompare, per decomporsi impiega migliaia di anni”. Ogni giorno vengono prodotti e immessi sul mercato manufatti di plastica, in particolare imballaggi e articoli usa e getta, ed è dunque necessario fare tutto il possibile affinché “tale plastica non venga ceduta all’ambiente, non seppellendola in una discarica o bruciandola in un inceneritore, bensì avviandola a recupero”, ha proseguito Ganassi. La plastica rappresenta una materia prima preziosa e una importante fonte di guadagno, basti pensare che “quest’anno, in tutto il nostro bacino di utenza - ha dichiarato Ganassi -  ne abbiamo raccolte ben 7mila tonnellate”. L’invito esteso ai ragazzi dal dirigente è quindi stato tanto chiaro quanto perentorio: “non buttate la vostra bottiglietta dell’acqua a terra o in un fosso, perché quel gesto rappresenta uno spreco che si ritorce contro ciascuno di noi, in termini di inquinamento e mancati introiti”. La mattina è poi proseguita con l’esposizione delle relazioni svolte dai ragazzi di quattro classi tese ad approfondire il tema, assai controverso, dell’impiego delle plastiche. A rompere il ghiaccio è stata la 5A dell’indirizzo Chimica e Biotecnologie del Leonardo da Vinci. Gli studenti, coadiuvati dal professor Paolo Bussei, hanno sviluppato il tema Bioplastiche: opportunità per il futuro? “I biopolimeri sono veramente un’alternativa eco-friendly rispetto a quelli petrolchimici? A prima vista, tutto quanto aiuti l’uomo a risolvere il problema della plastica sembra sia un fatto positivo. Sfortunatamente però, non è sempre così semplice.
Azioni che sembrano aiutare il pianeta possono nascondere effetti collaterali peggiori del problema che cercano di risolvere.  E’ importante, quindi, avere una visione più globale per evitare di fare più danno che utile”, hanno messo in evidenza i ragazzi.  “Pur rappresentando la nuova frontiera dei materiali innovativi, le bioplastiche, realizzate - in toto o in parte - con biomasse, hanno ancora notevoli costi di produzione. Inoltre - hanno concluso gli studenti del Vinci - bio non significa non inquinante.
Le bioplastiche necessitano comunque di essere smaltite in modo corretto e ciascuno di noi deve adottare comportamenti responsabili in tal senso”. La classe 3G del Liceo, coordinata dalla professoressa Anna Giannini, ha invece presentato la relazione intitolata Storia di un tappo di plastica.
“La vita di un banalissimo oggetto di uso comune può continuare grazie alla raccolta differenziata. Riuso, riciclo e produzione devono diventare i nostri imperativi. Ricordiamo che una shopper per decomporsi impiega 800 anni: quella della biodegradabilità è la vera sfida per salvare l’ambiente”. I ragazzi hanno poi ricordato le nefaste conseguenze che la plastica ha su mari e oceani: “un vero e proprio abbraccio mortale. Plastica che entra così anche nella nostra catena alimentare”. La 3F del Fanti, sotto la supervisione del professor Roberto Ordile, ha invece affrontato il tema: Le nuove frontiere di sviluppo dei materiali plastici.
“La plastica - hanno sottolineato i ragazzi - può dare un contributo sostanziale alla sostenibilità delle grandi sfide globali legate all’aumento della popolazione, ai cambiamenti climatico-ambientali e alla crescente scarsità delle risorse naturali. Per farlo occorre continuare a investire nella ricerca di materiali innovativi: dalle plastiche commestibili a quelle solubili in acqua, all’E-Textile”.
Infine, alla 3E, sempre coordinata da Ordile, il compito di chiudere i lavori, presentando la ricerca Rischi e benefici dei materiali plastici sulla salute dell’Uomo. Gli studenti dopo aver elencato il dannoso impatto sugli esseri viventi di “bisfenolo A, polibromobifenili e xenoestrogeni”, hanno sottolineato come “materiali biomedicali e bioplastiche - dalle protesi cardiache a quelle acustiche, dalle pillole alle protesi mammarie - rappresentino innovazioni irrinunciabili per favorire una vita più lunga e sana all’uomo”.
Il problema vero della plastica, hanno poi concluso gli studenti del liceo, “è il suo lento tempo di decomposizione ma, forse, esiste una soluzione. Pare infatti che la camola del miele, una larva, sia in grado di decomporre il polietilene in glicale etilico.
La cosa fondamentale è che la ricerca continui e la tecnologia non si arresti”, affinché nel nostro futuro a dominare non siano le plastiche, bensì le bioplastiche, ovvero il male minore.
Jessica Bianchi


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