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La Regione torni sui propri passi
Carpi | 16 Maggio 2017

“Anziché difendere e tutelare il nostro territorio, la Regione continua a permettere che le trivelle ne coprano ormai la stragrande maggioranza. A oggi ci sono centina e centinaia di km quadrati dove è possibile la coltivazione di giacimenti idrocarburi e aggiungere a questa desolante situazione anche quella della Fantozza ci sembra un’assurdità. La Regione si impegni nella tutela delle coltivazioni agroalimentari che sono l’eccellenza dei nostri territori e non della coltivazione di idrocarburi”. E’ stato questo l’invito fatto in Aula alla Giunta regionale, durante il question time, lo scorso 9 maggio, da Gianluca Sassi (consigliere regionale del Movimento 5 Stelle in foto) firmatario di un’interrogazione relativa alla concessione del permesso per la ricerca di idrocarburi tra le province di Reggio Emilia e Modena.
Al consigliere, che ha criticato una “mancanza di trasparenza” da parte della Regione, l’assessore alle attività produttive Palma Costi ha replicato che “le procedure in materia estrattiva sono condotte nel massimo della partecipazione prevista dalle norme e con particolare attenzione al rapporto con gli enti locali e le popolazioni interessate”. “Come si fa a parlare di trasparenza? Quelle della Costi - spiega Sassi - sono tutte risposte postume, basti pensare che molti amministratori sono letteralmente caduti dal pero poiché non efficacemente coinvolti nella fase di istruttoria né in quella di concessione. Solo dopo aver scoperto dalla stampa quanto stava accadendo hanno alzato la voce e richiesto un incontro in Regione. Un coinvolgimento a posteriori che non ha consentito agli amministratori di informare dovutamente la cittadinanza”. Ed è proprio a causa di tale scollatura che sono nati in “modo spontaneo, tra i cittadini”, numerosi Comitati No Fantozza. “Sodalizi che si sono mossi in autonomia rispetto alle amministrazioni, nei vari comuni interessati dalla concessione, per indurre la Regione a tornare sui propri passi”. Oggi però, a fronte dello sblocco della concessione da parte della Regione, i comuni hanno le mani legate, pur avendo espresso la propria contrarietà (molti dei quali attraverso un atto di indirizzo del Consiglio Comunale): “una presa di posizione dovuta”, prosegue Sassi. Gli unici ad avere “voce in capitolo - conclude il consigliere regionale - sono i proprietari dei terreni ma gli enti preposti al governo del territorio non possono certo demandare la valutazione se procedere o meno con i sondaggi di ricerca ai privati interessati dalla concessione: questo, infatti, non sarebbe governare, bensì lavarsene le mani”.
Jessica Bianchi


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