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Bullismo, quali sono le responsabilità degli adulti?
Carpi | 09 Maggio 2017

Per organizzare la festa di compleanno, Filippo ha creato un gruppo su Whatsapp invece di usare quello della classe per escludere Martina che, oltre a essere antipatica, si comporta “come se fosse una bambina, ma abbiamo già quattordici anni”. In un’altra classe, in questo caso una seconda media, gli studenti, stanchi di subire, si sono rivolti all’insegnante perché non ne potevano più di Hussain che, con i suoi modi fastidiosi, spintonava di continuo e provava a toccare le ragazze non appena mancava la professoressa di sostegno o durante l’intervallo. Giovanni invece per mesi non ha detto nulla subendo in silenzio le offese, gli insulti, la pubblicazione di foto imbarazzanti da parte dei compagni senza poter contare su nessuno in classe, fino a che non ha fatto ascoltare uno dei messaggi ai genitori.
Il mese scorso una sedicenne della Bassa modenese è stata letteralmente acciuffata per i capelli dai Carabinieri di Carpi  mentre, dal parapetto della sua abitazione, minacciava di gettarsi nel vuoto. A spingerla al suicidio le ripetute derisioni da parte della sua classe. Il motivo? Era la più brava a scuola. Quattro storie vere che rappresentano un iceberg rispetto ai tanti episodi che si verificano nelle scuole carpigiane, soprattutto alle medie: in alcuni casi si possono raccontare perché c’è chi ha parlato facendoli emergere, ma di tanti si resta all’oscuro perché ancora non  c’è stato chi ha trovato il coraggio di fare il primo passo per denunciare.
“In occasione degli incontri a scuola con gli studenti – precisa il comandante dei Carabinieri di Carpi, Alessandro Iacovelli – insisto sulla necessità che parlino con qualcuno. Non si tratta di sporgere formale denuncia, se non in casi di estrema gravità, ma di segnalare situazioni critiche a una persona di fiducia: un genitore, un insegnante, un carabiniere. Si tratta di ragazzini che attraversano una fase della loro vita in cui possono convincersi di essere come li vedono gli altri: se un giovanissimo viene deriso in modo continuo, alla fine arriva a cucirsi addosso un’identità che altri hanno costruito: se la sua viene demolita giorno dopo giorno, si convincerà di dover vestire i panni della vittima”. Dal mese di settembre scorso a oggi, al Comando di via Sigonio non si sono registrate denunce per casi di bullismo ma sono arrivate alcune segnalazioni e ci sono stati genitori che hanno chiesto un consiglio per capire come intervenire.
“Il fatto è che questi ragazzini devono vivere a casa, come a scuola e al parco, in contesti in cui si possano mettere alla prova ma non senza limiti e quelli li possono dare solo gli adulti”. Se un genitore non chiede al figlio come ha intenzione di organizzare la festa di compleanno in pizzeria non potrà mai sapere che il figlio ha creato un gruppo su Whatsapp escludendo, di proposito, una compagna di classe. Dopodiché, dalla reazione del genitore dipende il grado di presa di coscienza del figlio.
Se un genitore non chiede al figlio di poter controllare il contenuto del cellulare, non potrà che cadere dalle nuvole quando si scoprirà che il figlio ha ricevuto o mandato un messaggio lesivo.  
“Occorre tenere le antenne ben dritte e alta l’attenzione perché ci sono segnali inequivocabili che gli adulti non possono trascurare.  E, nel momento in cui un adulto è chiamato a intervenire, non può minimizzare né giustificare certi comportamenti, perché indurrà il figlio a fare altrettanto. Come succede quando chiedo conto di certi comportamenti e mi rispondono: ma no… il bullismo è un’altra cosa…”.
Sara Gelli

 


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