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Trivellazioni: gli agricoltori possono fare la differenza
Carpi | 02 Maggio 2017

Aleanna, società che ha richiesto il permesso di ricerca nell’area denominata Fantozza, tra le Province di Modena e Reggio Emilia, “non sta svolgendo alcuna attività di trivellazione o altro sul territorio dell’area del cratere”, queste le prime parole che l’assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi, ha rivolto nella sede della Regione, agli amministratori dei comuni dell’area, preoccupati per le pesanti ricadute che tali operazioni potrebbero comportare per il territorio. “Nell’area, di circa cento chilometri quadrati, (2,5 i chilometri che riguardano il carpigiano), non sono ancora iniziati nemmeno i sondaggi per la ricerca di idrocarburi, peraltro autorizzati dal Ministero delle Attività Produttive. Facendoci portavoce della preoccupazione della cittadinanza, - sottolinea l’assessore all’Ambiente del Comune di Carpi, Simone Tosi - abbiamo voluto incontrare la Regione per meglio comprendere iter e tempistiche”. Univoca la posizione degli amministratori che, insieme, hanno condiviso un Ordine del Giorno da presentare nei rispettivi Consigli Comunali (ndr – A Carpi sarà discusso il 4 maggio).  “In questo documento - spiega Tosi - esprimiamo perplessità circa l’avvio delle ricerche e una forte contrarierà qualora la fase di esplorazione dovesse poi approdare alla creazione di nuovi pozzi di estrazione di idrocarburi”. Una cosa però dev’essere chiara, i Consigli Comunali non hanno il potere di cambiare le carte in gioco: “anche qualora tutti i civici consessi esprimessero il proprio dissenso, non cambierebbe nulla”, ammette l’assessore.
“Il permesso richiesto - ha più volte ribadito Costi - non ha ancora completato l’iter autorizzativo. L’ardita correlazione tra le scosse e un permesso di ricerca non ancora operativo, richiama la necessità di tenere il confronto su questioni così importanti e delicate, sul piano scientifico e della conoscenza. A seguito delle scosse sismiche del 20 e 29 maggio, la Regione Emilia Romagna istituì la Commissione Ichese per la valutazione scientifica del rapporto tra sismicità e perforazioni. Le indagini tecnico-scientifiche svolte in seguito alle raccomandazioni del Rapporto Ichese hanno fugato ogni dubbio e dettato i provvedimenti successivi per la tutela della sicurezza territorio e dei cittadini”. Tutti gli amministratori, nell’affermare in modo chiaro e fermo la propria contrarietà a qualsiasi tipo di trivellazione sul territorio, su cui insistono aree protette, città d’arte e agricoltura di qualità, non hanno però alcuna intenzione di mollare: “forse non avremo grande spazio di manovra ma politicamente è nostro dovere mobilitarci in difesa del territorio e delle nostre comunità. Una cosa è certa  - aggiunge l’assessore Simone Tosi - non possiamo cambiare le normative statali ma possiamo sensibilizzare i coltivatori e i possessori dei terreni della Fantozza a dire no all’occupazione temporanea delle loro proprietà per impedire così l’attività di ricerca. Certo se la maggioranza di loro si mette di traverso, il gioco è fatto”. In campo, infatti, non c’è solo il timore di una eventuale correlazione tra trivellazioni e  attivazione di faglie sismogeniche, bensì la tutela del nostro patrimonio agricolo, paesaggistico e naturale: non possiamo correre il rischio di veder cementificare ulteriormente un territorio già fortemente antropizzato.  Nel caso in cui gli agricoltori decidessero di accettare gli “irrisori indennizzi” della società americana, la fase di ricerca, aggiunge Tosi, “dovrebbe prendere il via intorno alla fine dell’anno e concludersi in circa 40/50 giorni”. Dopodiché sono due gli step successivi: “la seconda fase, qualora venissero individuate delle aree interessanti, consiste nella realizzazione di un pozzo di ricerca (procedura che necessita di un’apposita Valutazione di impatto ambientale, rilasciata da un insieme di soggetti, a partire dai Ministeri all’Ambiente e alle Attività Produttive e Regione). Poi, una volta verificate le effettive potenzialità del gas, si attiverebbe la fase tre, ovvero la coltivazione attraverso la creazione  di pozzi (iter che richiede un ulteriore iter autorizzativo). Se la ricerca vedrà la luce, potenzialmente, a causa dei lunghi e complessi iter legati alle valutazioni sull’impatto ambientale, prima che si scavi un pozzo possono passare fino a dieci anni”, conclude l’assessore. Gli agricoltori di casa nostra però, uniti, possono fare la differenza, esprimendo a gran voce uno stentoreo no alla violazione dei loro terreni.
Jessica Bianchi

 


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