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La scomparsa dei passeri
Carpi | 02 Maggio 2017

Fino ad alcuni anni fa li vedevi zampettare qua e là a caccia di briciole. Oggi sono pressoché scomparsi, ma dove sono finiti i passeri? Non se ne scorgono i nidi e non se ne ode il cinguettio, nemmeno all’alba o sul far della sera. A echeggiare, in città come in campagna, sono invece i versi striduli di gazze ladre e cornacchie. “Carpi è da tempo un vero e proprio deserto per quanto riguarda i piccoli passeriformi”, sottolinea Daniela Rustichelli, delegato della sezione di Carpi della Lipu. Le cause sono numerose anche se il comune denominatore è sempre uno: l’uomo.  “Passeri, cinciallegre, cinciarelle… stanno continuando a diminuire perché in campagna non ci sono più siepi e, quelle che resistono negli ambienti urbani, vengono continuamente potate e manutenute. Questi uccellini - che amano nidificare tra gli intrichi di rami spesso protetti da spine - non trovando più anfratti e luoghi sicuri per fare il nido e difendere i piccoli, vengono maggiormente predati, in particolare dai corvidi”. Predatori che, soprattutto in questa stagione primaverile, “razziano i nidi, nutrendosi delle uova e dei piccoli neonati, contribuendo così alla progressiva scomparsa di numerose specie di amici alati”. La massiccia presenza di gazze, ghiandaie e cornacchie in città è imputabile “alla mano dell’uomo. Le nostre campagne sono ormai spoglie di alberi a causa di un’agricoltura sempre più intensiva e questo spinge gli uccelli a cercare rifugio in città dove, paradossalmente, è presente una maggiore quota di verde”, prosegue Daniela Rustichelli. Negli spazi antropizzati, non è insolito assistere a veri e propri combattimenti tra gazze e corvi, i quali, “alle volte, sono aggressivi anche con l’uomo, dal momento che la città rappresenta uno spazio innaturale, alienante, seppur ricco di cibo per questi uccelli onnivori ed estremamente adattabili”. Scampati dalle grinfie di questi “uccellacci” e a una “sorta di influenza che li ha colpiti in tutta Europa, decimandoli”, i passeri sopravvissuti nel nostro territorio, “abitano perlopiù a San Marino, Santa Croce e Fossoli, a ridosso delle campagne”, spiega la delegata della Lipu. Di certo la colonia di passeri di casa nostra fatica a rimpolparsi anche a causa “della scarsa disponibilità di insetti, dell’indiscriminato uso di pesticidi in agricoltura e della mancata disponibilità di semi nei prati, sfalciati troppo frequentemente per garantire ai passeriformi la loro primaria fonte di cibo”. In queste settimane si moltiplica in campagna la presenza di gabbie per catturare il maggior numero possibile di esemplari di corvidi: “la Lipu è fortemente contraria al ricorso a tali metodi per diradare queste specie animali. Anziché far soffrire e uccidere questi animali, è preferibile difendere gli equilibri naturali, favorendo le condizioni necessarie per far rifiorire la presenza dei passeriformi e non solo”, spiega Daniela Rustichelli. Qualche esempio? “Piantare siepi di prugnolo, biancospino, alloro o caprifoglio nei propri giardini e in campagna affinché i passeriformi possano trovare rifugio per nidificare e difendersi dagli attacchi degli intelligentissimi e abilissimi corvidi. E, ancora, limitare l’uso di sostanze chimiche: ricordiamo che, paradossalmente, molti animali vivono meglio nelle città perché meno velenose delle campagne e con una maggiore biodiversità”, conclude la delegata della Lipu di Carpi.
Jessica Bianchi

 


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